Genova e la musica live: no, non é una battuta (reprise)

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Dove ero rimasta? Si, giusto, Genova città d’arte e di musica. Mi sono trovata nella condizione di riprendere il mio precedente articolo sulla musica dal vivo nella mia città; non farò un passo indietro su quello che ho scritto precedentemente perché ci credo, ma era uno sfogo, non un’ analisi critica e obiettiva della condizione musicale genovese. Non voglio fare un passo indietro per una questione di principio, sarò testarda, sciocca, impulsiva, ma io preferisco definirmi onesta; la supremazia di una o due “direzioni artistiche” che vanno avanti di favori e scambi, è una cosa disonesta e per niente professionale, soprattutto se dipinta come volontariato o battaglia per il bene comune. Certamente esistono molti altri problemi a Genova, non solo per quanto riguarda la musica, problemi legati ad una cultura rude e agli spazi angusti; ci voglio provare a parlarne, forse non affrontando proprio tutti gli argomenti, ma sicuramente quelli che ritengo più importanti.

In tutto il mondo il nostro centro storico è conosciuto per il suo meraviglioso labirinto di vicoli medievali, per l’ atmosfera surreale, esoterica e frivola di una città che ha dovuto combattere per mantenere la propria indipendenza, che si è vista attaccare dal mare così tante volte che nel nostro inconscio, anche il turista è un nemico; una città che vedeva arrivare marinai, commercianti da ogni parte del mondo, ma che non si è mai fatta abusare, che è rimasta schiva a guardare. L’imprenditore genovese è così, non si fa distogliere dal suo piano di guadagnare tantissimo senza spendere nulla, si lamenta, cerca soluzioni che piacciono a lui ma non alla clientela e comunque, è colpa della clientela. I locali che fanno musica dal vivo a Genova, non sono locali che fanno musica dal vivo, sono bar che ogni tanto permettono a qualche musicista di dare fastidio nel proprio esercizio. Quasi nessuno di questi luoghi è attrezzato per un concerto, non c’è impianto audio, lo spazio è estremamente ristretto e il titolare ti odia perché gli stai rompendo le palle; sono davvero pochi purtroppo i posti dove chi ti assume ama la musica, che aprono per fare musica! Sono anche davvero pochi i locali che possano ospitare pubblico e bands al loro interno in maniera confortevole e funzionale .

Arriviamo quindi ad affrontare uno dei problemi più grandi: il musicista è un problema o un volantino pubblicitario, non un professionista. Faccio un esempio: quando il proprietario di un bar, pub, quello che volete, assume lo chef, decide di dargli uno stipendio; questo stipendio rimarrà tale anche se il locale sarà vuoto. Lo chef troverà almeno i fornelli e le pentole nella cucina, e non sarà di certo lui a dover andare a fare pubblicità alla sua cucina sui social o in giro per la città con volantini a spese sue; per il musicista questa regola non vale, perché secondo il  titolare, lui si sta facendo pubblicità, quindi tutto è a spese sue, il noleggio dell’impianto, la promozione dell’evento, a volte anche la cena, e troppo spesso non esiste retribuzione, al massimo si riesce ad ottenere un misero rimborso spese, con il quale lo chef come il musicista, di sicuro non mangia o paga l’affitto.

