I Rockers e i Canoni per Essere Alternativi

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Essere rockers è un lavoro durissimo.

Essere rockers è un lavoro durissimo. Non sto delirando, voi non potete nemmeno immaginare, a meno che anche voi non siate dell’ambiente, quanti luoghi comuni bisogna rispettare e in quanti canoni bisogna rientrare per essere alternativi.

Io sono una privilegiata, sono cresciuta con una papà che suonava punk a 17 anni, poi negli anni ’80 swing per gente che di musica ne sapeva, e ascoltava di tutto, dai Clash a Jaco Pastorius, dai (terribili) Pet Shop Boys a Sting e i Police, dai Beatles ai Ramones. E poi lo zio, che suonava Oi e ascoltava jazz e soul. Per questo mi trovo in imbarazzo, ho sempre cantato in gruppi rock, la mia cultura musicale verte soprattutto su quello, ma quando oso nominare alcuni titoli di brani che mi piacciono, brani pop o brani trash, vengo fulminata subito.

Perché per i “rockers” non esiste altra musica buona all’infuori di quella che ascoltano loro. Questo chiaramente vale anche per i jazzisti, che sono ancora peggio. Un musicista pop non ti guarda come se avessi appena preso a calci una vecchietta se gli dici che ti piace l’ultimo pezzo di Beyoncé, se apprezzi le doti di Lady Gaga o se hai trovato carino l’ultimo album di Cesare Cremonini, nemmeno uno che suona raggae o blues.

I rockers sono spesso i musicisti peggiori, quelli più sguaiati e senza criterio alcuno nel comporre o suonare, perché il rock è così, quel rumore e quelle chitarre scordate sono volute, anche se fanno cagare e anche se sono tutti luoghi comuni.
Se suoni rock, tutta la musica pop ti è vietata, figuriamoci poi quella italiana, ad eccezione di De Andrè, che fa sempre figo metterlo nel mezzo, la PFM, Rino Gaetano e Ivan Graziani, che si dice per fare gli intenditori,ma quasi nessuno lo ha mai ascoltato davvero; qualsiasi persona faccia musica in italiano è un buffone, a meno che non sia una cosa del tutto inascoltabile o noiosissima o con dei testi che nemmeno Freud ne potrebbe venire a capo.

Ci sono artisti in particolare che sono categoricamente vietati dal codice rock, ad esempio i Modà, Gigi D’Alessio, Biagio Antonacci, Eros Ramazzotti, i Negramaro, i rappers in generale, ma soprattutto Fedez, quella gran ragazzona della Tatangelo, che comunque ha un apprezzamento sulla fiducia dagli uomini, l’Amoroso e tutti coloro che escono dai talent show. Sono solo alcuni tra i più odiati.

Poi esiste una sottocategoria di rockers, quelli che chiamerei “denoiatri”, ovvero quelli che stanno nel limbo, che per rock intendono una cosa un po’ troppo generica per i “veri” rockers; la maggior parte non suona, o suona nelle cover bands, sono quelli che da ragazzi ascoltavano Ligabue, i Litfiba, Vasco e i Queen sentendosi quelli strani. Sono coloro che sono cresciuti con la mamma e il papà che ascoltavano Toto Cutugno e Rita Pavone, che per loro il rock era Little Tony. Potete immaginarvi, già Ghigo a questi gli sembrava quanto di più trasgressivo il mondo potesse palesare, con quel domatore di leoni che cantava con lui. E poi è arrivato Freddy Mercury, e poi Vasco, e lì hanno chiuso le porte al resto della musica, perché più rock delle tutine e della corona non c’è niente, niente di così fuori dagli schemi. Questo ancora oggi, in un periodo storico in cui Formigoni prende per il culo i gay. Quelli che ascoltano Vasco poi spesso hanno dei seri problemi, non sanno proprio che esistano altri cantanti o altri generi musicali all’infuori di lui.

Il look del rocker oramai non è più un grosso problema: siccome i musicisti non campano più di musica, ho visto gente arrivare ai concerti in giacca e cravatta, appena usciti da lavoro, ma sotto sotto resta il codice delle giacche di pelle, le magliette delle bands o con citazioni di film/canzoni, degli orecchini, occhiali da sole sempre, capelli spettinati (grazie a dio non è più necessaria la lunghezza, almeno non da adulti); per le donne colori strani in testa, blu, verde, rosso fuoco e zozzonaggine prima di tutto. Diciamo che almeno nell’aspetto fisico, il rock ha messo un po’ i piedi per terra, è ammesso lavarsi, non è necessario vomitarsi addosso ad ogni concerto o fare gli sciacqui ai denti la mattina col Tavernello; non è obbligatorio sfasciare locali o chitarre, così come prendersi malattie veneree.

