Le Medie, l’Adolescenza e il Disagio Per Tutti

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Le medie, se gli dei vogliono, le abbiamo finalmente finite.

Lo so madri di adolescenti 16enni che il bello deve ancora arrivare, ma le medie per me e mio figlio sono state veramente una conca di disagio, frustrazioni e fastidio.

Per una mamma, il passaggio tra elementari e scuola media è davvero scioccante: tanto per iniziare, la trasformazione fisica del proprio bambino si fa evidente e grottesca. Solo un mese prima potevi accarezzare delle dolci guanciotte rose, poi una mattina, così, senza nessuna avvisaglia, trovi della peluria sopra a quelle labbra morbidose, della peluria rada e orribile, che sembra quasi fuliggine. Ci provi e riprovi con la tua saliva di mamma a smacchiare col dito il visino del tuo cucciolino, ma poi devi ad un certo punto prendere coscienza del fatto che quello è un tentativo di baffo. E il mondo comincia a crollare.

Sì, facciamo finta di niente per un po’, ma poi quel baffo comincia a farsi sempre più evidente e inguardabile e bisogna cominciare anche a pensare di risolvere quel problema estetico: ceretta o rasoio? Certamente per prima cosa si tenta la striscia, ma di solito il bambino non è felice di essere una cavia, lui quei peli in realtà se li vorrebbe tenere, almeno fino a quando non arriva la nonna a dire “oooohhh, ma guarda che carini questi baffetti, ma come sei grande, sei un ometto ormai”. Quello è il momento in cui quel coso a metà tra bimbo e ragazzo, decide di prendere in mano la lametta e li fa sparire.

Non è solo il passaggio da implume fanciullo a peloso ragazzo che ci stravolge, anche quell’olezzo inclassificabile a parole tipico dell’adolescenza è un traguardo da affrontare adagio e con calma: quando si entra in una classe delle medie si rischia di svenire, si ci sente venire meno; l’odore di bestia di tuo figlio viene moltiplicato per 20 e comincia ad essere complicato provare tenerezza o comprensione nei confronti di chi emana dei segnali olfattivi così feroci. Secondo me, proprio da questo ancestrale cambiamento di produzione di ormoni e puzza, deriva e parte l’eterna lotta tra genitore e figlio adolescente. Non ci si può più stare vicini, è la natura che non ce lo permette.

Poi bisogna anche affrontare il trauma di scoprire che le Mamme Pie di Mezza Età sono ancora peggio delle Mamme Pie in età fertile. Avevo l’idea malsana di riuscire ad interagire il meno possibile con altri genitori una volta alle medie, almeno di evitare quelli per cui provo antipatia, ma mi sbagliavo di grosso. La chat di classe resta un tormento, una persecuzione; continuano come prima, in maniera ancora più esasperata, le lotte intestine tra Figli Santi e Figli Mostri (ovviamente il mio sta nella seconda categoria). Si comincia ad avere a che fare col bullismo, con le critiche ai professori, con le difese a spada tratta di elementi indifendibili ed ecco che si è di nuovo dentro a discussioni pesanti e a rivendicazioni assurde. Uno stress incredibile.

Ultimo, ma in assoluto il più impattante, è il traumatico momento in cui il tuo bambino diventa un corpo abitato da un demone, forse più di uno, e comincia ad odiarti, così, a caso. Se fai la pasta al sugo invece che al pesto ti odia, se i suoi amici vengono a casa in 40 ti odia, se non viene nessuno ti odia, se può uscire ti odia, se parli ti odia, se ti muovi ti odia, ti odia perché esisti.

Non voglio nemmeno parlare del rapporto con i professori delle medie, dai quali sono rimasta spesso scioccata e incredula. Qualcuno ancora non ha idea di chi sia mio figlio, qualcuno ha preso decisioni terribili che hanno avuto ripercussioni pesanti sulla psiche mia e di quella di mio figlio, insomma, siamo arrivati alla fine con i nervi a pezzi.

