A Genova esitono i Civ, per fortuna.

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 CIV e cittadinanza.

A Genova esitono i CIV, per fortuna.

Mio malgrado, nella vita, ho sempre cercato di avere una posizione, un mio personale pensiero. Chi di voi, come me, ha osato pensare, sa benissimo a quali gravissime conseguenze si vada incontro: malessere interiore, nervosismo, incazzamento perenne, disillusione, voglia di commettere plurimi omicidi, notare l’ignoranza e la stupidità del prossimo, ma soprattutto la zero voglia che hanno la maggioranza delle persone di mettere in moto il cervello.

Una delle cose più brutte dell’usare la ragione è proprio rendersi conto della imbecillità altrui. In quegli istanti si è pervasi da un senso di frustrazione, di impotenza, l’incredulità. Sul momento non voglio e non ci posso credere che esista qualcuno così scemo, eppure vi giuro, ce ne sono tanti! Così un giorno ho deciso di agire, di fare la mia parte invece di stare a guardare. Non sapevo come, ho già tante cose da fare e due figli, ma nonostante questo, ho avuto l’ardire di entrare a far parte di un CIV con la mia attività. Il CIV è un Centro Integrato di Via, ovvero un consorzio di commercianti che si uniscono, autofinanziandosi, per promuovere il territorio e cercare attraverso iniziative culturali ed eventi, di incrementare lo sviluppo e il mantenimento delle attività commerciali e di tenere di conseguenza l’area di competenza presidiata. Lo so, chissà che sforzo penserete, ma il nostro CIV è molto particolare, somiglia di più ad ad un lavoro a tempo pieno che ad una semplice attività di volontariato.

Mi sono unita da subito a questo progetto, nato ovviamente da alcuni commercianti della mia zona che non riescono a stare a guardare il proprio quartiere morire senza fare niente. Chiaramente il primo scopo del CIV è preservare il tessuto commerciale, cercando di riportare la gente nei negozi, nelle botteghe, di riuscire a far rialzare tutte quelle serrande che in questi anni si sono abbassate. Noi ci siamo prefissi uno scopo più ampio: non solo cercare di rilanciare il commercio, ma soprattutto fare rete con la cittadinanza, far diventare il quartiere un circolo, un posto dove si vuole rimanere, dove si imparano cose, si sta insieme, dove si cresce insieme. Lavoro durissimo.

Voi non potere capire quante montagne ci sono da scalare quando si cerca di fare del bene. Prima di tutto la mentalità dell’immobilismo. Io sento continuamente persone che si lamentano, che pensano di avere la verità in mano, soluzioni semplicissime a tutto, ma che purtroppo parlano e basta. Per loro illuminare un parco è un gioco da ragazzi, basta mettere due led. Rifare la pavimentazione o il manto stradale? Se lo dovessero fare loro ci metterebbero cinque minuti. Si fa una nuova opera? Fa schifo. Non si fa? Il quartiere è degradato. I commercianti si lamentano in continuazione della mancanza di clienti, di gente che cammini per le strade, ma quando si cerca di coinvolgerli per creare eventi che attirino pubblico si tirano indietro. Quando si ha bisogno di iniziative e idee, spariscono; una volta prese le decisioni senza di loro, visto che nemmeno presenziano alle assemblee, dopo, a posteriori, si lamentano per come vengono organizzati gli eventi o per come vengono gestite le attività del CIV. E si lamentano con i clienti, tanto per darsi ancora un po’ la zappa sui piedi.

Purtroppo questo periodo storico ci sta offrendo tanta solitudine e sfiducia, sia nel futuro che nelle persone. Siamo tutti sospettosi e tutti ci nascondiamo dietro la frase, quella che mi irrita di più, “tanto non cambia niente”. Sono veramente stufa di sentirla.

Il CIV che vorrei è fatto di condivisione, di fiducia. E’ fatto di grandi e piccole idee, di voglia di stare insieme. Qualcosa si muove, molti dei miei clienti e delle mie amiche mamme si sono dati disponibili a mettere a disposizione del prossimo le proprie “eccellenze”: chi sa fare bene la maglia può insegnarlo a chi vuole imparare, chi sa ballare bene il tango può dare lezioni, chi ha i figli adolescenti vorrebbe venissero organizzati tornei di Playstation o serate per guardare un film insieme e mangiare una pizza. Ci sono persone che si offrono di pulire la spiaggia, di servire ai tavoli alla festa di primavera per farci raccimolare qualche soldo per permetterci di finanziare la grande festa estiva, che è ormai un vanto del nostro quartiere e che mette in risalto le bellezze del nostro piccolo cantone di paradiso. Insomma, ci sono ancora tante anime che vogliono darsi da fare e che non amano il mugugno gratuito, e sono quelle che muovono con me e i miei colleghi del consiglio direttivo, le fila di un progetto un po’ in crisi, proprio per la difficoltà di comunicazione e di coinvolgimento dei commercianti stessi nel lavoro di squadra, che è il cuore pulsante di un CIV.

Questo progetto di “riumanizzazione” è complicatissimo, in questo mondo così veloce non c’è tempo per parlare, c’è giusto il tempo di parcheggiare davanti ad un supermercato, dove poter prendere di corsa quattro cose correndo senza dover discutere con nessuno. Siamo schiavi di un mondo di solitudine, del tempo che scorre senza che si riesca a viverlo. Abbiamo il paraocchi, non ci interessiamo più di niente, meno che mai del nostro vicino di casa, di cui ci ricordiamo dell’esistenza solo quando ci rompe le palle o quando abbiamo bisogno di lui.

Ecco perché il progetto del nostro Civ è così ambizioso, perché parte dal basso per rieducare alla socialità, perché vuole fare della condivisione e dello stare insieme il suo scopo principale, per poter stare bene a casa propria, per sentirsi a casa in ogni angolo del quartiere, soprattutto attraverso la figura del socio sostenitore, che non è solo il numero di una tessera, ma un collaboratore attivo nei nostri progetti, è un cittadino che ci da idee, consigli, che ci aiuta negli eventi e che ride e si incazza con noi. Ecco perché più riusciamo a tenere viva, allegra, propositiva la nostra zona, anche il commercio ne trarrà grandi benefici; avremo un quartiere sano, bello, presidiato e vivo, dove il cliente ha fiducia nel proprio commerciante e dove il commerciante è felice di lavorare.

E’ un obiettivo davvero complesso da raggiungere, quasi un sogno direi, ciò non toglie che qualche piccolo passo in avanti lo abbiamo fatto, qualcosa si muove e io non voglio morire asfisiata dai mugugni o dalla gastrite. Quindi si va avanti e si sogna anche domani, insieme ad altri Civ e insieme al mio vicino di casa e ai miei clienti.

 

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