Naim Live: Musica alla Carta con le #mammeallegre

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Naim live è sempre un’esperienza mistica.

Lo abbiamo visto in svariate sembianze, lo abbiamo ascoltato in varie versioni. A partire dalla sua storica band di (falsi) cialtroni, i Tuamadre, conosciutissimi e popolarissimi a Genova, ma anche nel nord Italia, caratterizzati da ritmi ska, reggae e pop, fino alle sue sofisticate e stilose interpretazioni da crooner nei panni di Frank Sinatra, Fred Buscaglione, Renato Carosone. Insomma, un ragazzo di larghe vedute musicali.

Conosco Naim da qualche anno, ho preso parte al suo progetto Naim’s Open Mic sia come cantante che come spettatrice e ho cominciato a seguirlo con interesse, ad osservarlo. E’ decisamente fortunato che abbia deciso di recensire un suo spettacolo, il suo essere artista e non il suo carattere.

Si, perché è un ragazzo pieno di idee, che cerca in ogni modo di creare una rete di artisti, dove si possa condividere la propria arte in serenità. Ha un grande estro, ma anche una pignoleria a tratti fastidiosa da reggere nell’organizzare i suoi live, i suoi eventi e progetti. Non gli sfugge niente.

A tratti è chiuso in sé stesso, nel suo mondo fatto di musica ed idee, in altri momenti solare, allegro. Di sicuro, ama parlare delle sue cose, di quello che fa e del perché lo fa e se interessato, ascolta con piacere anche i fatti altrui, portando il suo parere e i suoi consigli, come ha fatto con me mentre scrivevo il mio libro. Già, perché lui non fa tutto solo ed esclusivamente per la fama, i suoi progetti hanno sempre uno scopo preciso, che credo si possa riassumere in tre parole: condivisione della gioia.

Naim non è solo un cantante, un interprete, un grande showman, uno studioso, preciso e superorganizzato artista, ma è soprattutto un ragazzo dal grande spirito, che credo e sento lo muova in ogni cosa che fa.

Proprio per questo motivo, dopo averlo ascoltato e molto gradito in tutte le sue forme, io e le #mammeallegre abbiamo deciso di fare una recensione inutile e antipatica al suo ultimo spettacolo live: Musica alla Carta. Una novità, quindi curiose di capire di cosa si trattasse.

L’idea ci attirava parecchio, già in questo Naim ha guadagnato punti, non avevamo visto prima nulla del genere.

Lo spettacolo è così costruito: Naim presenta tavolo per tavolo 6 menù (6 per adesso), con diverse “pietanze musicali”, dal quale si sceglie un piatto, che corrisponde ad una canzone, e, vestito da chef, verrà a cantarvi a fianco; lui e la sua bella chitarra. Nudo e crudo, senza effetti ed amplificazione.

Naim e Sara

Siccome noi #mammeallegre siamo delle frustrate genitrici di adolescenti, non riuscivamo a capacitarci di come questo simpatico cantante e showman riuscisse a mantenere sempre la calma in ogni situazione, rimediando ai problemi tecnici con verve, senza mai perdere la supremazia sul palco. Quindi lo abbiamo disturbato presentandoci con taccuini per appunti dove annotare i più e i meno della sua esibizione e abbiamo vociato insistentemente come se ci avessero appena fatte uscire da un pollaio dopo mesi di reclusione, per vedere se anche in queste condizioni, sarebbe riuscito a reggere senza mandarci a cagare durante lo spettacolo e scegliendo ovviamente, l’autore più trash e difficile del menù. Non so come, ma ci è riuscito, anche se al termine era visibilmente sconvolto dalla nostra infausta presenza. Quindi questo è chiaramente un PIU’ in maiuscolo. Ora potrà essere certo di sopportare ogni genere di stress da palco.

Il locale del live, a Genova in Piazza Matteotti è il MaCheGotti, davvero carino, con tanta buona birra e con un proprietario preparatissimo su tutti i suoi prodotti, pure troppo! Simpaticissimo, ci ha tenuto compagnia nel finale, scoprendo in noi una fonte di guadagno che potrebbe sistemargli il futuro.

Quindi, dopo aver ordinato, bevuto e riso come sciocche, ecco cominciare lo show. Intimo, ma gioviale. Pochi tavoli che Naim è riuscito a coinvolgere con la paraculaggine che lo contraddistingue e che lo rende un animale da palco, con le sue uscite e i suoi giochetti che fanno in modo che non ci si possa mai distrarre da quello che si sta guardando e ascoltando, e ancora meno annoiarsi anche un solo istante.

Tutto studiato per tenere su uno spettacolo di due ore partendo da 6 canzoni, ricco di colpi di scena, di inclusioni, di cambi di ritmi ed atmosfere. Nel suo piccolo un colossal direi.

Concluderò la mia parte dicendo che Naim è davvero bravo, mai stonato, con una voce profonda e black, arrangia tutti i pezzi in modo che possano avere un filo conduttore, senza mai cadere nel banale, senza mai fermarsi e senza perdere mai tono. Pollice su quindi per Musica alla Carta, che mi ha divertito e fatto apprezzare l’ennesimo lato di Naim, più intimo, più giocoso e fantasioso.

Adesso, vi presento la mamma allegra Kikka, che col suo taccuino, entrato nella storia, un mai più senza, ha stilato la sua personale recensione! Ecco cos’ha scritto:

“Ed ecco a voi la promessa recenZione della serata Musica alla carta di Naim delle #mammeallegre al MaCheGotti .

