Genova e turismo: l’ossimoro dell’estate. Ma perché?

Spread the love
  • 10
  •  
  •  
  • 3
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Genova e turismo sono due parole che non vanno tanto d’accordo, non perché la città non abbia da offrire paesaggi e luoghi meravigliosi, ma perché ci sono i genovesi.

Sì, è storia vecchia, banalità e stereotipo descrivere i genovesi come mugugnoni, rudi e dai confini stretti, ma purtroppo siamo così, fatevene una ragione.

Genova e turismo insieme funzionano poco ancora oggi, per svariate ragioni, la prima è senz’altro la più catastrofica: siamo concentrati su noi stessi.

Noi genovesi vorremmo una città vuota, pulita, con mezzi pubblici efficienti. Noi vorremmo arrivare dall’entroterra al mare in 20 minuti e trovare parcheggio gratis subito, e fin qui, posso anche capire.

Noi vorremmo spegnere luci e musica sotto casa alle 22.30, ma trovare luci e musica se usciamo la sera e stiamo sotto casa degli altri. Noi non vogliamo i “foresti” (un gentil termine da noi usato per descrivere chiunque arrivi da fuori i confini dei quartieri di Nervi e Voltri) perché non capiscono la nostra città. Ed è qui che allora, rientriamo perfettamente nella descrizione sopra.

I foresti non capiscono la nostra città perché non gliela lasciamo capire, non gliela facciamo vivere, non lasciamo loro fare esperienze.

In questa rovente estate, mi sono trovata a dover attraversare ogni giorno tutta la città con i mezzi pubblici e ho constatato che, invece di esserci un piano strategico, uno storyboard che renda Genova e turismo un’accoppiata vincente, ne esiste uno per sterminarci tutti, stranieri e non.

Impossibile prendere un treno in orario (capisco ci siano dei lavori sulla linea di levante, ma riflettere un attimo meglio su come e quando affrontare questo problema?), autobus strapieni, alcuni addirittura vintage, molti senza aria condizionata, ma con i finestrini sigillati.

Ho raccolto silenziosamente decine e decine di testimonianze di turisti stranieri e italiani che avrebbero voluto teletrasportarsi a casa loro – perché con bus, treni ed aerei non ci sarebbero mai arrivati – e sinceramente, come non biasimarli? Dai una chance ad una splendida città, un po’ di nicchia e anche un po’ cara, vuoi andare al mare, in riviera, vuoi mangiarti il pesto vero, vuoi vedere i luoghi che canta De André, ma non riesci ad arrivare vivo né in spiaggia, né al ristorante, in nessun posto. Rimani intrappolato nella fatica.

Genova e turismo, a parere mio, dovrebbero essere amanti, anzi, una coppia solida, che crede nell’amore eterno, invece somigliano a due partecipanti di Temptation Island. Si attraggono, ma si respingono come due calamite con lo stesso polo. Si insultano, poi si amano e poi si insultano di nuovo. Il turista, generalmente, è il terzo incomodo.

Quindi, cosa possiamo offrire a questa povera gente che si trascina da una riviera all’altra senza sapere come, quando e se arriverà a destinazione? Cosa vorrebbe? Cosa ci chiede?

Genova non può bastare a sé stessa, mettetevelo in testa, non può pensare di fare un favore al prossimo solo per il fatto che esista, ma deve rendersi fruibile e deve offrire esperienze.

Tanto per cominciare, cerchiamo di non uccidere nessuno e mettiamo a disposizione delle infrastrutture e dei mezzi di viaggio pubblici decenti. Poi cerchiamo di realizzare che ormai, il turista non vuole solo vedere, ma vuole “fare”. Vuole conoscere, ma non vuole studiare, vuole sapere curiosità, vuole toccare con mano: in due parole, turismo esperienziale.

Siamo all’alba di questo nuovo giorno: tranne guardare le chiese, i pesci, gli animali impagliati, sedersi a mangiare, cosa offriamo? Ancora troppo poco.

Qualcosa si muove: nascono i primi timidi itinerari esperienziali, si comincia a ristrutturare qualche museo con nuove tecnologie, più immersive, ma ancora non siamo riusciti a capire cosa un turista voglia da Genova, ovvero, lo sappiamo, ma non riusciamo a soddisfare quei bisogni.

Ci si spreca in megamanifestazioni praticamente inaccessibili perché mal organizzate, si buttano migliaia di euro in una giornata di scivolo non scivoloso che in pochi sono riusciti ad usare, ci si applica nel “troppo tutto insieme” per un solo giorno e poi stop.

Genova si racconta poco e male, parla solo di cosa non c’è (ops, lo sto facendo anche io) e non di quello che invece esiste ed è sfruttabile, godibile, non conosce le sue possibilità e i suoi perché.

Cosa dite, cominciamo a buttarci nel turismo esperienziale anche noi? Cominciamo ad avere autobus e treni funzionanti? Cominciamo a spiegare perché questa città è meravigliosa e i motivi per cui noi genovesi l’amiamo alla follia? Raccontiamo al mondo che non ci sono solo spiagge, ma che siamo aperti tutto l’anno, che qui si sta bene in ogni stagione ed in ogni stagione, ci sono bellissime esperienze da fare, luoghi da vivere, toccare.

Nel mentre, un plauso a chi ha già cominciato: vi segnalo il sito Ligucibario, in particolare la rubrica Liguria by Luisa, dove potete trovare alcuni esempi di Genova e turismo esperienziale (in tutta la Liguria in realtà) che funzionano, e poi vi raccomando di visitare il Galata – Museo del Mare, un museo interattivo, immersivo, ricco di esperienze e storie al suo interno.

In conclusione, Genova e turismo sono incompatibili? No, sono, come ho già detto, fatti uno per l’altra. Se sceglierete di venire a trovarci, verrete sopraffatti da paesaggi mozzafiato, da colori di un romanticismo sconvolgente, da notti tra musica e movida, da  sapori sublimi, dalle poesie trasformate in musica, dalla storia, una storia gloriosa che ci ha resi La Superba. Quindi sì, venite a Genova, anche se con un po’ di pazienza, perché stiamo lavorando per voi! Ci ritornete e la troverete sempre più bella.

 

Pic by: http://www.primocanale.it

 

 

Comments

comments