Genitori e Vacanze: Mandare Via i Figli

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Genitori e vacanze sono due termini che coesistono in maniera decisamente conflittuale.

Non importa da quanto tempo si è genitori e da quanto tempo si siano agognate quelle vacanze, il risultato è spesso scontato: si torna a casa sfatti più di prima.

La mia esperienza personale mi porta a ricordare momenti ormai fortunatamente sorpassati, in cui per partire non sarebbe bastata una station wagon, ci sarebbe voluta come minimo una casa mobile e un’anta di armadio solo per le scorte di lexotan, valeriana e passiflora.

Adesso i miei figli sono adolescenti e sono separata ormai da anni ed anni, quindi l’unico beneficio che traggo dal dovermi sorbire i figli tutto l’anno da sola, visto che il padre sta con loro 4 giorni al mese e a volte nemmeno quelli, è il meraviglioso momento in cui arrivano quelle sudatissime 15 giornate di vacanze col papà.

Quasi tutti i genitori che riescono a togliersi dai piedi i figli per almeno  una settimana avranno provato la mia stessa sensazione di ritrovata libertà e di riscoperta del vero significato del termine “vacanze”.

Vedo già le facce delle Mamme Pie che leggendo penseranno “oh mio dio che madre di cacchina questa, parla dei figli come se li odiasse, ma poverini”. No care, poverina me.

Poverina me che per tutto l’anno mi destreggio come tutte tra scuola, lavoro, calcio, nuoto sincronizzato, colloqui con i professori, scleri, vaffanculi e porte sbattute in faccia da due pivelli ingrati e d’estate con spiagge, uscite serali coatte, litigate per gli orari di rientro a casa, compiti estivi, roba sporca sparsa ovunque, carte di merendine sotto i cuscini dei letti, varie ed eventuali. Solo che io non ho nonni che si godano queste cose al posto mio e meno che mai i soldi per pagare una tata (che comunque non sarebbe sopravvissuta una settimana a mio figlio).

Quindi sì, io e i genitori come me, ci meritiamo delle vacanze senza quelle peppie dei nostri adorabili bambini e/o ragazzi. E pure di gioire di questo.

Nel mio caso, esiste un allineamento di pianeti ed astri che si compone una sola volta l’anno e neanche sempre: le uniche 48 ore in cui sono sola: no figli, no compagni, nessuno. Da sola in casa, senza orari e senza imposizioni. Ripeto, una volta all’anno per 48 misere ore.

Ora ditemi perché dovrei sentirmi in colpa se mi commuovo al pensiero di non lavare piatti e cucinare, di non dover litigare con nessun 14enne e preoccuparmi dei casini che combinano, almeno per un giorno intero.

Il glorioso momento del passaggio di figli da madre a padre (vale anche tra madre e nonni) è quasi un attimo sacro, un’investitura papale, un bar mitzvah, un primo passo dell’uomo sulla luna, una svolta epocale durante la quale un pochino ti senti una merda perché non vedi l’ora di liberarti di loro, ma dentro fremi e cominci ad esultare sommessamente. Una volta chiusa la porta di casa alle loro spalle invece, esprimi la gioia sguaiatamente con manifestazioni fisiche senza ritegno alcuno.

Genitori e vacanze, sembra quasi un ossimoro, sono due parole che possono essere accostate solo in questi casi, quelli dove i figli sono in vacanza con qualcun altro e anche se lavori, ti senti in ferie lo stesso.

A dire il vero poco cambia in quei 15 giorni di assenza dei propri pargoli, io raramente riesco a partire o a fare grandi cose, di solito mi godo il silenzio e l’immediata sparizione dei drammi.

Ho dei rituali, uno dei quali è aprire due sacchi condominiali per la spazzatura e buttare via tutte le inutilie raccolte dai miei ragazzi nel corso dell’anno a loro insaputa: si sa, occhio non vede, cuore non duole.

Parto con la disinfestazione, svuoto tutto, cassetti, armadi, regalo cose, caccio via biglietti, bigliettini, figurine, giochi che hanno più di 10 anni di cui mi sfugge l’utilità, faccio piazza pulita. E posso farlo senza Ghali o Sferaebbasta in sottofondo!!! Anzi, per protesta morale di solito accompagno la pulizia scriteriata con i Nirvana o i Pearl Jam a tutto volume.

La sera, finito di sudare tra le macerie delle camere dei ragazzi, vado a fare il bagnetto in spiaggia, se voglio mi cibo, se non voglio, non faccio nemmeno quello. Tornata a casa mi lancio nel letto a guardare tutte le serie tv che mi sono persa o in cui sono rimasta indietro, in silenzio, senza nessuno che mi chieda “cos’è? Ma chi è quello? Ma cosa sta facendo quell’altro?” e dover mettere in pausa ogni 5 minuti perché qualcuno mi chiama.

Sono piccoli piaceri, davvero piccoli, ma che vanno goduti fino in fondo perché poi bisognerà attendere un altro anno per riassaporare quel soffio di leggerezza.

Il momento in cui si riesce a lasciare i figli a qualcuno è catartico, ti fa pensare parecchio, da genitori le vacanze hanno tutto un altro significato: non sono più un momento di riposo e divertimento, ma di condivisione e a volte, io ho bisogno di condividere delle sensazioni col divano e il gatto in pace.

Per me ormai le vacanze rappresentano questo: i momenti in cui posso sgomberare il cervello e pensare a me, prendermi i tempi che mi servono, non avere orari e responsabilità. Non mi vergogno affatto di avere bisogno di una pausa dai miei figli, sono fortunata a portermela prendere e per questo cerco di goderne il più possibile, senza grandi progetti o cambiamenti di abitudini, solo mettendo uno stop alle nevrosi quotidiane.

Poi, per carità, adoro anche portare i miei ragazzi in giro, vorrei poter viaggiare con loro molto più spesso, ma è tutta un’altra cosa, a volte è necessario ricordarsi di essere anche persone oltre che genitori, per la nostra salute mentale e anche autostima.

Cosa farò in questi 15 giorni (che quest’anno manco a dirlo si sono ridotti a 8)? Sventrerò le camere dei ragazzi, scriverò moltissimo e mi godrò le mie amiche e il mio fidanzato. Chiamerò i miei ragazzi ogni sera per sapere cos’hanno fatto e mi risponderanno “niente” come al solito e pianificherò per loro qualche giorno di gite o divertimento insieme una volta rientrati, visto che ci staremo un pelino meno sulle balle.

Rimarrò sempre mamma insomma, ma non mi sentirò dare della stronza per qualche giorno, non dovrò litigare con loro e mi sembreranno meno fastidiosi poi.

In sostanza, genitori e vacanze, sì insieme, ma anche separati, perché anche i bambini hanno bisogno di un attimo di stop dalle regole e dalle sgridate, tutti abbiamo bisogno di aria alla fine di un anno di rotture di maroni. Quindi non sentitevi in colpa se siete felici di stare lontani dai vostri figli per qualche giorno, lo fate anche per il loro bene!

Ecco la mia colonna sonora da pulizia scriteriata, magari aiuterà anche voi! Pearl Jam-Corduroy Live

 

 

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