Premetto che noi #mammeallegre amiamo Naim per svariate ragioni pertanto gli abbiamo dedicato una uscita serale infrasettimanale in centro città nonostante la mattina dopo la sveglia suonasse per tutte più o meno attorno alle 6.00 (cosa che, peraltro, dovrebbe essere illegale). Poiché gli vogliamo bene, come già detto, ci siamo presentate tutte agghindate da signorine Rottermeier, con cofana in testa, occhiali sul naso e penna e taccuino alla mano nel tentativo di intimorire Naim e progettando di fargli cantare le canzoni più brutte che avessimo trovato sul menù. Iniziamo con i – (leggasi ignorantemente mainus).

La serata non è iniziata benissimo perché due #mammeallegre hanno dato forfait, ma noi tre (io, Sara e Stefania) non ci siamo fatte certo scoraggiare dalle defezioni ed abbiamo lasciato il Principato di Priaruggia alle ore 19.45 dirette al centro di Genova con il mio cocchio. Dopo due o tre giri in cerca di parcheggio abbiamo lasciato la macchina nel mio posteggio segreto, inizialmente occupato da un abusivo che, accortosi del rischio che correva, ha prontamente deciso di lasciarcelo libero. Arriviamo al Machegotti e finalmente raggiungiamo la postazione che il buon Naim ci aveva riservato e, dopo avere impiegato dai 40 ai 50 minuti per ordinare una birra al doppio malto per Sara ed avere malamente mascherato il mio sdegno per la definizione “beverina” e per l’errata grafia sul menù della mia Weiss, finalmente ci siamo potute dedicare a ciò che amiamo di più al mondo ovvero alcol, musica, cibo e critiche varie.

Passiamo ai + (leggasi sempre più ignorantemente plas). Il locale è molto carino, ci hanno trattato proprio bene, la Weiss alla spina buonissima, la tartare è da sogno, si spende il giusto e ci hanno anche meritatamente omaggiate di tre magneti/cavatappi molto carini!

Ed ora passiamo a Naim e alla musica alla carta. Questo sant’uomo ha eseguito 40, ripeto 40, brani senza colpo ferire, interrotto continuamente dagli avventori che, bigliettino alla mano, gli intimavano di cambiare l’arrangiamento della canzone ora in un liscio, ora in uno sveltissimo, ora in un lentissimo, un pezzo metal e così via. Ora, per amore della precisione, ve li illustrerò uno per uno; sappiate però che noi #mammeallegre abbiamo scelto il peggio che abbiamo trovato sul menù, ovvero Tiziano de Fero.

Il libro della giungla (canzone tratta dal cartone animato); Robin Hood (canzone sempre tratta dal cartone animato); Higher Ground, Superstition e Master Blaster di Stevie Wonder, mi sono commossa….The way you make me feel più altre due del fu Michael Jackson che non abbiamo ascoltato interamente per dedicarci al tabagismo in piazza Matteotti; FINALMENTE è arrivato il momento di Tiziano de Fero: il pezzo in questione (tranne noi tre che a malapena conoscevamo il ritornello), la conosceva parola per parola tutto il locale! Naim è stato grandioso e non ha potuto fare a meno di confessare la sua passione per Tiziano ed anche per Nek. Nel vano tentativo di riprendere un certo contegno ha splendidamente eseguito Good Riddance dei Green day e un pezzo degli Oasis che non mi ricordo. Ain’t no sunshine di Bill Withers, un evergreen strappacuore…. We will rock you dei Queen con battiti di mani e piedi di tutto il locale; Working Class hero dei Green Day (già di Lennon) che, nonostante siano un genere lontanissimo dal crooning, a Naim vengono benissimo!!!! Momento John Lennon (disertato per tabagismo) ma sono quasi certa che abbia cantato Imagine. Minchia, Ron! Non abbiam bisogno di parole e Theme from the Lion King. Per la serie “cantanti e musicisti trapassati” Purple Rain di Prince Roger Nelson (ammazza che bravo!) e Non sarà un’avventura di Lucio Battisti; per stemperare il lutto Don’t worry be happy di Bobby McFerrin che mette sempre allegria, specie dopo il terzo giro di birre. Ritorno ai tristemente trapassati con: medley Could you be loved/Three little birds di Bob Marley (qui mi sono commossa nuovamente) e un mix di James Brown; momento natalizio “Oh Happy day”, poi ancora Hakuna Matata, Toy Story, Robin Hood, 50 grammi di Pink Floyd, ma sul menù era scritto 200 grammi…la stanchezza si comincia a far sentire! Beatles Corner: BLACK BIRD una delle canzoni più belle di tutti i tempi, mi è scesa la lacrimuccia e Naim mi ha guardato con sdegno misto a schifo…. È un insensibile….Smoke on the Water dei Deep Purple suonata a cazzo che si trasforma in Whole lotta love (momento hard rock), peccato che avevamo le cofane altrimenti avremmo fatto headbanging. A questo punto A TRADIMENTO ci divide in due gruppi. Inizialmente in uomini e donne poi, tacciato di sessismo e di pressapochismo, ci divide in due gruppi quasi eterogenei e ci obbliga, con fermezza e serietà, a cantare tutti insieme una difficilissima canzone religiosa persiana, in lingua originale. Inizialmente ci ha fatto credere che dovevamo cantare solo due parole in realtà era una cosa difficilissima e piena di varianti. Molto bella però. Non pago ci ha registrati così da poterci ricattare per il resto dei nostri giorni.”

Grazie Naim.

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