La piscina: Vanity Fair

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La piscina per me è sempre stato un luogo mistico: l’odore del cloro, l’acqua azzurra, quella sensazione di calore tropicale durante l’infanzia la rendeva speciale, quasi irraggiungibile. Per noi bambini degli anni ’90, ancora la piscina era un privilegio, non tutti avevano la fortuna di poterla frequentare; il nuoto era uno sport abbastanza elitario, o almeno questa era la mia sensazione ed il mio ricordo; spesso nelle nostre passeggiate domenicali, io e mio fratello ci sporgevamo dal muretto della Sportiva Sturla per guardare affascinati i fortunati natanti, con occhi sognanti, quasi a dire “beati loro”.
Ora sono mamma e indovinate un po’? La piscina è diventato l’inferno in terra.
Quest’anno mia figlia,che è sempre indecisa sullo sport da praticare e che usa come metro di giudizio quale amica vada dove, si è fatta coraggio e ha iniziato a frequentare un corso di nuoto sincronizzato. La bambina pesa 24 chili e ha quasi 11 anni, potete immaginare la sua resistenza al freddo e il suo possente fisico; inoltre in casa, conosciamo tutti la sua forza di volontà e voglia di impegnarsi pari a 0, senza dimenticare che in 10 anni di mare, non l’abbiamo mai vista nuotare. Per non farle un torto, ma con tutte le speranze e le aspettative chiuse in borsa con la lampo, la assecondo e decido di portarla a fare la selezione per partecipare al corso. Com’è tipico suo, piuttosto che darmi ragione e l’ultima parola, ha sfoderato delle bracciate e una determinazione mai viste, ed è entrata nella  squadra.
La piscina dove segue le lezioni si trova in una bella struttura, recente e spaziosa, ma nonostante tutto, alle 17 sembra di entrare in una conigliera. Come sempre, non sono i bambini il problema, ma i loro parenti, 72 per persona, tutti spiaccicati davanti ai tornelli come se ci stessimo contendendo una prima fila ad un concerto, che urlano perché la nipote sparisce proprio quando si deve entrare, dopo 45 minuti di attesa a intasare l’accesso; l’agitazione sale, negli spogliatoi si siedono anche sopra di te, mischiano le loro mutande con le tue, si mettono le tue scarpe, la nipote di 4 anni da sola farebbe molto meno casino. Vi chiederete, le mamme? Quali mamme? Le mamme se ne guardano bene dal venire in questo girone dantesco, mandano i nonni, che negli spogliatoi hanno malori, gonfiore agli arti, esaurimenti nervosi e che si maledicono per aver messo al mondo dei figli e avergli permesso di riprodursi. Le mamme le vedi fuori al massimo, tutte tirate che raccontano delle prodezze sportive dei loro figli, del fatto che si allenano 90 ore al giorno per ottenere quei risultati, e che per loro è veramente impegnativo stargli dietro (come se nuotassero loro). Poi in effetti, per essere giusta, qualcuna viene, quelle che hanno 4 figli perché va di moda e lasciarli in piscina è l’unico modo per riposarsi un’ora, o quelle che non hanno una scusa valida per stare a casa.
In questa struttura non ho mai visto nessuno con la faccia stanca, tutti ben vestiti, freschi come fiori appena sbocciati; io arrivo spettinata, sudata, incarognita dal viaggio in autobus e di fretta, vestita normale, casual, non come se fossi appena uscita da un catalogo di moda. Tutti discutono della magnificenza della propria esistenza: chi ha un lavoro impegnativo, chi è megadirettore, chi ha la figlia che oltre a nuotare benissimo, va alla scuola tedesca e parla 28 lingue,chi parla delle marche in voga quest’inverno o di ristoranti molto chic con nomi assurdi. Di solito ho il volto dello sconforto, già appena arrivata, sapendo di dover passare le due ore successive seduta a sentire discorsi fastidiosi nei quali vorrei intromettermi solo per mandare a cagare gli interlocutori, e pensando a quante cose avrei da fare in quel momento e che dovrò sbrigare necessariamente in 5 minuti appena arrivata a casa, in contemporanea al preparare e servire la cena a tutti. Lì comincio a sentire l’ansia, a boccheggiare, poi mi ricordo che ci sono 40 gradi col 90% di umidità e che mi devo rassegnare, il mondo è un posto brutto, pieno di gente scema e piena di sé.

Finisce la lezione e in 4000 si riversano negli spogliatoi, di nuovo tutti con le mutande dell’altro in mano, persone che non sanno nemmeno più come fossero vestite al loro arrivo, la bambina va a fare la doccia, con la tesserina ricaricabile, nella quale si hanno a disposizione in omaggio 5 docce e 5 phon al momento dell’iscrizione; ovviamente mia figlia alla seconda lezione era già senza nessuna delle due , perciò, cercando di capire come fare a nascondermelo, il momento toeletta dura circa un’ora, adducendo come spiegazione il fatto che fosse la tessera a non funzionare, non lei ad aver sprecato il credito, e nel mentre, scroccando docce e phon a sconosciuti. Finalmente arriva l’attesissimo momento in cui la vedo spuntare e deve solo asciugare i capelli, ma poi mi volto e vedo che ai phon ci sono persone che fanno la piega alle nipoti e se nello spogliatoio erano in 4000, non si sa come, qui arriviamo a 10000! Se ne va un’altra mezz’ora e poi, con la frustrazione per mano, ce ne andiamo a casa.

Portare i figli in piscina dovrebbe essere a tutti gli effetti classificato come lavoro usurante, per i nervi e per il fisico, ci vuole tempo, pazienza e anche resistenza alle condizioni estreme. Eppure, ancora ha la sua magia, ancora quell’acume nel suo odore mi ricorda di quando mio fratello passeggiava con me e papà, mi ricorda quando andavo a Nervi a fare il bagno col nonno, o a vedere i delfini, mi ricorda le Bolleblù d’estate con le mie cugine, tutti meravigliosi pensieri legati a cose speciali, che aspettavamo per tutto l’anno. Sarà per questo che per me la piscina rimane sempre un posto d’elite, che non tutti possono permettersi, ho sempre la sensazione di sentirmi fuori posto e allo stesso tempo fortunata, oltre che orgogliosa di aver realizzato per i miei figli, un sogno di quando io ero bambina. Sarebbe meraviglioso se il piccolo mondo oligarchico della piscina si restringesse solo alle persone che piacciono a me, educate, gentili, in modo da vivere questo tuffo in sensazioni antiche un delizioso piacere anzichè una fiera delle vanità sfiancante e grottesca.

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