Colorado: la morte della sana comicità e del buongusto

Spread the love
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Colorado è ripartito anche quest’anno in grande stile, lo stile triste però.

Colorado al momento, se non erro, è l’unica trasmissione televisiva di cabaret sopravvissuta. Ma perché? Non ho risposta.

Non mi piace parlare male delle cose che non sono di mio gradimento sul blog solitamente, ma questa volta devo farlo, per una questione culturale.

Io credo che la satira, la comicità, il sarcasmo, siano aspetti importantissimi nella nostra vita, come credo possano essere affrontati bene solo da persone intelligenti. Fare ridere bene è un’arte, è cultura.

Non tutti sono capaci a far ridere la gente però, molti ci riescono anche solo esistendo, ma quella è un’altra storia; alcuni credono sia semplice e si lanciano in spettacoli lunghi, pieni di banalità, luoghi comuni che in confronto un cinepanettone è un libro di Kant. E proprio quest’ultimo è il livello di Colorado quest’anno.

Escludo da questo giudizio così basso solo gli artisti genovesi, non per campanilismo, ma per un’oggettiva differenza nel linguaggio, nello studio che questi comici fanno nei propri monologhi o personaggi, vedi Antonio Ornano, che ha una dialettica e una mimica pazzesca, non di certo comparabile a chi lancia maiali in aria.

Non sono solo i nuovi comici di Colorado – quasi tutti mediocri – che lo rendono noioso, ma ci sono diversi particolari che lo fanno diventare addirittura imbarazzante e pacchiano a livelli vergognosi, primo di tutti, la presenza di tette, culi e donne che vengono messe in mostra proprio per perpetrare lo stereotipo della ragazza bella e stupida – manco a Drive In 30 anni fa’ erano scesi a questi livelli – missione in cui solo Enrico Papi con Sarabanda era riuscito a fare meglio.

Tutto questo panorama di tristezza è superbamente condotto da Paolo Ruffini, che, ammetto, ho sempre pensato fosse una delle persone che facciano meno ridere sul pianeta, anzi, mi irrita profondamente, lui e i suoi cazzo di slogan inutili e che non funzionano, quindi forse sono prevenuta.

E’ veramente imbarazzante, lo guardi, lo ascolti, non ne dice una giusta, non fa mai la faccia giusta, la sua comicità, se così vogliamo chiamarla, è di una pochezza davvero mostruosa, un bimbo delle elementari avrebbe più fantasia e sarebbe più incisivo. L’apice a Colorado arriva infatti col suo monologo, pieno di battute alle quali persino la risata registrata di Striscia la Notizia si rifiuterebbe di partire.

Io giuro che in confronto a Ruffini, preferisco di gran lunga le performances dell’elegantissima (in confronto alla trasmissione) Francesca Cipriani, che qui sotto potete ammirare in un sorriso smagliante e spontaneo in abito da lavoro.

Colorado- Cipriani

Ora, mi chiedo: ma dov’è finito il vero cabaret? Dove sono finiti gli ottimi comici di Zelig, che hanno studiato per esserlo, per fare questo mestiere? Dov’è la satira, quella vera?

Sembra quasi che non ci sia più concesso ridere, o ridere pensando. Il sarcasmo qualcuno saprà più che cos’è? Anche la dignità direi.

Comprendo molto bene che alcuni bravi attori comici si prestino a prendere parte a una trasmissione come Colorado nonostante capiscano faccia davvero cagare, perché anche loro devono mangiare e credo non ne vadano fieri.

Noi a Genova siamo fortunati, abbiamo il Bruciabaracche, dove la comicità vera, quella studiata, pensata esiste ancora e fa ridere, ma davvero avevamo bisogno di un Colorado in questo momento? Una sovraesposizione della gnocca e delle becere battute degne delle barzellette sui Carabinieri? Ecco, anche no.

Anche ridere è cultura e il fatto che in una prima serata Mediaset, Colorado sia considerato come cabaret mi lascia sgomenta, altro che cultura, è tv di serie c. Non possiamo nemmeno chiamarlo trash, perché anche per fare bene quello ci vuole una certa preparazione. E’ tutto un’accozzaglia di stupidaggini che personalmente mi mettono in imbarazzo se penso che qualcuno creda possano piacermi.

Ritorniamo a ridere bene, delle cose giuste, a sdrammatizzare alcuni aspetti della società, della vita, non a impoverire un paese che culturalmente già va alla ricerca di spicci.

Salva

Salva

Salva

Salva

Comments

comments

Cosa ne pensi? Rispondi qui!