Panico da Natale: Piatti di Plastica, Alberi e Banchetti Infiniti

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Natale, eccolo lì, dietro l’angolo!

Sì, io sono una di quelle matte che adora il Natale, la sua atmosfera, le cene e la famiglia riunita.

Io adoro fare regali, vedere negli occhi delle persone che amo lo stupore, la gioia, adoro farle sentire importanti e dedicare loro il mio affetto. Peccato che prima di sedersi a tavola per il cenone della vigilia o per il pranzo, ci siano dei preparativi che manco per entrare al Pentagono sono richiesti tanti step.

Il primo passo è prendere coscienza dell’arrivo di dicembre, perché l’altro ieri eravamo ancora al mare a mangiare la pizza la sera di Ferragosto e non si sa come, oggi, guardando il calendario, mi sono accorta che ci siamo, inizia la folle corsa al reclutamento di zii, cugini, nonni, tavoli, seggiole, antipasti, 12 secondi e 8 primi, frutta secca, limoncino e fiumi di vino. Ma come mai ogni anno succede così? Siamo davvero sicuri che ottobre esista?

Detto questo, io, che penso di essere più furba di altri, sono già partita con l'”operazione vettovaglie”: 200 piatti, altrettanti bicchieri, tovaglioli (tutto rigorosamente rosso), teglie di alluminio, rotoloni di carta assorbente industriali per cercare di asciugare tutto il fritto, 27 confezioni di pastiglie per la lavastoviglie, tutti gli addobbi trash del mondo, possibilmente con illuminazione a led colorata, 12 schiaccianoci, che non si sa come mai ne compri 12 ogni anno, ma non li ritrovi mai il Natale dopo, rotoli da 50 metri di alluminio per fasciare gli avanzi. Ho anche rinforzato le decorazioni per l’albero, che a causa degli attacchi annuali del gatto, sentiva proprio il bisogno di una rinfoltita.

E finalmente arriva il grande giorno, l’8 dicembre, l’albero di Natale!!! Scommetto che anche i vostri figli, mentre voi a stento vi siete accorti che è dicembre, hanno cominciato a chiedervi di fare l’albero a settembre, appena sono partite in televisione le malefiche pubblicità di tutti gli oggetti costosissimi da loro desiderabili e inseribili nella letterina a Babbo Natale, che i miei continuano a fare, paraculi più che mai, pur sapendo che è la mamma che sgancia, altro che il Babbo.

Io adoro decorare l’albero, soprattutto la settimana prima di farlo, fino a qualche ora prima di tirarlo fuori dalla scatola.

La mattina dell’impresa infatti, i ragazzi si svegliano presto, la sera prima vado a letto emozionata, impaziente, ma mi risveglio sempre di soprassalto tra urla e battaglie ancestrali per decidere chi metterà su la stella. Ecco che tutta la magia e quell’atmosfera tanto attesa si dissolvono in un attimo, puf!

E allora si da il via all’isteria, perché va bene che dobbiamo fare l’albero, ma mi avete comunque svegliata in un giorno di festa, urlando e mettendomi in mezzo a faide fratricide in cui non voglio entrare. Dunque mi alzo, già con uno scazzo che sembrano tre e cominciamo a tirare fuori gli scatoloni; tutto ha un ordine cronologico: prima le palline, poi le luci, poi i festoni. Nemmeno faccio in tempo a pensare di dire “aspettate a tirare fuori gli addobbi” che è già tutto in terra, mischiato, luci e festoni ingarbugliati per sempre, che solo per separarli ci vorranno tre ore, glitter dappertutto e il gatto che non capisce più niente dietro alle palline. Quello è il momento in cui definitivamente realizzo che nonostante i miei figli abbiano un anno in più, non ne hanno ancora abbastanza per non rovinarmi la decorazione dell’albero e la giornata tutta.

Cominciamo ad allargare il nostro albero Ikea, che ormai ha sette Natali e si vedono tutti, e una volta pronto per essere addobbato, ricominciamo con le lotte di territorio, per cui ognuno deve avere una zona, io metto sopra, tu sotto, no lì no, ecco l’hai appesa lì che era il mio posto, insomma che tempo dieci minuti, finalmente si sono levati tutti da vicino perché offesi dalle mie urla disumane dopo lo scoppio delle mie palle piene e come ogni anno, l’albero lo faccio da sola! Ma per non darmi soddisfazione, ancora un po’ di cagnara per la stella i ragazzi la devono fare, tanto alla fine la metto io come sempre.

Archiviato il momento albero, comincia la corsa ai regali. Io adoro fare regali, purtroppo non ho le finanze adatte per permettermi di comprare per chi amo ciò che vorrei, quindi, oltre alla delusione di non riuscire a dare l’importanza  che vorrei alle persone a me care, si aggiunge la frustrazione di dover riuscire a fare ai 58 bambini della famiglia, di amici, colleghi, un pensierino dignitoso, con un budget di 50 euro. Bambini che a volte non vedi per tutto il resto dell’anno e che spesso non sai nemmeno quanti anni hanno, figurati se ne conosci gusti o desideri.

Gira tutti i mercatini, tutti i negozi del centro, esaurimento nervoso e voglia di sterminare l’umanità. Poi però, senti l’odore del croccante caramellato, dei torroni e un po’ la rabbia ti cala, fino a quando non realizzi che non puoi mangiare niente fino al 24 dicembre perché devi perdere quei 4 chili che dovrai prendere nei tre giorni di banchetto senza regole, e subito dopo vieni trascinata dalla folla e calpestata perché ti si permessa di fermarti un attimo ad inalare grassi.

Nel frattempo, mentre tenti di accontentare tutti, devi cominciare a tessere la ragnatela di parentela per capire da chi si va la vigilia e da chi il 25, quante sedie hai a disposizione, se la tombola la dobbiamo portare o meno. Ma soprattutto si passa alla progettazione delle cose serie: il menù.

Solo al pensiero ingrasso. Non so voi, ma noi durante l’anno dissimuliamo bene il fatto di essere terroni, a Natale no, cade ogni maschera.

Facciamo schifo, cominciamo a mangiare la sera del 24 e finiamo il 26; ogni tipo di portata: mille antipasti, di terra, di mare, di fiume, di lago, almeno tre primi e tre secondi, tutti i tipi di frutta, noci, contronoci, torroni, dolci, caffè, ammazzacaffè, ancora caffè. Che poi, ogni anno finisce che all’antipasto siamo già da buttar via e abbiamo bisogno della pausa di riflessione motivatrice per affrontare i primi, eppure, arriviamo fino in fondo sempre, quello che resta si mangia l’indomani e il Natale si passa tutto, dalla mattina alla sera, a tavola! Come sempre esausti da una maratona partita col salmone affumicato e finita con una bottiglia di amaro del capo e bombe a mano, ci facciamo la tombolata mentre qualcuno ronfa sul divano, capitolando.

E’ la sera del 26, quando sparecchio definitivamente, che mi ricordo del perché ogni anno mi faccio venire l’ansia e mi sbatto come un battipanni, perché alla fine della fiera, stare insieme alla famiglia è bello, soprattutto se non si ha la possibilità di farlo spesso, e vedere ancora un po’ di stupore e di meraviglia nei nostri occhi, è sempre il più grande regalo dell’anno.

A ricordo delle splendide serate trascorse, ci portiamo sempre quei 5/6 chili che solo Gesù Bambino lo sa poi quanto lo nominiamo nei nostri cuori per  buttarli giù.

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