Mamme blogger: un mondo un po’ mah?

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Mamme blogger, un fenomeno un po’…mah….

Le mamme blogger erano un fenomeno a me sconosciuto fino a che non ho deciso anche io di aprire il mio blog.

Ho scoperto che esiste un mondo parallelo dove le mamme condividono la propria maternità on line, a volte facendo diventare questa valvola di sfogo un lavoro, a volte mantenendolo come un hobbie.

Io non so se rientro nella categoria. Si sono mamma, si sono “aspirante” blogger, ma scrivo di tutto, non solo delle peripezie che riguardano il mio essere madre.

Io mi sento persona, essere mamma rientra nelle svariate sfaccettature di quello che sono diventata crescendo. Purtroppo ho avuto la sensazione che alcune donne si riconoscano tali solo perché hanno dei figli.

So benissimo che questo è un argomento alquanto scottante e che mi procurerà inimicizie e anche vere e proprie nemiche, ma se avessi deciso di aprire un blog per scrivere di quello che piace agli altri e non a me, su quello che gli altri vogliono sentire e che non penso, avrei perso in partenza.

Io ho deciso di scrivere perchè amo farlo, amo condividere, sento di dover dire la mia, a volte anche quando potrei farne a meno. Ma ho sempre avuto un punto di vista abbastanza “filosofico” delle cose, mi faccio domande e provo a rispondere, senza assolutismi , senza pretendere di avere ragione e che non esistano altri punti di vista fuori dal mio. Ma non è sempre così…ah se non lo è.

Esistono gruppi di mamme blogger su facebook, tanti. Alcuni dove parlare ed esprimere le proprie perplessità è lecito, altri dove se non sposi le filosofie di una o dell’altra blogger, vieni mazziato e triturato dalle critiche. Forse io ho più la visione da scrittrice che da “come sono mamma io non lo è nessuna”. Forse ho più la consapevolezza che ogni persona possa avere il proprio pensiero e sia libero di esprimerlo, senza essere poi data in pasto ai commenti beceri e di basso livello intellettivo. Ho trovato anche un gruppo dove, seguendo le altre mamme, ho imparato moltissimo e dove si cerca di promuovere il lavoro altrui in libertà assoluta, dove si condividono dubbi e anche e soprattutto problemi di natura tecnica ed informatica, che mica sono pochi, anzi! Ad esempio, mi sono resa conto che avere un blog richiede studio e tempo se si vuole che arrivi, che sia semplice e che appaia come si vorrebbe. Ho imparato che ci sono tanti modi per autofinanziarsi, ma da lì al viverci, ci vuole taaaanta strada. Ho capito che forse sono brava a scrivere, ma di codici, temi e impaginazioni non ci capisco una mazza, sono proprio una capra e su questo argomento sono davvero indietro.

Le mamme blogger sono per la maggior parte impegnatissime nella loro conquista della rete, forse per sublimare quel senso di superiorità che da il creare la vita rispetto all’importanza che viene data loro nella società. Perché se non lavori e stai a casa sei mantenuta, perché ci sarà un motivo se non lavori, forse non vali abbastanza, perché scrivere e pubblicare su internet, se non guadagni abbastanza non è un lavoro; perché comunque ogni donna nel periodo in cui ha un neonato in braccio, si sente onnipotente e sottovalutata. Perché in effetti si è sottovalutate e onnipotenti, ma non si sa come urlarlo al mondo.

Le mamme in generale vivono quasi tutte un periodo in cui si sentono oppresse e inutili, in cui vedono la propria esistenza votata solo ed esclusivamente a crescere e nutrire un piccolo ed ogni persona sembra pensare che quello è il posto dove bisogna che stiano o il posto che si meritano, come se l’ essere persone intelligenti e talentuose sia solo un ricamo inutile, da eliminare. Questo è il tipo di pensiero che uccide l’animo delle donne, che le fa diventare cattive madri, che porta alla ricerca di sensazioni ed emozioni deleterie per sé stesse e la propria famiglia.

Ma esistono anche quelle mamme blogger che credono di avere la verità in mano. Quelle che se ne approfittano della propria intelligenza o dei canali comunicativi che esistono oggi. Quelle che se fai un cesareo, non vali quanto quelle che hanno fatto il travaglio, quelle che se non fai cosleeping sei una merda e fai patire tuo figlio, quelle che se non puoi allattare dovevi evitare di partorire. A volte anche se hai partorito in ospedale devi morire. Allora, ma ci diamo una calmata? Ognuno è libero di partorire, crescere e nutrire i propri figli come crede, se è nel rispetto del prossimo.

