Donne insoddisfatte: la contraddizione coerente

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Donne insoddisfatte: la contraddizione coerente.

Donne insoddisfatte. Quante di noi non si sentono mai nel posto giusto.

Non riusciamo mai a trovare pace, credo per sopravvivenza, perché non siamo capaci ad adagiarci su una vita comoda ma insipida. Il problema è come si vive questa situazione d’inquietudine eterna: ci sono persone che soffrono in silenzio e implodono, persone che invece hanno una vera e propria doppia vita o personalità, dentro e fuori casa; altre ancora, vivono momenti passeggeri di adrenalina che fa muovere in loro un po’ di motivazione in più la mattina o durante le giornate tutte uguali, ma senza grandi sconvolgimenti e aspettative.

Io ad esempio faccio parte delle donne insoddisfatte, semplicemente perché sogno molto in grande e sono un vulcano di idee, speranze, iniziative, progetti, che spesso non riesco a mettere in pratica o a realizzare, un po’ perché la mia famiglia è molto impegnativa e le giornate sono di 24 ore, un po’ perché, senza che ci stiamo tanto a girare intorno, senza soldi alcune cose non si possono fare, direi la maggior parte. Ultimamente, sarà anche grazie alla psicoterapia, mi sono data una regolata, non tanto nel sognare in grande, quanto nel piangermi addosso e nel frustrarmi perché non riesco poi a fare tutto, e soprattutto ho cominciato a darmi i giusti meriti per tutto quello che invece già faccio, che faccio oltretutto molto bene, e sono tante cose. Fondamentalmente però, nella mia vita non c’è grande spazio per la noia, c’è tanta fantasia, c’è tanta solidità e ci sono anche tanti problemi da gestire, quindi, nei rari momenti di stallo, mi godo i frutti della fatica.

Mi diverto ad osservare, a guardare da fuori i comportamenti delle altre donne insoddisfatte, amiche, conoscenti o estranee, e notare come siamo inadeguate alla normalità, alle strade in pianura, alla semplicità; persino quelle che credevo banali, insignificanti, hanno dei segreti e della creatività nascosta per stare a galla nel proprio mediocre benessere.

Avete presente la signora di quartiere? Sempre vestita bene, con due figli modello, bravi a scuola, eccellenti nello sport. Marito? Bello, sportivo, con un ottimo lavoro e quindi stimatissimo da tutti, attento ai bisogni della sua donna. Quindi lei piena di regali, vestiti che tutte le invidiano, trucco perfetto ogni mattina e parrucco sempre fresco; segretamente sta sul cazzo a tutti perché non le si riesce a trovare un difetto, e siccome lo sa, ostenta anche un po’ troppa sicurezza. In realtà Miss Donna Perfetta si annoia a morte e il marito pedante le toglie l’aria, quindi lo tradisce con tutti i ragazzi under 25 della palestra, salvo dare lezioni di integrità morale e etica famigliare all’uscita di scuola a tutte le altre povere mamme che invece hanno un marito che arriva a casa la sera stanco, incazzato e affamato, che non le caga di striscio. Queste donne invece, implodono. Sono quelle che sopportano, digrignano i denti, a cui cadono i capelli e che non dormono di notte. Sono quelle che poi, un giorno, si alzano al mattino e decidono che il marito si deve togliere dalle palle perché non ne possono più e diventano le peggio zoccole di Caracas, trombandosi anche l’uomo di Miss Donna Perfetta che si fa tutti i ventenni della palestra; quelle che pensano che l’unica cosa che possa dare un po’ di brio alla loro vita sia un altro uomo, o altri uomini. A volte non lo lasciano nemmeno il marito, fanno le zoccole e basta.

Se immaginassimo un grafico a torta, direi che più della metà delle donne fanno parte di queste categorie: la donna che ha tutto ma il tutto la annoia, la donna che si sente schiava della casa e sclera di brutto.

Alcune donne invece, le più complicate e intelligenti, hanno sempre un po’ di conflitto interiore, sanno di essere fortunate, di avere una vita soddisfacente, seppur con tante difficoltà, ma ogni tanto hanno bisogno di una conferma, di una scintilla, una piccolezza per andare avanti senza sclerare pesantemente. Sono quelle che sono troppo per la vita che fanno, che hanno preso decisioni troppo grandi, che hanno situazioni troppo pesanti sulle spalle, che fanno un lavoro che odiano, ma lo fanno uguale, che hanno colleghi che detestano, che guardano gli altri e li vedono piccoli, ma pare che siano loro quelle strane. Insomma, quelle ben ben frustrate dal fatto che mediamente, niente è alla loro altezza. Normalmente, sono donne che fisicamente passano anche un po’ inosservate, non sono né fighe, né cesse, sono carine, con uno stile non troppo appariscente, ma non sciatto o trascurato; hanno sempre un piccolo particolare che le distingue però, che non tutti notano: un paio di scarpe eccentriche, una maglia particolare, un bracciale. Sono quelle che cercano sempre di generalizzare per non dover discutere con gli scemi, o proprio perché non hanno voglia di socializzare con chi non hanno scelto da sole. Quelle che fino a che non ci parli, pensi siano insignificanti, ma dopo che intavoli un discorso sensato, o anche no, ti rendi conto che quelle si che sono donne, che forse quelle sceme e piatte ragazze che hai conosciuto prima, anche se fighe, non ti attirano così tanto.

