Natale e la preparazione (estenuante) al lieto evento

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Natale sta arrivando! Non è una minaccia, è un dato di fatto.

Io ho già fatto outing: amo il Natale, la sua atmosfera che per me rimane magica, le tradizioni di famiglia, le magnate come se non ci fosse un domani e un medico che dopo l’Epifania ti fa fare l’eco doppler alle carotidi.

Tutto molto bello, luccicante, l’odore di croccante alle mandorle dei mercatini, il puzzo di fritto che ti accompagnerà per giorni dopo esserne uscita, l’ammmore e la gioia.

Ecco però, al Natale bisogna anche arrivarci sani di mente e di solito gli impegni dell’afterimmacolata non te lo permettono.

Partiamo dunque con una breve esplorazione degli happening importantissimi che scandiscono le due settimane antecedenti al lieto evento che, sono certa, ogni madre e donna debba affrontare, ma con la giusta dose di “sticazzi” e mantenendo fisso il pensiero dell’insalata russa della zia il 25 a pranzo.

Primi su tutti, i meravigliosi, attesissimi e amatissimi colloqui generali con i professori (mentre lo scrivo mi scende una lacrima).

Ora, io cerco sempre di andare ai colloqui ordinari per evitare la bolgia infernale di quelli pomeridiani, ma c’è sempre un prof simpaticissimo e che stimi molto che ti convoca, anche così, per fare due chiacchiere, perché non ci si vede mai – manco fossimo amici e dovessimo farci gli auguri o scambiarci i regali.

I miei figli frequentano due scuole diverse attualmente, quindi, due mezze giornate vengono buttate nel cesso così.

Bene, si arriva in questi edifici bardati come per andare a sciare perché fuori si gela, ma appena apri la porta ti attraversa la strada un cammello. Qui una foto dell’interno.

deserto siriano

Cominci a sudare e ti accorgi che i gradi centigradi all’interno della scuola saranno all’incirca 70. Quindi ti metti coda, hai quelle 50/52 madri davanti e di solito sono proprio quelle 52 che ti stanno sul cazzo da morire e che ti decantano i successi dei propri amati ragazzi, mentre tu sei lì solo perché ti hanno obbligata. Che poi, ma se tuo figlio/a è così bravo/a, cosa vieni ad intasare la scuola tutto il pomeriggio, ma non ce l’hai una vita? Ti odiano tutti, compresi i professori che per colpa tua devono andare a casa alle 23 solo perché devi nutrire il tuo ego sconfinato.

Le temperature equatoriali si fanno sentire, non c’è aria, ti si rompono le labbra dalla disidratazione e ne hai così le palle piene che rischi di svenire e ne saresti sin felice. Consiglio infatti un kit da colloquio generale: due litri d’acqua, tanta frutta, ventaglio, se possibile bombola d’ossigeno e cuffie con playlist chill out sul cellulare.

Tocca a te finalmente e non fai neanche in tempo a posare sulla sedia tutto il tuo vestiario, perché ormai sei rimasta in canotta, che il colloquio è finito, liquidato con un “sì bene, ma ci vorrebbe più impegno, auguri eh!” o un “niente, è 4, auguri eh”. Grazie, al cazzo.

Quindi cerchi di recuperare le forze che ti sono rimaste per strisciare fuori da quel portone e ti sei accorta che sono le 20 e tu eri arrivata alle 15. Minuti di discussione con i prof collezionati: 5 in totale.

Ma dai, sei sopravvisuta! Anche se il giorno dopo hai quello dell’altro figlio e ti viene un mancamento.

Noti che la differenza di temperatura sulla porta di uscita tra interno ed esterno ha creato un monsone, un tornado, che gira solo lì, sull’uscio. Ti rivesti e mestamente torni a casa dove tutti ti aspettano affamati come i cani di Lord Bolton.

Una volta superati questi due infami giorni, si parte con le cene: quella aziendale del marito, quella della società del calcio, quella con l’amica che non vedi dalla cena di Natale dell’anno precedente, quella col nuoto ecc…

Nel frattempo, nei tempi morti, cerchi blog, vlog, pagine, siti di cucina per trovare un menu che il 25 stupisca tutti, ma poi ti ricordi anche che la quota minima dei partecipanti a tavola è di 20 persone e quindi niente, va bene la lasagna e il resto lo portano gli altri.

Oltre a questo non possiamo dimenticare – ma proprio mai purtroppo – i vari concerti di flauto in cui versioni letteralmente incredibili di When the saints go marching in e My heart will go on ti invitano a mollare tutto, scappare in paesi dove il Natale non esiste, ma soprattutto dove non esistono le suonate generali di flauto. Il tutto sempre in quella scuola dove la temperatura ricorda quella del Deserto di Lut quando c’è fresco.

Ciliegina sulla torta: il saggio di nuoto sincronizzato. Saggio che inizia alle 18, ma per cui dobbiamo iniziare a prepararci alle 12. Bisogna montare lo chignon, bardarlo con anche due o tre punti di saldatura in titanio e poi sleccarlo di gelatina. Mia figlia, che già è simpatica come il prof che ti chiama per farti gli auguri al colloquio generale di solito, figuratevi sotto pressione la giornatina che mi fa passare. In casa evitiamo tutti di parlarle, almeno fino a quando la sua faccia non si paralizza per via della cementificazione della gelatina e la pianta lei di spaccare i maroni. Anche qui, la performance attesissima dura circa 4 minuti, ma almeno 5 ore in piscina ci devi stare e sussarti la classe di acquagym, i tuffi, i bimbi di due anni che fanno la vasca e via così.

Strada facendo si arriva al 23 e ancora c’è da fare la spesa per il pranzo di Natale perché le altre attività ti hanno fagocitata, quindi ti infili nel Lidl lasciando ogni speranza di riuscire a uscirne entro 4 ore fuori, probabilmente per altro senza aver preso tutto il necessario visto che nei giorni precedenti alla vigilia, sembra che la gente si prepari ad una apocalisse atomica anziché ad un cenone.

Per finire, recuperi quei due o tre regali che ti sei potuta permettere, ordinati due mesi prima, ma rigorosamente arrivati a pelo per salvarti da una figura di merda persino con i tuoi figli. Tu avevi creduto di essere intelligente a fare l’ordine due mesi prima per evitare di trovarti in un grande magazzino il 24 dicembre, ma toh! Può mica mai andare qualcosa per il verso giusto? Eh no!

La mattina della vigilia ti svegli che vorresti già tornare a dormire, sai che hai ancora 8 ore di preparazione spirituale per svuotare lo stomaco e dormire più che puoi perché da quella sera, per tre lunghi giorni, sarai seduto a tavola, anche la notte per non sprecare forze e muoverti fino al letto, tanto tempo 6 ore sei di nuovo lì.

Nonostante tutto, quei tre giorni, 24-25-26, per me sono belli, bellissimi, allegri e tutto quello che c’è stato le due settimane prima sparisce, anche se purtroppo non vale per i gusci delle noci per terra e i piatti da lavare!

Buon Natale people!

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