Io sono stata costretta per motivi medici a due cesarei d’urgenza, in ospedale; avrei valutato altre opzioni, ma non mi è stato possibile metterle in pratica, per non rischiare la mia vita e quella dei miei figli. Ero fresca di diploma, avevo ancora l’odore delle feste nei vicoli di Genova e dei bagni della scuola nel naso quando ho partorito. Non mi sono pentita di nulla. E mi sento madre come tutte le altre, anche senza aver raccontato ogni istante, cambio di pannolino, senza aver segnato lo spuntare del primo dentino, il giorno del primo passo e averne fatto un vlog, senza aver tenuto con me la placenta, senza aver delle lezioni categoriche da dare su come far addormentare un bambino o su quale tettarella del biberon è migliore.

Lo ammetto, tutti questi blog di super mamme blogger mi fanno sentire anche un pelo inadeguata, perché io strillo, io ho dato anche due o tre sculacciate in 13 anni, io non ho il tempo e il supporto logistico, purtroppo, per mollare tutto e andare ai raduni di scrittrici e non ho i contatti per provare creme, sedativi per adolescenti e quant’altro l’industria pubblicitaria che gira sull’essere madri possa offrire.

Io sono davvero una mamma semplice, ma complessa. Ho un figlio problematico e una figlia più intelligente di me che mi sbatte in faccia il suo supermetabolismo mentre io a guardarla mangiare ingrasso. Ho un sacco di ragazzini che transitano in casa, un’adolescenza in corso e una pre adolescenza che si chiama “pre” solo per pietà nei miei confronti. Ho un lavoro che non mi piace e che faccio solo per aiutare i miei genitori, ho una marea di aspirazioni e sogni che non riesco a coltivare come vorrei per stare dietro a tutto il resto. Il blog è una di queste.

Essere mamme blogger è complicatissimo, a volte totalmente inconciliabile con la vita che si conduce, ma chi meglio e chi peggio, se vuole, ci riesce. Non riesco a scrivere tanto, ma appena posso mi fermo e lo faccio. Non riesco a parlare di tutto quello che vorrei perché a volte vengo fulminata la sera tardi da un’idea che la mattina non ricordo più, o perché in alcuni periodi, il resto del mondo mi è proprio di troppo. Scrivo di uomini, perché fanno parte della mia vita (purtroppo a volte), di donne, perché sono amiche o fonte di osservazioni ogni giorno, scrivo dei miei ragazzi perché mi insegnano cose e mi assorbono quasi totalmente, scrivo di musica perché ha un grande spazio nella mia esistenza, di politica, di arte.

Tutto questo fa di me una mamma, il mondo non si ferma al passeggino da testare e alle discussioni su come dare da mangiare ai bambini. Pur essendo quella stata una grossa parte della mia vita, pur essendo utile, pur essendo un momento della vita da vivere al meglio e nel migliori dei modi. Per me fare la mamma è cercare di vedere il mondo con tanti occhi e far aprire tanti occhi ai miei figli. Persino concendendomi serate per i fatti miei o portandoli con me a sentire la musica dal vivo.  Facendo viaggi, quando si può, gite, discutendo, urlando, affrontandoci. Scrivendo di queste cose e facendo accettare ai miei ragazzi che esiste una parte di me che ha bisogno di raccontarsi e di mettere in gioco la propria esistenza nel rispetto della propria privacy, che sono un’individuo oltre che la mamma, nella consapevolezza di non avere niente di cui vergognarsi o per cui possiamo sentirci attaccabili. Siamo esseri umani, piccoli, grandi, con esperienza o meno, con grandi cuori e passioni.

Essere mamme blogger è molto di più di quello che sembra, ognuna ha il suo buon motivo per mettersi in gioco, insindacabile, che porterà al confronto, alla frustrazione, alla gioia e a sentirsi fiere del proprio lavoro. Nessuna mamma blogger è brutta e cattiva, solo qualcuna è maleducata e scorretta.  Vorrei solo che le condivisioni dei nostri lavori siano più sincere e non votate ai meri “mi piace” o al numero di followers.

La stima non si compra, si coltiva. Un “mi piace” dura un click. Essere mamme fino a che saremo in vita.

Se vi interessa l’argomento potete dare un’occhiata anche a questo articolo del blog Mamme a Spillo: Vuoi fare la blogger? Ecco perché non dovresti

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