1 Ottobre: a day in the life

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Il primo giorno di ottobre per me è un giorno di svolta.

Tredici anni fa era semplicemente un giorno come un altro, in una vita come un’altra, la vita semplice di una ragazza con tanti interessi e troppo cervello per la sua età, alla ricerca di qualcosa che riuscisse a riportare un po’ di meraviglia e stupore.

Tredici anni fa, lo stupore e la meraviglia aggredirono quella vita impietosi, facendomi scoprire di aspettare un bambino.

Avevo 19 anni quando l’ho scoperto e nella mia mente il passaggio da semplice ragazza a madre è stato istantaneo, in quel momento non ho avuto un solo dubbio sul fatto che sarei stata la mamma di quel bambino.

Sono stati mesi tormentati quelli della mia gravidanza, mi sentivo così bene, così importante e sacra in quel momento, nello stesso tempo una sciocca incosciente che stava prendendo una decisione “per tutta la vita” per qualcuno che ancora doveva venire al mondo, sapevo che la mia scelta aveva due facce e ancora adesso credo di aver preso la mia decisione sull’onda di un richiamo ancestrale animalesco, istintivo, di un inspiegabile legame inscindibile che viaggia al di fuori della razionalità. Non ho ricevuto molti buoni consigli in quel periodo, adesso che sono molto cresciuta, consiglierei a me stessa non tanto di valutare se davvero fossi pronta per diventare madre, ma di pensare bene se fosse quella la persona con cui avrei voluto condivedere per tutta la mia esistenza, la cosa più importante e significativa che potesse succedermi.

Nella mia ingenuità di ragazza, si intelligente, ma inesperta, credevo che in ogni caso, sarei bastata io da sola a far felice un bambino, che avrei potuto superare tutto e tutti, niente si sarebbe potuto mettere tra me e l’amore per mio figlio, tra me e la sua serenita. Ebbene, mi sbagliavo veramente di grosso.

La prima cosa che mi ha insegnato il diventare madre è chiedere aiuto. Nessuna di noi nasce mamma, nel mio caso, essendo successo quando ero molto giovane, ero proprio allo sbaraglio, ma coscienziosa e attenta; ho sempre fatto tutto da sola, le notti, i cambi pannolino, lo shopping, le visite mediche, le pappe, proprio perchè mi sentivo di fare così. Insomma, la mia dimensione di neo-giovanissima-mamma era un perfetto dualismo assoluto: io e mio figlio, e per il primo anno della sua vita è sempre stato così. Mi sentivo completa.

Ho passato davvero tantissimo tempo a guardare i suoi piedini, a baciare dolcemente il suo volto e a farmi stringere il dito dal suo pugno, non esisteva altro oltre a lui, o meglio, il resto mi sembrava insignificante, perchè c’ero io e niente avrebbe potuto scalfire la bolla che ci stava intorno; tutte le notti che ho speso tra i suoi ingordi singhiozzi, con lui addormentato sul mio petto, ad ammirare la sua pace e la perfezione della sua vita in quell’istante, e fare finta che tutto si fermasse lì, che quell’istante potesse durare per sempre.

Oggi ho un grosso debito nei confronti di mio figlio, ce l’ho da quando lo sentivo muovermi dentro e non sono riuscita a decidere per lui, una vita migliore. Si perchè, quella grande banalità del “non sono le cose che tirendono felice”, è più che mai veritiera; lui ha tutto, ha lo smartphone, il tablet, l’i-pod, il calcio, la tv in camera, la bicicletta, i vestiti firmati, ma non ha quello che il suo enorme cuore avrebbe sperato di avere, la sola cosa che io non posso dargli è quella di cui più ha bisogno. Ed è anche mia la colpa di avergli dato un giochino rotto, per poi levarglielo.

Abbiamo avuto il coraggio di chiedere aiuto, perchè ne abbiamo bisogno, perchè l’empatia che esiste da sempre tra noi due, ci fa essere infelici insieme, a volte non ne sappiamo nemmeno il motivo, a volte lo conosciamo benissimo , ma non  vogliamo ammetterlo. Perchè non basto io a farlo felice, anzi, forse devo lasciarlo andare e fargli dare quella facciata che deve, lasciandomi la mano.

