Colloqui con i Prof: Vergognarsi di Vergognarsi

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I colloqui con i prof sono il mio spauracchio.

Sono sempre stata brava a scuola (tranne qualche piccolo incidente di percorso in quinta liceo) e i colloqui con i prof non mi hanno mai spaventata. Anzi, speravo che i miei genitori andassero a parlare con i miei insegnanti per far loro capire quanto ero intelligente per essere un’adolescente. Ovviamente non accadeva quasi mai e nelle rare occasioni, nessun complimento.

Da quando sono diventata madre, parlare con le maestre, ora con i professori, è diventato un incubo.

Lasciamo perdere le lungaggini delle prenotazioni ai colloqui con i prof, che sono veramente inutili e sorpassabili nel 2017, ma quando trovo un’insufficienza sul diario dei ragazzi io comincio automaticamente a sudare. Ne basta una.

Non sono stata fortunata con i miei figli per quanto riguarda lo studio: la bambina ci da dentro, ma si fa sempre allegramente i cazzi suoi, quindi spesso non ha idea di cosa sia successo in classe o del perché abbia preso un 5 nella verifica. Di solito però rimedia. Il bambino è una roba scandalosa. Sono 8 anni che va a scuola, 8 anni che mi fa penare.

E pensare che io sono una di quelle mamme che li segue, li interroga, controlla spesso i compiti, almeno che li abbiano fatti tutti. Sono quella che invita gli amici a studiare, quella che fa i discorsi motivazionali. E niente, non servono a una beata cippa.

Quindi quando arriva il momento dei colloqui con i prof, sono sempre in imbarazzo, lo ammetto.

Io non avrei mai potuto sostenere una parola che non fosse una lode nei miei confronti da ragazza. A dire il vero anche adesso ho delle difficoltà. Non ho mai potuto sostenere l’idea di non riuscire bene in quello che faccio, solo nell’estremo caso in cui proprio sia fuori dai miei limiti, e credo non sia praticamente mai successo.

Quindi, diventi mamma, segui i tuoi bambini più che puoi e sei quasi sicura, se la matematica non è un’opinione, che anche i tuoi figli seguiranno il tuo esempio e daranno il loro meglio.

Una lezione che la scuola non mi ha insegnato è questa: i figli sono degli ingrati che sistematicamente ignorano i tuoi dettami.

A volte va di culo: a forza di sentirti dire le stesse cose le interiorizzano e finiscono per farle; altre, come nel mio caso, si spendono parole al vento per anni ed anni senza mai una gioia.

I colloqui con i prof di mio figlio sono terribili. Nessuno mi ha mai detto un “bene”, un “sono contenta”. Mai. Sebbene mio figlio a tratti si impegni anche, il suo momento di risalita viene sempre oscurato dal fancazzismo precedente e dalla sua smisurata ansia.

Quindi non solo vengo sgridata io come se fossi stata cattiva in classe o non avessi studiato, ma mi trovo anche nell’annosa posizione di dover dire che il bambino ha studiato, ma poi si è cagato addosso durante la verifica o l’interrogazione. Insomma, vengo investita da rimproveri che non riguardano me, mi vengono imposte responsabilità che non sono le mie e a volte, devo provare a giustificare il ragazzo, quando lo ritengo opportuno, per essere ansioso e autolesionista, passando per la mamma chioccia che non sono affatto.

A volte ho la sensazione che i professori vorrebbero scoppiare in una risata e visto che odio mettere in discussione il giudizio degli insegnanti, mi prendo le mazzate e vado via .

Il mio ragazzo durante l’anno scolastico passa dai 4 ai 7, ma prima deve far tappa sempre nell’insufficienza per riuscire a risalire. Ha zero fiducia in sé stesso, crede di essere meno degli altri, non all’altezza, forse nessuno dei professori è riuscito a fargli credere il contrario.

Passiamo l’anno a motivarlo, ad aiutarlo, ma poi si blocca, partendo dal presupposto che tanto non ce la può fare.

I colloqui con i prof per me sono strazianti anche per questo: non voglio difendere mio figlio se non studia, non voglio che abbia un trattamento speciale perché non gli serve, ma vorrei venisse trattato come gli spetta: è un ragazzino ansioso e che ha bisogno di aiuto a prendere fiducia nelle sue capacità.

Diciamo che comunque, lui ci mette spesso del suo. Se sul piatto ci sono i giardinetti o studiare scienze, lui opta sempre per i giardinetti. E’ piccolo, immaturo e maschio. Non riesco proprio a fargli capire che studiare bene fa bene a lui, ma anche alla mamma che non ne può più.

Insomma: la bambina chiacchiera, si fa i fatti suoi; se le piace l’argomento partecipa, altrimenti ciao, sono unicorni e arcobaleni. Il bambino invece, è nel pieno del turbinio ormonale e nel dna non ha la voglia di spaccare il mondo, se non con un pallone.

Immaginatemi il giorno delle pagelle: computer davanti, password alla mano e sudori freddi. Sguardo fisso sullo schermo e il coraggio di digitare i codici che passeggia in forma di cumulonembo per la stanza. Uno di quelli che fa saette.

Non so se cliccare invio o meno, nel mentre preparo beveroni alla valeriana e biancospino, poi passo al lexotan. E so che a momenti i ragazzi torneranno a casa e io già avrò la bava alla bocca ancora prima di sentire suonare il citofono.

Anche io avrei il diritto di accedere al pagellino on line serena ogni tanto, anche con un’insufficienza risaputa, ma senza l’avviso sul diario “avrei bisogno di vederla per un colloquio”.

Anche io che tanto ho studiato nella vita e che ancora lo faccio, pretendo delle soddisfazioni dai miei figli.

Ebbene, tutto questo studiare non ha avuto nessuna influenza sulla riuscita dei colloqui con i prof, che sempre saranno un nemico, una cosa da affrontare con sdegno.

Lo so, sono una madre indegna. Ma sotto sotto tutti vorremmo vedere i nostri figli riuscire bene in ogni cosa e invece spesso, ci vergognamo di loro. Trovo sia una cosa fisiologica e normalissima, a patto che non si trasmetta ai bambini e che diventi uno sprono in più ad essere d’ispirazione e d’esempio per loro.

A volte è più facile per noi genitori pensare di non essere stati all’altezza piuttosto che ammettere che non tutti siamo uguali e che forse la strada che per noi era in discesa, per i nostri figli è salita schietta; il che ci porterebbe a riconsiderare tutto quello che abbiamo ritenuto giusto e sensato nella loro educazione, a mettere in discussione noi stessi e non loro.

Una cosa è certa: non sarò quella che si sostituisce a loro, non farò i loro compiti e non starò a stressarli per farli diventare come vorrei.

Presto o tardi troveranno la via e se così non sarà, l’importante è sapere di aver fatto del proprio meglio, di aver dato l’esempio giusto, di aver detto e fatto tutto il possibile.

Il momento più brutto per un genitore è quello in cui si comprende che non sempre i figli diventano quello che abbiamo loro insegnato ad essere.

Comunque oggi, ai colloqui con i prof ho sudato lo stesso, ma ho anche pensato alla fatica che fanno i miei ragazzi per conquistarsi il loro posto nel mondo. E che tornati a casa, la mamma saprà mazziarli per bene per continuare a migliorare.

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