Adolescenza ed Esaurimento Genitoriale. Aiuto!

Spread the love
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

L’adolescenza è la cosa più brutta in cui mi sia imbattuta nella mia vita.

Non solo la mia di adolescenza, che per fortuna è stata veloce e neanche troppo mal vissuta, ma soprattutto quella dei miei figli.

I miei ragazzi hanno raggiunto quota 13 e 12 anni, maschio e femmina, si odiano. Non fanno altro che insultarsi e tirarsi cose, si fanno i dispetti che nemmeno a 3 anni, rompono le palle in continuazione.

Ogni mezzo minuto si sentono urla echeggiare dalle loro stanze (siamo stati costretti a separarli per il nostro bene): “mammaaaaa!!! Nico mi rompe, picchialo!!!”, “mammaaaaa Aurora è una stronzaaaa”, “stronzo sei tu”, “non mi rompere le palle”, “vaffanculo”, “pure tu”. Questi sono pressapoco i dialoghi più intelligenti e cordiali che sento in casa mia. Ora, vorrei sapere quale rimedio miracoloso hanno le mie care Mamme Pie per questo terrificante periodo buio.

Vi prego, ditemi che non sono io che faccio schifo e mi inalbero in modi mai visti nemmeno in un film Marvel o in un cartone animato di Paperino, ditemi che è normale aver voglia di picchiarli continuamente. Perché si, lo confesso, mi prudono le mani, fortissimo.

Io quando sento chiacchierare beatamente le altre madri, con figli tra i 6 e 10 anni mi commuovo, un po’ perché ho grossa nostalgia di quei momenti in cui amavo i miei bambini e li guardavo con gli occhi a cuore, un po’ perché poverine, penso a cosa le aspetta e mi rattristo. Sono tutte lì sedute sulle panchine del parco o al bar a discutere di metodi montessoriani, di barattoli delle emozioni, di dialogo, comprensione. L’ultimo dialogo che ho avuto con mio figlio recita così: “amore? Vieni un secondo?”, “ma cosa vuoi, mollami”. Ed è uno dei più articolati.

Oltretutto, vivere due adolescenze in contemporanea, ma di sessi diversi, è altamente istruttivo dal punto di vista antropologico.

La bambina si fa i cazzi suoi alla grande, studia, esce; quando è a casa, anche mentre fa i compiti è in videochat con qualcuno. Appena mi avvicino sento bisbigliare, mi vede e fa finta di niente, vado via e sento di nuovo bisbigliare. Se le parlo mi risponde un “cosa vuooooi?!?” e poi dopo una mezz’ora si presenta in lacrime per qualche dramma accaduto durante la videochat, quella di cui io non dovevo sapere nulla. Insomma, è un continuo piangere e agitarsi, piangere e agitarsi. Si sfoga e si fa consolare, poi dopo 10 minuti mi odia e non si sa bene perché, e ripiange. Se chiedi che succede ti becchi un vaffanculo. Salvo poi avere delle scuse, ma sempre in lacrime. Nel mentre si fa foto e video a nastro, ha un profilo Instagram che io nemmeno in tutta la vita sono riuscita a collezionare più foto di lei negli ultimi due giorni.

Il bambino è completamente impazzito preda degli ormoni. Cambia fidanzata ogni 3 minuti, si misura il pisello col righello e si conta i peli pubici, quando non pensa alle tette, gioca a pallone; studiare mai, solo raramente e sotto minaccia armata. Urla, lancia cose, puzza, arriva tardi ovunque, risponde sempre di merda e arriva a casa ogni giorno con non meno di 3 altri ragazzini che puzzano come lui, a volte anche di più. Non gli posso parlare, fare domande meno che mai. Rimproverarlo? Scoppia la terza guerra mondiale. E anche lui piange, piange sempre, è sempre nero. Insomma che con lui proprio non ce la faccio, sono più i momenti che mi urta il sistema nervoso che quelli che lo vedo. Riesce a farmi incazzare anche da lontano.

Ora, la Montessori ha detto tante bellissime cose, ma volevo farle presente che qui a Genova esiste un detto: siamo tutti bulicci col culo degli altri. Perché poi quando arriva il momento di applicare i metodi pedagogici e tutte le meravigliose tattiche di calma e comprensione che hai letto sui libri o che qualche Mamma Pia ti ha consigliato (tanto lei il figlio lo chiude a scuola e in palestra, mica lo vede mai), in realtà sei talmente furioso, snervato, stufo, ricolmo, che l’unica frase che ti viene in mente è quella che ti urlava tua madre: “ti do un pugno che ti faccio cadere i denti”.

Io sono sfinita da questa adolescenza, da questa scuola media che ha rotto veramente i maroni, dai drammi, dai compiti, dalle polemiche inutili di altri genitori che credono di avere dei figli santi. Non gliela faccio più. E mi hanno contagiato i bambini, a volte anche io la sera piango senza motivo, perché sono esaurita! Se penso che questa malattia adolescenziale durerà ancora per qualche anno, mi sento morire, come se fossi io quella di 13 anni.

Ora ditemi vi prego, come si fa? Vi prego ditemi che anche voi, madri di adolescenti come me, siete ridotte una cacca, ditemi che anche voi minacciate di buttare fuori di casa il vostro pargolo 12enne un giorno si e uno no, che vi inventate dei turpiloqui  così violenti che quando ci ripensate, vi fareste arrestare da sole e vi vergognate solo per averli pensati. Ditemi che è una fase che tutte le madri passano e che poi se ne esce, vi prego!!! Io prima ero una bella persona!

E pensare che io credo di essere anche una delle più fortunate! Visto che sono giovane, generazionalmente sono più vicina e in linea con gli atteggiamenti dei miei figli, che ricordo di aver avuto anche io, anche se non così estremizzati. Qualche volta i ragazzi escono con me ancora, solo la sera e se ci sono altri amici, e non si vergognano per ogni cosa che dico o faccio, portano a casa gli amici e sanno che io li accolgo sempre senza metterli in imbarazzo o intromettermi. Quindi credo che un pochino ancora mi stimino. Anche se lo nascondono benissimo.

Io sono una #mammaallegra, li porto in giro, mi sparo code di ore per portarli da youtubers e sedicenti scrittori, mi ascolto mille volte al giorno Rovazzi e altra cacca simile, ce la metto tutta! Ma niente, è la chimica che dice che i tuoi figli, tra i 12 e 18 anni, ti diranno più volte “vaffanculo” che “ciao”.

Quindi, vado avanti pensando che quando loro avranno 20 anni, io ne avrò 40 e finalmente se ne andranno per la loro strada, magari ripensando a quanto la loro mamma li ha amati, sopportati, sostenuti, minacciati di morte, ridendo di tutto quello che ci è successo insieme. E forse potrò smettere di usare il lexotan a colazione.

Per comprendermi, vi basterà ascoltare qui il nostro amico Rovazzi-Tutto molto interessante

Comments

comments

Cosa ne pensi? Rispondi qui!