L’ X-Factor: perché per me è un no

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L’ X-Factor : perché per me è un no

Ogni anno inizia per me, con la scuola, il periodo del perché non vai ad X-Factor. Ebbene si, nel mio piccolo quartiere ho una certa notorietà come cantante, in molti mi hanno ascoltato e apprezzato, tantissimi non hanno la minima idea del fatto che io canti, spesso nemmeno del fatto che io sia una persona vera con casa e famiglia, oltre che la ragazza del forno.

Un altro dei miei vezzi è organizzare eventi per il quartiere, questo mi ha anche permesso di esibirmi in qualche piccolo live, a volte serio, a volte improvvisato, e quindi di riscuotere quel discreto successo all’uscita da scuola, al parco, o a lavoro con i clienti; ovviamente la mia “carriera” musicale non termina qui, da oltre 15 anni canto in locali e feste con la mia band e col mio compagno, che in queste occasioni diventa il mio chitarrista preferito.

Potrete quindi immaginare la coesione di un intero quartiere che mi ha visto nascere, nel sostenermi nella mia corsa alla fama, nella quale investirebbero anche 10 o addirittura 20 euro di televoto per poter dire che la loro commessa o vicina di casa è ad X-Factor! Non nasconderò che a tratti la cosa mi inorgoglisce, a tratti mi innervosisce, ma più spesso, mi sono un po’ scocciata di dover dare spiegazioni a persone che non mi filano di striscio per tutto il resto dell’anno, sul perché io abbia deciso di non partecipare ad un talent show o non faccia della mia passione un mestiere. Ci proverò adesso, tenete buona la spiegazione per i prossimi anni.

Una delle cose che mi fanno partire la risatina cinica, a volte satanica, guardando i talent, è la tipica affermazione “voglio emozionare la gente” oppure “canto col cuore”. Allora, prima di tutto canti con la bocca, qualcuno grazie al cielo col diaframma, ma non col cuore. Io ho un’ altra visione della musica, che certo mi farà apparire meno figa alle ragazzine innamorate o alle deluse e sole donne mature, ma non si può avere tutto dalla vita.

Io canto perché MI fa stare bene.

Per me la musica è una dimesione personale, egoistica, che deve far stare bene prima di tutto me, mi deve alleggerire ma anche riempirmi, straziarmi e addormentarmi, deve farmi ridere, sudare, piangere, deve farmi pensare, riflettere, incazzare, innamorare, mi deve far ballare e rimanere incantata, ferma, davanti alla forza della creatività, dell’empatia, deve saper entrare ed uscire, deve restare per sempre. Deve arrivare quando la voglio e andarsene quando sono stanca, stufa, troppo satura anche per lei, ma deve sempre essere pronta al mio fianco a farmi gridare quando ne ho bisogno. Quando canto io penso alle mie emozioni, a cosa sto dicendo,a come lo sto dicendo e perché. Non penso di sicuro al fatto che tu, davanti a me, stai piangendo dalla commozione o stai pensando ad altro. In sostanza, uno dei motivi per cui non vado ad X-Factor è che ho fatto una scelta: vivere la musica come voglio.

Le mie fans numero uno ovviamente sono le mie amiche, anche loro spesso impegnate nel tentativo di convincermi, ma credo più per affetto e perché credono in me davvero, che per ostentare una possibile amicizia VIP . Loro sanno benissimo che un altro motivo per cui non partecipo ai talent show è proprio la mia famiglia.

Potrebbe sembrare strano, ma non ho mai avuto l’ossessione per la fama, altresì ho avuto un figlio a 20 anni, che mi ha subito rimesso i piedi per terra schiaffeggiandomi fortissimo, ed eliminando ogni piccola fiammella di competitività e ambizione dai pensieri per molti anni. Solo ultimamente, essendo i miei ragazzi cresciuti ed estenuanti, ho ritrovato forte il bisogno di dedicarmi a qualcosa di gratificante, d’impegnativo, qualcosa che mi faccia evitare di strangolarli la sera. Non sarà di certo X-Factor il mio nuovo sollazzo, anche solo fare i provini mi terrebbe lontano da casa e, anche se sono sicura tutti se la caverebbero benissimo (forse), sono io che non me la sento. La mia famiglia mi ha tolto tante cose: tempo, autostima, come dicevo prima, ambizione e gratificazione, sicurezza, sonno, ma mi ha dato 100 volte di più, mi ha dato un senso. Per 10 volte che mi sembra di non farcela, ne ho sempre una che mi fa sentire invincibile; per mille lacrime, ho bisogno di un solo sorriso dei miei figli. Questa è un’ altra scelta che ho fatto, non andare via, restare.

Non esistono solo ragioni pseudo-filosofiche o affettive per giustificare la mia non partecipazione ai talent show, nessuno si interroga mai su cosa bisogna fare per accedere ai provini per questi show. Ve lo dico io, nei casi che ho sperimentato, solo per inviare il proprio materiale in visione ed iscriversi, bisogna firmare un mini-contratto che ti rende “proprietà” dell’agenzia che gestisce i casting, sia tu persona che il tuo materiale; inutile dire che il famoso “inedito” che si propone, immediatamente non sia più tuo, e che se qualcuno ti filmasse mentre canti durante il periodo dei provini e ti pubblicasse su un social network, si rischierebbe la penale o una causa. Terza scelta quindi, non svendo quello che scrivo e quello che faccio, proprio perché come ho cercato di spiegare, per me la musica è libertà ed è cosa mia, che gestisco io.

C’è un solo motivo per cui la tentazione di provarci è comunque presente dentro di me: il mio folle amore per Elio, lo amo sin da bambina, per me è un profeta, un maestro, sarei andata al provino solo per conoscere lui, e forse, solo un pochino, per dimostrare a me stessa che ce l’avrei potuta fare davvero.

Stasera è una X-Factor night, mi aspetto già che domani qualcuno mi dica che canto meglio io dei concorrenti, oppure mi chiederà “perché non sei andata?”. Saprò però che queste persone non hanno letto il mio blog e mi saranno ancora più indigeste.

Per concludere, canto bene, non sono così brava come dicono, ma sembra così grande il mio talento, perché è MIO.

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4 thoughts on “L’ X-Factor: perché per me è un no

  • 30/09/2015 at 14:12
    Permalink

    Ora lo so anche io Sara!
    Mi è piaciuto leggerti!
    Io mi infilo nella categoria di chi te l’ha chiesto perché pensa che sei brava e che crede in te! :-*

    Reply
  • 07/10/2015 at 15:57
    Permalink

    Ti capisco perfettamente. Il canto per te è quello che la scrittura è per me. Come in ogni forma di arte creativa, credo sinceramente che per prima cosa l’artista voglia “sfogarsi”, se capisci cosa intendo. La forma d’arte è un modo per dare voce ad una parte di se stessi che altrimenti rimarrebbe silenziosamente in disparte. Dare voce a quella parte nascosta è di per sé una gratificazione immensa.

    Reply
    • 07/10/2015 at 16:00
      Permalink

      Esatto, per me è una dimensione egoistica, che condivido, ma non baso sulle emozioni altrui.

      Reply
  • Pingback: Genova e la musica live: no, non é una battuta (reprise) | nowaytobeme

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