Un altro problema è la competenza dei titolari in fatto di musica e musica live; quasi nessuno ne sa niente a livello tecnico, cosa serve, cosa no, e spesso la scelta della band è definita dal compenso e non dalla qualità o al genere di clientela che frequenta il locale: se faccio suonare un gruppo metal in un lounge pub perché viene gratis, è probabile che il titolare ci perda comunque, e la band si farà una brutta nomea anche se magari, nel proprio genere, non è affatto male. La mancanza di rispetto e di professionalità di alcuni proprietari nei confronti della musica è davvero un grosso ostacolo per tutta la scena musicale live, rovina reputazioni e fa si che si perda un altro posto dove poter suonare.
Parliamoci chiaro, questi sono anni particolarmente bui per la musica dal vivo, i locali sono in crisi, le regolamentazioni per far suonare qualcuno sono una preoccupazione in piú, oltre che un costo rilevante, e sinceramente, mettendomi nei panni di un proprietario, anche io avrei qualche riserva, perché non sono solo i locali ad avere un problema, anche le persone che vanno nei locali ce l’hanno. Il cambio generazionale,ahimé, si sente eccome in questo: l’unico modo che avevamo noi da ragazzi per sentire musica originale era il cd o il palco dal vivo, adesso si può avere tutto questo in TV, compreso il lato privato della band o del cantante, fidanzate, ormoni e carattere di merda; tutto è scaricabile, tutto è diventato un reality. Già in un altro post, L’X-Factor: perché per me è un no, ho spiegato perché non ho tentato la strada del talent, adesso la musica è un fake, è plastica, è macchina, e business, è marketing, è un progetto che fanno su di te al quale tu non appartieni. Purtroppo ho visto poca creatività in giro in questi ultimi anni e di sicuro è pochissima quella vista a Genova. Ci sono poche bands e quelle che ci sono sono mediocri, già sentite, oppure non trovano lo spazio per suonare le proprie canzoni nel caso fossero innovative, sperimentali o semplicemente forti; basta guardare la moda per capire l’attitudine al nuovo dei giovani, oggi i ragazzini si vestono esattamente come me negli anni ’90, non hanno neppure voglia di trovarsi una moda propria!
Dall’ altra parte, quelli come me, nati negli anni ’80 e prima, che hanno una cultura diversa sulla musica, che la sentono viva, da toccare con mano, con la quale passarebbero giornate, notti, quella da calli sulle mani per colpa delle corde o il mal di gola per le ore passate a cantare; noi vogliamo ancora andare a sentire la musica dal vivo, e non solo quella da grandi palchi, soprattutto quella che puoi commentare nell’ aftershow con i membri del gruppo, con gli amici e la birra in mano. Noi reduci siamo rimasti l’unico pubblico per i live, tanti malauguratamente continuano a seguire le stesse band di 30 anni fa, che suonano cover, alcuni cercano disperatamente delle novità, cose originali.
I locali che si azzardano ancora a fare musica dal vivo prediligono cover band, perché la musica fa da sottofondo, non è difficile e la si conosce già; fa guadagnare e i gruppi viaggiano sul successo della band di cui suonano le canzoni, è musica che non bisogna per forza ascoltare, capire, ed è quella a cui i ragazzi sono abituati oggi. Anche questa scelta potrebbe essere condivisibile mettendosi nei panni di un titolare, per un musicista che scrive e suona cose proprie, è una tragedia; ed ecco il cane che si morde la coda, per farsi sentire bisogna tentare la sorte in talent show o concorsi, che nella maggior parte dei casi sono pilotati o comunque, inutili e alienanti.

Cari sostenitori della musica dal vivo, cari musicisti, il mio consiglio è quello di non mollare e di fare rete, in modo che l’ inestimabile valore della condivisione artistica continui ad essere una colonna per la nostra città, così indifferente e inerme davanti alla sua agonia. Non portate avanti il modello di sfida che i talent show impongono, l’arte è un bene comune, nessuno vince una medaglia alla fine di un concerto, e nemmeno un contratto discografico al posto di un altro, è il progetto che rende vincenti, il saper osservare e ascoltare anche gli altri, aprirsi alle influenze di altri musicisti che renderanno la propria musica ancora migliore e completa. Ci sono anche locali che hanno questa filosofia e resistono, che credono nel valore delle parole e dei suoni dell’anima, e dobbiamo far si che restino un punto di riferimento.

Forse ho trascurato o dimenticato qualche argomento, a voi i commenti e le considerazioni, quello che vorrei è partecipazione, unione, solidarietà e condivisione, passione, rispetto, emozione. Questo è quello che chiedo alla musica e che chiedo alla mia città.

Comments

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2 thoughts on “Genova e la musica live: no, non é una battuta (reprise)

  • 15/10/2015 at 19:40
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    A proposito di musica, ultimamente ascolto spesso questa canzone:

    Che ne pensi?

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  • 19/10/2015 at 02:07
    Permalink

    Pienamente d’accordo con te. Stiamo pagando tutti gli errori fatti in passato, principalmente da noi musicisti.

    Reply

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