Gruppi di Facebook, dove l’ignoranza si scopre subito

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I gruppi di Facebook sono quei luoghi virtuali dove l’ignoranza la scopri subito, la vedi, sembra quasi di poterla toccare.

Un po’ di teoria: sappiamo che esistono varie modalità di gruppi di Facebook: aperti, chiusi, segreti. I primi sono pubblici, sono visibili nella ricerca e sia chi ne fa parte e chi no, può vedere i post pubblicati. I gruppi chiusi sono visibili nella ricerca, ma chi non ne fa parte non può vederne il contenuto; agli ultimi, quelli segreti, si accede solo tramite invito e non sono visibili nella ricerca.

Detto ciò, come si entra in questi gruppi? Si fa richiesta, oppure si viene aggiunti, nella maggior parte dei casi a nostra insaputa e già questo è un punto dolente: mi sono ritrovata in community di gente fuori di melone senza che nemmeno lo sapessi. La cosa non mi piace e tra l’altro, denota una discreta ignoranza dell’amministratore nel gestire i social media: mi infili nei tuoi gruppi di Facebook senza chiedere? E io esco automaticamente.

L’idea di uno spazio di discussione virtuale è bellissima, ma purtroppo sovente la vita in questi gruppi è pressoché un inferno: ognuno scrive quello che gli pare (a meno che – come ho fatto io – non serva l’autorizzazione dell’admin per pubblicare, ma questo richiede un impegno notevole), in lingue spesso lontane dall’italiano e la maggior parte delle volte i contenuti non sono inerenti al gruppo, sono spam bello e buono oppure sono argomenti triti e ritriti, per cui ci si ritrova ad avere una bacheca fatta di un unico post ripetuto 50 volte.

Il vero problema dei gruppi di Facebook però indovinate qual è? Le persone che ne fanno parte. La gente rovina sempre tutto.

Ecco perché secondo me, l’ignoranza dei frequentatori virtuali di queste community viene subito a galla, basta vedere come si comportano e cosa e come scrivono. Non parlo solo di ignoranza scolastica – perché è vero che a mettere le h e le virgole ce l’hanno insegnato alle elementari, ma sembrerebbe non tutti ci siano andati – parlo proprio di quell’insieme di chiusura mentale, cafonaggine, mancanza di rispetto e voglia di prevaricazione che regna sovrana non solo nei gruppi, ma nei social media tutti.

Per esempio, sono fantastici quei gruppi tematici in cui si discute di un argomento preciso, nati appositamente per scambiarsi pareri, recensioni, consigli. Bellissimo pensi! Che meraviglia, mi iscrivo. Prima cosa da fare: leggere il regolamento. Seconda: rispettarlo. Non tutti lo fanno e finisce che si crea il caos, che i poveri admin devono gestire con la cancellazione di alcuni post o con dei richiami.

Una volta che prendi coscienza delle regole, decidi di postare e chiedere un consiglio o dare una tua opinione.

Ed è lì che arrivano, escono come funghi.

Prima di tutto, tu che scrivi per la prima volta, chi cazzo sei e cosa vuoi? I frequentatori più assidui del gruppo di Facebook in questione, che si considerano espertoni, tuttologi e conoscitori assoluti della materia, già ti odiano, come se stessi compiendo un’infrazione, una violazione di domicilio, come se stessi pisciando nel loro territorio. Figuriamoci poi se il parere che hai espresso è diverso da loro! Sei morta. Perdono minuti di vita preziosi a cercare delle gif per commentare e farti capire che la tua esistenza non ha senso, che non capisci niente e che del tuo punto di vista non frega una beata minchia a nessuno.

Eppure, credevi davvero che il gruppo fosse nato proprio per dire la tua, per discuterne con altri, non per venire perculata gratis da uno sconosciuto. Quindi controlli il regolamento, che espressamente dice “discutiamo di questo, date le vostre opinioni, basta che seguiate le regole” e allora ti monta il nervoso, capisci che anche se il gruppo si chiama “i souvenir più belli dal Molise”, l’importanza che gli è stata data è simile a quella che ha la fame nel mondo e la terza guerra mondiale, che non si può discutere proprio di nulla se non va bene ai bulletti virtuali di turno.

Io di solito riesco a resistere qualche settimana, poi comincio a provare disgusto per il genere umano ed abbandono.

L’apoteosi dell’ignoranza si trova però nei gruppi di Facebook “cerco e offro lavoro”.

Questi sono popolati da persone che non hanno la minima idea di come funzioni una community, che sanno esista un regolamento, ma mica lo leggono, che pubblicano annunci senza capo né coda e s’incazzano quando qualcuno glielo fa notare. Qui in effetti, ho trovato anche una stratosferica quantità di analfabeti funzionali e sgrammaticati che nemmeno nel 1800.

Alla fine stare in gruppo del genere è del tutto inutile, forse l’unico lato positivo è che prendi fiducia in te stessa e cominci a ripeterti che un lavoro lo troverai sicuro se la media da superare è quella che hai visto lì. D’altra parte, comprendi anche perché in molti sono disoccupati. La quantità di furbi e manipolatori che si trovano in questo tipo di gruppi è da denuncia, nascono spesso discussioni moleste e fastidiose per cui poi di lavoro ne vedi proprio poco, diventa un gruppo per lamentarsi. Consiglio quindi a chi ha aperto questo tipo di community di lasciar perdere, a meno che non si sia esperti di amministrazione o che si abbia molto tempo da passare a moderare, autorizzare e cancellare post, perché altrimenti fanno più male che bene.

Quindi, ne deduciamo che Nibiru è sempre la soluzione più efficace ormai, gli esseri umani dovrebbero estinguersi, almeno fino a quando non si riuscirà a discutere di svezzamento o serie tv in modo civile ed educato e senza credere che si stia salvando il mondo. Per altro, non è obbligatorio utilizzare i social networks, se non siete capaci a convivere con le atre persone nemmeno in una realtà virtuale, rinchiudetevi e non usateli, perché esiste gente che invece ne fa buon uso, un uso proficuo e intelligente e vorrebbe continuare a farlo, talvolta anche per farsi due risate, non solo del sangue marcio.

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