E’ quella donna che zitta zitta è corteggiata da qualsiasi uomo le abbia parlato per più di tre minuti e che abbia il cervello più grande di una noce. E’ lei a cui in realtà, non gliene frega un’emerita cippa di quello che fai e dici, ma ti sorride comunque come a dire “povero scemo”, è quella che ordisce manipolazioni di situazioni che gli altri non capiscono, che fa credere di essere scema e invece vuole solo che non la caghi, che flirta con chiunque anche se non lo fa, ma viene percepito così, perché il suo appeal è una cosa fuori dal comune, incontrollabile. Sono quelle donne che si trovano per questo in situazioni che a volte le disorientano, perché non si aspettano tanta attenzione e non si aspettano di essere poi coinvolte in storie, relazioni, che le mettono in discussione sia come persone, che come mogli/compagne, che come madri. Donne che su facebook si trovano per sbaglio a chattare con ragazzi con 20 anni di meno, prima respinti, poi per gentilezza ripresi, che mandano foto di loro nudi con un calzino e le cercano giorno e notte. La signora in questione sa che le avventure via chat sono sciocche e inutili, ma comunque si fa coinvolgere, molto lentamente, perché anche il cemento armato ha il suo punto debole. Perché quelle donne che sono sempre, sempre forti, quando hanno tre minuti per lasciarsi andare, quelli sono i tre minuti in cui si rompe la muraglia e si abbatte un sistema impenetrabile che nemmeno con anni di studi mirati ci si sarebbe riusciti. Vivono intensamente quegli attimi di erotico e platonico sfogo, come se fossero un film, come se fossero loro le registe, mentre in realtà sono in balia dell’unica cosa che non controllano. Si sentono in colpa ma, da un lato pensano di meritare quell’attenzione che non sempre ricevono, dall’altro, mica si rendono tanto conto di quello che fanno e in quale casino emozionale si stanno infilando, perché per una donna, tutto è semplice, tranne le emozioni, soprattutto quando pensa di essere in grado di gestirle. Ma facebook è pur sempre virtuale, e senza realtà è più semplice, senza aver qualcosa da vedere davanti, da toccare. E quando invece la superdonna si trova davanti ad un pezzo di carne vero? Quando conosce, magari di ritorno da un viaggio di lavoro, una persona che crede non rivedrà mai più e invece quella persona la trova, la chiama e la vuole incontrare? Lei va, tranquilla e sicura che niente cambierà nella sua vita, che quello sarà solo un aperitivo senza significato, anche se è lusingata dall’invito. Sa che domani sarà una giornata come tutte le altre, ma quell’aperitivo diventa un appuntamento fisso, diventa una telefonata ogni giorno all’ora di pranzo o un messaggino la mattina appena sveglia. Qui la nostra amica si vede passare tutta la vita davanti e la notte non dorme perché è costretta a riflettere per davvero su quale peso abbia realmente quel messaggino, quell’ora con quell’uomo con cui non divide nulla, se non quel piccolo ed estemporaneo momento reale, ma non troppo. Continuerà a negare a sé stessa che è una delle cose che le da ancora la forza di uscire il lunedì mattina e affrontare una settimana quasi sempre di merda, che la fa sentire felice e apprezzata, ancora brillante e affascinante, che si è presa una cotta mondiale insomma, come una 14enne, ma con in più un marito e dei figli a casa. Prima o poi le passerà, forse si caccerà in un pasticcio ancora più grande facendosi coinvolgere in una relazione vera, fisica, ma fine a sé stessa e dopo qualche tempo, tutto finirà e resterà il ricordo di pochi istanti da brivido e tanto tanto senso di colpa per aver ceduto ai propri desideri.

Chissà perché noi donne non riusciamo mai a sentirci complete, più cose abbiamo, più ne vorremmo. Credo che per molte di noi sia semplicemente sopravvivenza avere dei sogni, delle aspettative, perché quasi sempre ci dedichiamo agli altri e quasi mai veniamo ricambiate nello stesso modo o viene data la giusta importanza a tutti i piccoli, ma enormi gesti che compiamo ogni giorno. Siamo noi le prime a sottovalutarci e metterci in un angolo, a costringerci in confini che ci stanno davvero molto stretti. Siamo tutte un po’ donne insoddisfatte, tutte segretamente trasgressive, perché la nostra natura più profonda ci impedisce di dare sempre freno al grande spirito intrappolato nel nostro corpo. Tutte un po’ infelici, ma anche consapevoli della nostra importanza. Tutte facili ad abbandonarci ad un po’ d’attenzione, ma anche severissime giudici di noi stesse, pronte a torturarci a vita per un momento di debolezza. Poi, sia ben chiaro, ci sono anche le zoccole e quelle che se ne sbattono di tutto e di tutti, eccome se ci sono, ma mi piace vedere il lato sublime dell’essere donna, dell’essere mille cose, una contraria all’altra con assoluta coerenza.

 

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