DSA: scoprirli e affrontarli a 14 anni

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 I DSA, ovvero Disturbi Specifici dell’Apprendimento, pare siano ormai molto diffusi. In realtà, la differenza rispetto a prima è che adesso vengono diagnosticati e affrontati a scuola con misure compensative.

Dei DSA sapevo poco, ed è ancora così; l’unica novità è che all’età di 14 anni mio figlio ha scoperto di essere dislessico e discalculico, per merito della sua professoressa di lettere che non smetterò mai di ringraziare.

Per gli otto anni precedenti alla scuola secondaria di II grado, ha sempre avuto problemi con lo studio e per otto anni si è sentito dire di essere svogliato, di non interessarsi al risultato e alla propria istruzione. Insomma, è stato sempre dipinto come un fancazzista.

A onor del vero, devo dire che una delle sue maestre delle elementari aveva notato un problema nel calcolo, ma poi si era ricreduta, constatando un forte miglioramento del bambino, dovuto al fatto che avesse iniziato a fare i compiti col mio compagno.

Tutto ciò mi porta a fare delle considerazioni sugli insegnanti, su di me come genitore, su mio figlio e cosa debba aver passato in questi nove anni di scuola.

Per tutte le scuole elementari e medie, nessuno si è mai accorto che avesse dei problemi a leggere: salta le righe, fa fatica a capire alcune parole ed è molto lento. Ora mi chiedo cosa abbiano fatto in classe per i 5 anni di elementari, non hanno mai letto un testo ad alta voce? Come hanno fatto ad imparare a leggere gli altri? Com’è possibile che le svariate insegnanti non si siano mai accorte di nulla, mentre in due mesi una professoressa ha subito capito quale fosse il problema del ragazzo?

Col senno di poi, mi sono fatta due domande anche io. Com’è possibile non me ne sia resa conto? In effetti, pensandoci, quasi mai ho sentito mio figlio leggere ad alta voce e mi sono accorta del fatto che, studiando insieme e leggendo io, la sua resa fosse decisamente migliore, ma non ho collegato la cosa alla dislessia, l’ho fatto solo adesso.

L’ho sempre aiutato a studiare e a fare i compiti perché credevo fosse pigro e avesse bisogno di una spinta, di qualcuno che gli stesse addosso, così come le maestre e i prof mi dicevano. Invece aveva bisogno di qualcuno che leggesse per lui, che lo aiutasse con degli schemi, che avesse la pazienza di vederlo fare i calcoli lentamente e di ripetere le tabelline all’infinito senza mai riuscire a memorizzarle.

Non so quante volte, ai colloqui con gli insegnanti, mi sono sentita dire che lo seguissi troppo poco, nonostante dicessi loro che invece veniva aiutato, spronato e che in realtà, lo vedessi studiare e impegnarsi.

Crescendo, ha cominciato a rifiutare ogni aiuto e il suo rendimento scolastico è precipitato, fino a creargli un blocco che gli impedisce di andare a scuola.

I DSA di mio figlio sono stati diagnosticati un mese fa e nel secondo quadrimestre non ha quasi mai frequentato la scuola, rinchiuso nella sua frustrazione di voler fare bene e non riuscirci, nella convinzione di essere stupido, di essere diverso. Attanagliato dall’ansia di fare brutta figura e di non essere all’altezza delle aspettative dei professori, mie e sue.

Quella scuola che desiderava tanto frequentare, il liceo artistico, è diventato un incubo per lui, un gigante troppo grande da affrontare.

Posso solo immaginare la fatica che abbia fatto in questi anni per stare al passo con gli altri, per portare a casa delle sufficienze sapendo di aver passato ore a studiare, come si possa essere sentito sapendo di aver perso pomeriggi a leggere e non riuscire a rielaborare in maniera esaustiva quello che aveva studiato. Posso solo immagine come si sia sentito umiliato, stupido, non in grado e quante volte avrà pensato “ma cosa mi ci metto a fare, tanto non ci riesco”.

Io so che mi sono sentita stupida a non aver dato ascolto a lui, ma alle decine di insegnanti che mi dicevano che mio figlio semplicemente se ne fregasse, non si impegnasse abbastanza, che fosse distratto.

La diagnosi dei DSA per mio figlio è stata una vera e propria liberazione. Sapere che non fosse lui il problema, ma la mancanza di un automatismo sia nella lettura che nel calcolo genetica non dipendente da lui, deve essere stata una vittoria paradossalmente per il mio ragazzo. Nonostante questo, ancora non riesce a frequentare la scuola, è ormai entrato in circolo vizioso per cui di notte non riesce a dormire e la mattina non riesce ad alzarsi, per cui si vergogna di come ha portato avanti questo anno scolastico per lui così importante: gli anni passati ad atterrirsi e ad essere atterrito lo hanno distrutto, depresso e gli hanno ucciso anche il più piccolo briciolo di autostima rimasto.

Ripartiamo da qui, da un anno perso, da una bocciatura inevitabile ormai, ma dalla consapevolezza di avere i mezzi compensativi necessari per fare carriera e istruirsi come ogni altro ragazzo dall’anno prossimo. Sarà un cammino lungo e difficile, dovrà imparare a studiare in modo diverso e a pensare in modo diverso, dovrà reinserirsi a scuola, riprendere il bioritmo e lottare contro quelle insicurezze che anni di insuccessi hanno ingigantito fino a renderlo apatico.

I bambini con DSA certificati non sono un’invenzione dei genitori che non vogliono far fare fatica ai figli (almeno non tutti), esistono davvero e va a loro insegnato come apprendere e che possono apprendere come tutti gli altri.

A quegli insegnanti che non hanno mai sentito il bisogno di approfondire la situazione palesemente complicata di mio figlio, esposta più e più volte sia da me che dalla psicologa che lo segue da 5 anni, vorrei solo riportare le parole che la professoressa di lettere mi ha detto dopo la diagnosi, qualche giorno fa: “è inaccettabile che tanti insegnanti non si siano accorti dei problemi così evidenti di suo figlio o che non se ne siano curati per faticare meno, scaricando il peso su di lui. Gli hanno rovinato la vita, l’infanzia, la cultura. Deve sapere di essere intelligente, acuto, a volte anche più degli altri e l’anno prossimo faremo scintille. Lei, signora, ha fatto l’impossibile per suo figlio, non lo poteva capire, nonostante tutto non l’ha mai lasciato solo. Non ho mai visto un genitore tanto determinato a vedere il proprio figlio sorridere di nuovo. Si vede che è esausta, eppure, è ancora qui a lottare per lui”.

Grazie Prof.ssa. Da me e mio figlio, dalla scuola italiana che dovrebbe avere solo insegnanti come lei.

 

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