Di sicuro rimane la spocchia nei confronti di tutti gli altri generi musicali: chi fa jazz è un fighetto, il prog è per chi ce l’ha piccolo, il pop per i poveretti che non capiscono niente di musica, il folk una presa per il culo, il blues si, va bene, ma fino ad un certo punto, perché poi diventa troppo country ed è ridicolo. Se non sai a memoria tutti i nomi dei dischi dei Pink Floyd in ordine sei una nullità e non vale la pena perdere tempo a parlarti, non hai visto dal vivo almeno una volta i Deep Purple e non conosci i b-sides dei Led Zeppelin? Puoi anche morire. Ti piacciono i Coldplay? Ti fanno fuori direttamente.

Diciamocelo, il musicista rock è un gran figo, con lo sguardo magnetico. E’ quell’uomo che ti guarda con disprezzo, ma del quale ti senti perdutamente innamorata e attratta; ti lancia occhiate dal palco che potrebbero metterti incinta, ma prova pena per te che lo segui appassionatamente a tutti i concerti. Gli fanno schifo un po’ tutti a dire il vero, a volte anche sé stesso, perché essere tormentati è da sempre fattore di fascino. Anche le cantanti rock fanno innamorare gli uomini: sono dure, sputano sulla faccia dei maschi senza paura e non si curano dei loro movimenti scomposti sul palcoscenico, movimenti che spesso mostrano parti intime al pubblico. Bevono come scozzesi e poi si concedono nei bagni dei locali, oppure, quando ancora devono cominciare a bere o non ne hanno avuto il tempo, la fanno ben bene passare sotto al naso di tutti con grande maestria, anche loro con lo sguardo stracolmo di pena e schifo.

Una cosa accomuna tutti i rockers, maschi, femmine e “denoiatri”: l’egocentrismo e la voglia di protagonismo che vanno oltre a davvero troppi confini razionali. Per carità, ci vuole. Ci vogliono ancora persone che non hanno paura di osare, di dire quello che pensano, o anche di sentirsi migliori di qualcun altro (anche se spesso immotivatamente), nel caso dei rockers, di chiunque. Ci vuole la passione e la dedizione, la testa dura e la tenacia di credere sempre che quello che si sta facendo è meglio, che sta lasciando un segno. Questo è il vero fattore x del rocker: la disperata voglia di lasciare il segno. Qualcuno ci riesce, qualcuno muore prima per overdose o malattie epatiche/veneree, qualcuno crescendo molla la presa, ma rimane sempre un po’ divo/a dentro.

Io ero una rocker, magari un po’ moscia, forse sono semplicemente bipolare. Non si può pretendere di fare le 4 del mattino ed essere anche secchioni troppo a lungo. E poi, anche Courtney Love si è data una calmata da quando è madre. Continuo a schifare Biagio Antonacci, ma ascolto anche musica di merda, di generi molto vari e diversi tra loro. Talvolta sono anche andata a ballare in discoteca, ma non è che mi ci trovi benissimo, ci vado più che altro per criticare acidamente gli esemplari senza speranza che ci trovo dentro. Perché l’animo rock si assopisce, ma non sparisce mai del tutto!

 

Dedicato a tutti i miei amici rockers che ancora vanno in giro col chiodo e pisciano in testa alla gente, a quelli che se la tirano come se fossero Robert Plant, a quelli che poverini, ascoltano Gigi D’Alessio: Elio e le Storie Tese – Il Rock’n’Roll

 

Nowaytobeme

Comments

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6 thoughts on “I Rockers e i Canoni per Essere Alternativi

  • 10/02/2016 at 13:56
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    Fantastica!
    Quando poi fanno le corna…io je mozzerebbe e dita!

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    • 11/02/2016 at 15:33
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      Grazie Ebe! Io sono una quasi rocker…una un po’ mammoletta, lo sono nello spirito, non molto nei fatti…le corna in effetti vanno fatte in un certo modo…se no sono brutte da vedere!Ahahahah!

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  • 10/02/2016 at 19:20
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    Mi piace quello che scrivi e come lo scrivi. E’ molto spontaneo e vero. A me, tra l’altro, sembra di assomigliare un po’ alla figura di tuo padre (ho suonato con gruppi, rock, jazz, folk, disco-music, liscio, etc durante gli anni ’80 e fatto anche piano-bar di professione! dalla canzone napoletana a Fred Buscaglione, Lucio Battisti e oltre). E del rocker di periferia? Quadretto azzeccato, controversie comprese.

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    • 11/02/2016 at 15:30
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      Grazie!Mio papà mi ha fatto crescere come “critica”, mi ha fatto ascoltare maestri della musica, artisti a 360 gradi e pure tanta cacca. Per questo mi piace tutta la musica, ma non solo, so osservare e ridere di me e degli altri senza giudicare. Domenica sono ai Liggia, se vieni possiamo stringerci la mano 😉

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      • 11/02/2016 at 16:31
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        Sono assolutamente d’accordo! solo ascoltando tanta musica diversa, dei vari generi puoi riuscire a distinguere e ricondurre il tutto alle due categorie principali (come diceva P. Mc Cartney): Buona e cattiva! Grazie per l’invito, ma non credo di poterci essere. Mi spiace, ma prima o dopo dovrò pure riuscire ad ascoltare i miei figli da quelle parti e allora spero di avere il piacere di incontrarti

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