Per quanto riguarda i ragazzi, provo a mettermi nei loro panni e mi rendo conto che questo cambiamento che vivono piuttosto insonciamente, sia davvero pesante e stravolgente.

Tanto per cominciare si trovano in una classe con molti sconosciuti, alcuni dei quali avrebbero tanto voluto non incontrare mai sulla propria strada. Non hanno più due maestre che li conoscono, che parlano con loro, ma una schiera di professori che vedono come il nemico.

La mattina vorrebbero seppellirsi sotto dieci metri di terra piuttosto che alzarsi dal letto, quando rientrano a casa da scuola devono studiare, fare i compiti, andare a calcio, odiarti e la cosa li appesantisce molto.

Sentono poi questo prurito continuo alle zone basse che sfogano chiudendosi in bagno per ore ed ore e anche questo costa fatica.

Si vedono sempre brutti, mai all’altezza degli altri, vorrebbero fare tutto tranne che studiare e bramano ogni oggetto alla moda che i Figli Santi portano a scuola.

Passano le giornate ad urlare per strada perché sono debosciati e non sanno mai cosa fare oltre ad ascoltare musica di merda col cellulare. Combinano disastri, qualcuno fuma, qualcuno diventa piromane, qualcuno invece guarda gli altri e fa finta che sia normale così.

Si devono impegnare molto nel rispondere male a chiunque gli rivolga una parola; in classe pensano ad altro e quando vengono richiamati o prendono una nota, devono poi affrontare il terribile momento in cui la mamma la deve firmare. Si sentono in colpa, sanno di aver fatto una stupidaggine, ma mai lo ammetteranno, sarà sempre la prof la stronza della situazione.

Alle medie i ragazzi vivono costantemente con l’ansia: ansia da prestazione scolastica, sportiva, sociale, vivono tutto come un’enorme e infinita tragedia. Piangono, si disperano e un minuto dopo cazzeggiano di nuovo come se nulla fosse.

Credo comunque che la loro grande fatica derivi soprattutto dalla perdita di energie che impiegano nel litigare coi genitori per ogni cosa, a partire dai vestiti, fino ad arrivare al rendimento scolastico. Tu madre, diventi il loro caprio espiatorio, tutte le frustrazioni della crescita vengono dirottate su di te, sei la colpa di tutto, sei il male! Ma in realtà ti amano ancora alla follia e non saprebbero cosa fare senza avere te come sacco da box, esploderebbero, verrebbero risucchiati dal disagio. Inconsciamente lo sanno e questo dualismo amore/odio li frustra tantissimo, mentre lentamente noi genitori incassiamo e diventiamo ogni giorno più vecchi e isterici.

Poi arriva il primo esame della vita, quello di terza media, e il livello di isteria tocca apici inesplorati, ma bisogna fare squadra per uscirne, anche se litigando e maledicendosi ogni giorno.

Non venitemi a dire che il periodo delle medie è bellissimo, perché siete voi quelli strani se la pensate così.

Bisogna prenderci la mano, ammettere a noi stessi che quel bimbo pacioccoso e profumato non esiste più, lo devono fare le mamme, ma anche i ragazzi. E’ un punto di non ritorno, di rottura con l’infanzia, è un tunnel lunghissimo da dove si vede solo una piccolissima luce in fondo, che sembra non avvicinarsi mai.

Quando le medie finiscono, l’esame è passato, sai che tuo figlio è stato promosso, sembra quasi che quella persona che ti sei portata sulle spalle per tre anni, anche detta carogna, finalmente sia scesa e ti senti leggera. Pensi commossa al fatto che tuo figlio ormai è grande, ha 14 anni, sta maturando, ma poi ricominci a litigare per gli orari di rientro la sera, per le risposte di merda che ti prendi anche solo quando annunci che il pranzo è pronto, insomma, le medie sono finite, ma ho paura che non si starà tanto meglio ancora per un po’.

Almeno ho abbandonato la chat di classe, mi consolo così.

 

 

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