L’abito più importante: risvolti inaspettatamente romantici

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L’abito più importante è una gemma nell’armadio di una donna, quel vestito che magari ha indossato una volta sola, ma che significa tutto. Il romanticismo che si materializza in qualcosa che si possa toccare e conservare per sempre.

Oggi, scorrendo tra i post di Facebook, ne ho notato uno, semplice, che forse in una giornata meno impegnativa non avrei nemmeno guardato: una foto, bella, luminosa, con un abito da sposa e la didascalia “l’abito più importante”.

Come al solito, la mia reazione è stata proporzionale a quanto cinica e stronza sono diventata: ho riso fortissimo, non con fare di scherno, ma con una sorta di disillusione e forse anche un pizzico di invidia nei confronti di questa giovane e bella ragazza, che ancora non ha sperimentato il momento “pessimismo e fastidio” after 30 anni+figli adolescenti+ex marito molesto.

Ho pensato al mio abito più importante, quale potesse essere e di certo non è quell’ammasso pacchiano di pizzi che mi riporta al mio matrimonio, grazie al cielo, finito.

Il mio vestito da sposa ha comunque una storia interessante, ha avuto di certo una vita più intensa e ricca di emozioni della mia. Dopo essersi subito la baracconata delle promesse eterne con dei Dr. Marten’s bordeaux sotto – con tanto di punta di ferro – è stato macchiato di caffé, vino, poi attaccato da un gigantesco chewing gum azzurro; dopo essersi strappato e sporcato come se lo avessi tenuto addosso un mese, è stato rinchiuso in un armadio e rimosso dalla mia mente per molti anni. Insomma, anche se solo per qualche ora, è stato la fucking Amy Winehouse degli abiti da sposa, una rockstar, e sono certa ne andasse molto fiero.

Stavo quasi per smembrarlo e usarne il pizzo per farci dell’altro, quando un giorno, una giovane drag queen genovese mi propone di prenderlo in prestito per il suo numero nella finale del concorso Miss Drag Queen Liguria. Chiaramente non ho esitato un secondo a dare la mia benedizione e a far resuscitare tutta quella stoffa – detta ormai fucking Amy – per una serata così importante. Per altro, non avrei potuto immaginare sorte migliore per lui.

Non ve lo sto nemmeno a dire, ovviamente ha vinto il concorso e devo ancora riaverlo indietro dopo anni, ma non è che ne senta la mancanza.

Quindi, no, l’abito più importante per me non è di certo quello, lo sarà stato forse per Emily Queen, diventata Miss Drag Queen Liguria 2014.

Ho ricominciato a pensare e pensare, ma poi mi sono ricordata di non essere affezionata ai vestiti, di non collegarli ad avvenimenti, e sono giunta ad una conclusione: l’abito più importante, per me, è stato la camicia da notte da puerpera.

Che meraviglioso indumento! Di puro cotone (roba da ricchi!), colori che vorrebbero essere pastello, ma non ci riescono, lunga fino ai piedi per nascondere il pelo incolto e i bottoni ai lati del seno, per agevolare lo szizzamento (o allattamento al seno per i puristi).

Lei è stata la prima cosa che ho indossato nel mio passaggio da pivella a madre. Lei mi ha coperta mentre attraversavo il tempestoso ponte che mi ha portata dal fancazzismo all’eterna responsabilità, al sopracitato pessimismo e fastidio imperituro.

Sono passati 15 anni ed è ancora con me, un po’ scolorita, sempre morbida ed accogliente, sempre pudica e sfrontata allo stesso tempo (sulle tette si apre proprio come una tendina sipario, non più per allattare, ma per velocizzare le operazioni affettive dopo le 23, che abbiamo tutti sonno ed è meglio fare in fretta), ancora la indosso, perché non esiste nulla di più confortevole e materno dell’abbraccio della camicia da notte da puerpera, ma soprattutto perché non ho voglia di depilarmi.

Lei, che unisce il più bel ricordo e attimo della mia vita, quello in cui ho stretto la manina di mio figlio per la prima volta, alla pragmaticità di un’esistenza veloce e stressante; lei che per un attimo, quando la indosso, mi riporta a quegli istanti in cui non vedevo l’ora di accarezzare il visino liscio del mio bambino, non di schiaffeggiarlo come adesso.

Forse anche io, molto dentro, conservo gelosamente e silenziosamente ancora un briciolo di “romance”, rimasto incollato all’abito più importante, quello di cui non potrei mai privarmi, la mia madeleine proustiana. Forse.

 

 

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