La Psicologa e la Terapia del Lamentarsi senza Freno

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La Psicologa e la Terapia del Lamentarsi senza Freno

Ho un segreto, che non è nemmeno poi così segreto: vado dalla psicologa.

Quand’ero bambina, non ho mai sentito nessuno dei genitori dei miei amici parlare di psicologi, non sapevamo nemmeno esistessero, nessuno ci andava; se eri stressato, rimanevi stressato, se eri incazzato, te la facevi passare, se un bambino era aggressivo, prendeva dei pattoni dagli altri bambini e poi pure dalla madre, ma devo ammettere che noi, da fanciulli, facevamo proprio tutta un’altra vita rispetto ai nostri figli. Noi eravamo liberi, senza paranoie, uscivamo da scuola e andavamo a giocare al parco fino a che non tramontasse il sole, spesso eravamo da soli, o con una mamma che ci guardava tutti. Si faceva sport, si, ma senza farlo diventare un secondo lavoro e non avevamo praticamente mai compiti a casa, solo nel fine settimana.

Sono drasticamente cambiate le abitudini della nostra vita, non possiamo più avere debolezze, non possiamo mai mollare, si deve correre già dalla scuola materna, verso cosa non si sa; bisogna essere sempre i migliori in tutto, si studia solo per avere voti alti o per il futuro, non si ha il tempo di appassionarsi a qualcosa, perché tutto è troppo veloce, non si ha tempo, ogni minuto è impegnato, non si può scendere dl treno in corsa mai, nemmeno per un secondo.

Oggi tutti abbiamo bisogno dello psicologo, ognuno ha il proprio motivo, la propria impalesabile debolezza da tenere nascosta, ognuno di noi sente il peso di una vita che non ci lascia il tempo di vivere, perché bisogna andare avanti. Qualcuno non vuole ammetterlo, qualcuno se ne vergogna, altri ancora lo ignorano perché non hanno il tempo di pensarci,  io invece credo che la psicoterapia sia stata una delle decisioni migliori che abbia mai preso, non me ne vergogno affatto, non vedo proprio perché dovrei, anzi, ne parlo spesso con le mie amiche.

Nessun medico mi ha proposto la psicoterapia come aiuto nel trattamento del mio malore che, oltre ad essere stato causato in gran parte dallo stress, mi ha lasciato altre spiacevoli debolezze e paure da affrontare; sono stata io a decidere che era arrivato il momento per prendermi cura di me, che dovevo scendere necessariamente da quel treno e che il mondo non si sarebbe fermato e non si sarebbe distrutto nulla; mi sono fatta coraggio e ho fronteggiato la possibilità di non essere eterna e indistruttibile, e ho preso il mio primo appuntamento.

Sono arrivata in studio agitatissima, non sapevo che cosa aspettarmi. Mio figlio fa psicoterapia da tre anni e la dottoressa che lo segue mi mette un po’ in soggezione: ha un tono di voce caldo, avvolgente, parla a bassa voce e lentamente; ha un viso rassicurante, con un dolce sorriso materno, ti mette subito tuo agio, ma nello stesso tempo ti fa sentire una merda, visto che tu sei quella che al proprio figlio urla le peggiori minacce con il volto aggrottato dall’isteria. Immaginavo una dottoressa così anche per me, che mi facesse sentire al sicuro.

Ovviamente mi è capitata quella eccentrica che non ha mezzi termini e che se ti deve dire che fai delle minchiate te lo dice, proprio con testuali parole. Subito ho pensato ” ma porca vacca, possibile che anche la psicologa debba stressarmi?!?”, ma poi, dopo 20 minuti d’imbarazzo iniziale, mi si è aperto il meraviglioso mondo della psicoterapia: avevo davanti a me una persona che mi stava ascoltando, che mi faceva lamentare liberamente di tutto e di tutti senza mai interrompermi o contraddirmi; qualcuno che, lo scriverò maiuscolo per somma importanza, MI DAVA SEMPRE RAGIONE, SEMPRE!!!

Sono uscita da quell’incontro già sollevata, meno pesante. Ho potuto vomitarle addosso cose che non ho mai detto perché potevano urtare la sensibilità di qualcuno, cose che tutti sanno ma nessuno dice, ho parlato male, malissimo, di persone che non posso odiare liberamente, ma solo dentro di me. E’ stato uno dei giorni migliori della mia vita. Non si può comprendere quanto siamo pieni di emozioni e sentimenti che ci avvelenano giorno dopo giorno, fino a che non ci si siede davanti ad uno sconosciuto e li facciamo uscire fuori, diventano reali e se ne vanno, pezzo per pezzo.

Adoro la mia psicologa, è fortissima, credo mi somigli anche un po’. Dopo qualche seduta, fattasi un’idea di come sono fatta, ha cominciato anche a farmi sempre un sacco di complimenti, esco da quella stanza carica di fiducia. Ho fatto tanti cambiamenti in questi tre mesi di psicoterapia, qualcuno impercettibile, qualcuno più difficile; ho capito davvero tante cose, prima di tutto, che non voglio più farmi del male da sola, che devo allentare la pressione e fare anche cose che mi piacciono, non solo quelle che devo. Ho capito di avere il diritto di dire che qualcuno mi ha ferito, che se sei stronzo, è giusto che io te lo faccia sapere e non mi devo sentire in colpa per questo; ho capito che devo pensare a cosa è meglio per me e non solo per gli altri. Ho capito l’importanza del potersi esprimere liberamente, del potersi lamentare senza sentirsi deboli o fastidiosi, del circondarsi di persone positive, che non ti fanno sentire un peso o inferiore.

Ci sono cose a cui non possiamo porre rimedio, ma possiamo affrontarle e metabolizzarle, prima di tutte, la paura di non essere all’altezza. Questo è il problema che affligge un po’ tutti noi, anche me: volare bassi per paura di non farcela, e rimanere poi infelici, irrealizzati ogni giorno. Una caduta si affronta e ci si rialza, un continuo sentimento di frustrazione può invece piano piano spegnerci fino ad un punto di irrimediabile non ritorno; abbiamo così tanta paura della verità che ogni giorno rimaniamo schiavi di una menzogna che non ci lascia esistere, che rende la nostra permanenza in questo mondo una semplice esecuzione programmata e meccanica di movimenti, ci rende succubi alienati e immotivati di un vortice che può risucchiarci; spesso non pensare a quello che ci accade ci da la forza di svegliarci un altro giorno la mattina, ma prima o poi arriva quel momento in cui dovremmo chiederci “ma cosa sto facendo?”, e io mi rifiuto di rispondermi un’altra volta ” mi lascio esistere”.

Quindi, ve lo consiglio, andate a lamentarvi dalla psicologa, andate a sfogare quello che vi mangia l’anima e risvegliate la potenza che avete nascosto perché avevate paura, tiratela fuori e iniziate a vivere. Si, a volte è doloroso, altre difficile, ma almeno la si potrà chiamare vita.

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