L’Arte e la Terapia del Gossip

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” Oh, hai sentito che la Ba ha le verruche ai piedi? Se l’è prese al mare, così dice, ma chissà dove si è andata ad infilare quella lì” ; ” Lo sai che la tizia dell’ ufficio si è rifatta le tette, ma dove li ha presi i soldi che è una morta di fame?” , ” Sai, mia moglie secondo me mi tradisce, cosa ne pensi? Sono pazzo o è davvero una vacca?”.

Il gossip è la grande forza che muove il mondo.

In ogni angolo di città in cui ti siedi, cammini, lavori, senti persone che giudicano le vite altrui, che borbottano consigli anche un po’ schifate dal comportamento del soggetto del pettegolezzo.

Io amo guardare la gente spettegolare.

Spettegolare è un’ arte alquanto complessa: prima di tutto, non bisogna essere troppo coscienti di farlo, altrimenti si rischia di sentirsi colpevoli e in questo caso, è deleterio; il pettegolezzo va fatto senz’anima, con anche un velato disprezzo, non troppo sentito però. Quando si parla dei fatti altrui, sembra quasi che quelle persone non siano reali, quindi possono essere offese, mal giudicate e diffamate liberamente, soprattutto se si ha l’ appoggio delle altre comari vicino a te. I fatti non devono per forza essere realmente accaduti, anzi, se le circostanze lo permettono, è consigliabile aggiungere la fantasia alla storia, appendici creative che la rendano ancora più avvincente. Gli argomenti sono liberi: amore, casa, famiglia, peso, soldi, salute, abbigliamento, capelli, unghie, intelletto, cultura e via discorrendo, niente e nessuno si salva; è estremamente raro trovare qualcuno con un proprio punto di vista sulla politica, sull’ economia, ma sui cazzi tuoi stai pur certo che ce l’hanno tutti.

Io sono una vittima del gossip, in due modi: prima di tutto, sono stata per anni, e a mia insaputa sicuramente lo sono anche adesso, oggetto di grandi discussioni nel mio quartiere; tutti mi conoscono e tutti si sentono in dovere di esprimere il proprio parere sulle mie scelte di vita: la mia band e i concerti, i figli da giovane, il matrimonio, la separazione, le mie amicizie, il mio compagno, la mia salute. Ho dato al mio piccolo mondo davvero tanto da discutere e svariati argomenti per commenti stizziti, visto che non sono conosciuta come “quella che si tiene il proprio parere per sé”. Sono sempre stata in prima linea in tutto e continuerò ad esserlo, ecco perché sono vittima due volte: tutti vengono a parlare con me. Considero questa cosa un’arma a doppio taglio; sono felice di ascoltare e aiutare amici o conoscenti, ne vado fiera, a volte però vengo a sapere cose che proprio non mi interessano e peggio ancora,in alcuni casi non vorrei proprio sapere. Non m’interessa di Tizio con la sifilide perché ha fatto sesso con una mai vista sul treno, delle verruche di Ba e di come le ha prese, meno che mai me ne frega qualcosa delle tette di quella dell’ufficio di fronte e di come se le paga. Poi quando viene il marito della mia amica a dirmi che l’ha tradita o la mia amica si tacchina il fidanzato di un’altra mia amica, che goduria. Ma queste cose le so sempre. Perchè me le vengono a raccontare.Il mio soprannome è oramai “la portinaia”, io ci tengo a sottolineare che alla portinaia sono i condomini che vanno a raccontare le cose, o gliele fanno sotto il naso.

Effettivamente però, con l’età anche io sento a volte il forte bisogno di dire qualcosa di inutile e acido su un’ altra persona, possibilmente donna, per levarmi un po’ di quella tensione sociale e un po’ di quello stress alla fine della giornata, per non soccombere. La terapia del gossip è una delle più usate e anche delle più economiche, ha però anche dei possibili effetti collaterali che possono essere evitati solo essendo astuti. Infatti non tutti possono spettegolare con sicurezza, alcune persone non ne sono all’altezza: ci vuole classe e un’innata capacità di selezione e distinzione tra chi può sostenere la conoscenza e chi no. Basta farsi sfuggire una sola parola con la persona sbagliata, e il lavoro di anni viene buttato nella spazzatura; anni di screditamento, di invenzioni creative e di raccolta di informazioni specifiche che perdono credibilità, o che arrivano all’ orecchio del protagonista del pettegolezzo; ne conseguirà un litigio, dove solo la scaltrezza può farti uscire vincitore.

C’è anche un livello più alto di fare gossip, ed è quello che prediligo: far scoppiare liti tra altre persone senza affrontare mai chiaramente l’argomento di litigio, il cosiddetto “merdone”. Questo metodo richiede un livello di destrezza raffinato, può essere perpetrato solo da manipolatori esperti; comincia con una pulce nell’ orecchio, con una frase detta nel posto giusto al momento giusto, quando sai che la terza persona, la vittima, ti sta ascoltando. Ecco che questa sospettosamente chiede all’ interlocutore del manipolatore cosa ha detto e lui, che quasi sempre è complice, non dirà nulla. Si innesca un meccanismo di sottomissione e diffidenza tale che il primo a caso che dirà una parola sbagliata o inerente al mezzo discorso origliato qualche giorno prima dalla vittima, diventerà a sua volta bersaglio e verrà fustigato pubblicamente.

Bisogna trovare sempre un po’ di poesia nella vita, anche nelle cose poco rispettabili tipiche dell’essere umano. Anche le debolezze nascondono qualcosa di sublime e laborioso, basta saperle guardare con l’occhio giusto; ne siamo tutti schiavi, alcuni però sanno sfruttarle in proprio favore.

La complessità di una cosa così futile come l’ ipocrisia, la slealtà, è indice di quanto gli esseri umani sappiano usare gli articolati e macchinosi  mezzi del cervello solo per fare cazzate.

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