Io, credo di aver fatto per mio figlio ogni cosa fosse nelle mie facoltà, ogni cosa che potesse servire a fargli vivere la SUA vita sereno, ho sopportato  e valicato confini che farebbero paura a chiunque, e convivo con demoni che difficilmente mi lasceranno libera, ho camminato sopra ogni problema come se fosse polvere, ma adesso sta a lui, il mio piccolo uomo, andare avanti. Chissà se sensibile com’è, riuscirà finalmente a prendere coscienza del fatto che nasconde una forza sconfinata dentro di sè, che nasconde un gigante, un’ anima così sublime da diventare timorosa di ogni sentimento, che può dare tutto senza niente in cambio, se non un sorriso. Chissà che cosa combinerà d’ora in poi, cosa vorrà che il suo cammino gli metta davanti, io starò a guardare, avrò sempre la mano tesa, la stessa che lui stringeva col minuscolo pugnetto dalla prima volta che ci siamo annusati.

Nonostante gli abbia dato ogni minuscolo pezzo di me, sarò sempre in debito, perchè ho deciso di amarlo troppo da non vedere la realtà, il mondo non è quel perfetto dualismo, e io, ero e sono sempre quella semplice ragazza.

Il primo giorno di ottobre, 12 anni fa, è nato lui. Il momento in cui ho toccato la sua pelle per la prima volta, ha sconvolto tutto, irrimediabilmente, non lo dimenticherò mai. Non esisterà mai più qualcosa di lontanamente simile da vivere.IMG_20151001_0001_NEW

Comments

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7 thoughts on “1 Ottobre: a day in the life

  • 01/10/2015 at 15:20
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    sono diventato papà a 37 anni, ma le sensazioni sono le stesse di te diciannovenne

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  • 07/10/2015 at 16:52
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    Ti stupiranno. A me è capitato molte volte, una delle più significative l’ho raccontata in questo post, è in un blog multi-penna dove scrivo oltre che nel mio. E nei casi in cui ti stupiscono ti ritrovi a rivedere quelle immagini di quando erano minimi. Per quanto riguarda la tua maternità, io sono un fervido sostenitore dei genitori giovani. Ho anche scritto un post, sempre sui discutibili, dove mi sono attirato le contumelie di molti, sostenendo che l’età biologica è una variabile non da poco. E tra il fare figli troppo presto e farli troppo tardi, beh io non ho dubbi su quale sia la migliore cosa. Per essere genitori serve anche un pizzico di incoscienza a volte, che man mano che si va avanti si perde, lasciandola rimpiazzare dall’ansia. Un genitore giovane ha tante energie per fare nottate e non farsi “ricattare” causa mancanza di sonno, un genitore giovane è capace di dire “no” senza stare a torturarsi pensando a quali riflessi quel no avrà sulla psiche del bambino, e soprattutto è in grado di dire no e resistere, diventando un punto di riferimento per il figlio. Hai ragione anche nel dire che la domanda giusta riguardava tuo marito, ma anche lì. Non è superbia, pensare di essere in grado di bastare. Ti aspetta un periodo difficile, e ancora una volta ti trovi nella giusta condizione. Hai la gioventù e l’energia per reggere l’adolescenza, che è davvero una brutta bestia. Forza e coraggio, e vedrai che le cose andranno a posto… 🙂

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    • 07/10/2015 at 16:56
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      Grazie! Io amo essere una mamma giovane, e odio la pubertà!Ho davanti gli anni più complessi, ma come hai detto tu, tanta energia e il ricordo nitido di quando avevo io quell’età…per battere mio figlio sul tempo prima che faccia delle cagate pazzesche 😉

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      • 07/10/2015 at 16:58
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        Le cagate le farà. Ma deve imparare a sbagliare da solo. Tieni solo sotto controllo stretto chi frequenta. E se del caso “spialo”. Le cattive compagnie (e non è retorica) sono la cosa più pericolosa. Apri la tua casa, fai entrare chiunque, e guarda. Osserva. Comprendi. E probabilmente riuscirai a prevenire le cazzate vere. Mia figlia minore stava lì lì per prendere l’ecstasy… Non ce ne fregava niente delle canne, ma capisci che una pasticca è differente… 😉

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        • 07/10/2015 at 17:00
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          Capisco, ed è per questo che casa mia è diventata un ostello, come te preferisco avere tutti qui per osservarli e ascoltarli.

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