Omaggio alla Zia Maria e al suo coraggio mai abbastanza lodato

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La mia famiglia è un gran casino. La mia adorabile nonna materna, che purtroppo non è più con noi, è nata in Basilicata, cresciuta in provincia di Matera, trasferitasi poi a Taranto e infine a Genova; di mio nonno materno non ho molte notizie, avendo fatto soffrire la nonna, mia mamma e i miei zii, non mi sono mai interessata di scoprire nulla su di lui, quello che so mi basta. I miei nonni paterni sono anche loro meridionali, il nonno siciliano, di Caropepe, ora Valguarnera, e mia nonna nata a Molfetta, ma cresciuta in Francia, a Marsiglia, infine trasferitasi a Genova. Mia mamma è nata per sbaglio a Taranto, ma è cresciuta qui a Genova, mio papà invece è proprio nato qui, insomma, un miscuglio di città e luoghi mica da poco.

Nel rispetto delle tradizioni meridionali siamo in tanti, la mamma ha tre fratelli e una sorella, mio papà un solo fratello, che se n’è andato troppo presto, ma in compenso ha una montagna di cugini.

Quando sono nata, mio papà era giovanissimo, un pivellino di 18 anni, quindi per me i cugini di secondo grado, non sono tanto lontani come generazione; li ho sempre visti come dei pazzi furiosi, facevano un casino terrificante, erano veramente dei guappi, i tipici ragazzini che facevano le impennate con la moto e sgommavano con la macchina. Non credo di avere mai avuto una conversazione costruttiva con loro, ci siamo sempre detti solo delle cazzate, ed è questo che rende il nostro rapporto speciale. Quando ero bambina ci vedevamo spesso, per compleanni, comunioni, cresime, matrimoni e qualche volta nella casa in campagna dei miei nonni; passavamo le serate a ridere e cantare tutti insieme, bastava una chitarra o una radio per far partire canzoni di Renato Zero e la mitica imitazione di Celentano di mio cugino, entrata negli annali storici della mia famiglia e che spero sia tramandata ai posteri. Sono dei gran tamarri, ne sono coscienti e ne vanno proprio fieri, ancora adesso che sono adulti e con figli (vi tralascio i tipici casini da tipici guappi che hanno combinato con mogli e fidanzate varie) parlano di macchine, moto, rally e fuoristrada, fanno le penne con lo scooter, prendono multe per eccesso di velocità e spero tanto che mio cugino ancora faccia l’ imitazione di Celentano. Me li ricordo quasi tutti vestiti in dei modi che mi vengono ancora i brividi, le figure di merda che si facevano in giro erano direttamente proporzionali all’ inguardabilità dei loro outfits. Ma loro se ne fregavano e si sentivano troppo fichi.

Con gli anni purtroppo ci siamo un po’ persi, ognuno di noi ha la propria famiglia e i propri casini, i matrimoni e le comunioni li abbiamo finiti e quindi ci siamo allontanati, a malincuore. Ormai gli unici eventi per cui ci incontriamo sono i funerali, proprio quello che avrei sempre voluto evitare. Nonostante non abbiamo mai avuto discussioni serie o importanti, quando qualcuno dei nostri cari se ne va, diventiamo di nuovo quel rifugio che eravamo anni fa, tutti ci riuniamo e nessuno si tira indietro per far sentire meglio l’altro. In qualunque momento io cercassi i miei cugini, per qualsiasi cosa, sono sicura darebbero un braccio per aiutarmi.

Ma non voglio solo accendere i ricordi dei miei tamarrissimi cugini, c’era un collante tra di noi, una donnina che era il top: la zia Maria.

La zia Maria è sempre stata la trasgressiva della famiglia di mio nonno: gonne corte, truccata, tacchi alti, pettinature degne del telefilm “La Tata”; abbiamo un album di famiglia di una comunione di un cugino, non ricordo quale, in cui sfoggiava un parruccone di dimensioni mai viste e lo sfoggiava con un orgoglio e una naturalezza unici, come solo una siciliana al nord negli anni ’70 poteva fare. Aveva uno stile tutto suo, che dire kitsch é dire sobrio, aveva scovato i primi cinesi che si erano insediati a Genova e comprava da loro sottobanco vestiti maculati, tigrati, pellicce finte enormi, diciamo che la classe non era il suo forte, ma di sicuro si faceva notare ed era un passo avanti a tutti, all’avanguardia. Io adoravo la zia Maria, mi faceva morire dal ridere, aveva sempre un aneddoto da raccontarti sui suoi amici, amiche, fidanzati. Eh si, perché la zia si era anche separata da giovane, cosa che per la sua generazione ed estrazione richiedeva un grande coraggio, e si era fatta un sacco di fidanzati negli anni, andava a ballare e ne combinava di tutti i colori. Voleva stare sempre con noi nipoti, stava sempre tra i ragazzi e noi volevamo stesse con noi. Quand’ ero bambina e ragazza, mi faceva sorridere, adesso la ammiro per il coraggio che ha sempre avuto nel prendere decisioni impopolari e difficili, per come le ha sempre portate avanti con fierezza, per come è sempre stata sé stessa fregandosene di quello che le dicevano gli altri; per come ha, nonostante le sue grandi sfortune, sempre avuto il sorriso sulle labbra. L’ ultima battaglia le ha fatto alzare bandiera bianca proprio stamattina, se avesse avuto le armi giuste, sono sicura avrebbe vinto anche questa volta. Sono stata vigliacca e non sono mai andata a trovarla, non perché non avessi il cuore lì vicino a lei, ma perché non volevo vederla diversa da come la ricordo, non volevo vederci, io, lei, mio papà e i miei cugini, diversamente da come eravamo ai matrimoni e ai compleanni, non lei e il suo bel sorriso. Sono una vigliacca e non l’ho salutata, spero mi perdonerà per questo, so che l’ha già fatto; avrei dovuto dirle quanto la rispettavo e la stimavo, so per certo che lei è stata l’unica della mia famiglia a dirmi quanto mi ammirasse per quello che stavo facendo nella mia vita e questo davvero non me lo dimenticherò zia, avrei voluto me lo dicessi con quella parrucca gigante, sarebbe stato il ricordo perfetto! Un bacio….

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2 thoughts on “Omaggio alla Zia Maria e al suo coraggio mai abbastanza lodato

  • 22/10/2015 at 16:53
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    In ogni famiglia ci dovrebbe essere una zia Maria come la tua: porta brio, abbatte i paletti della normalità sociale. Porta impulso, insomma.
    Un abbraccio per questo momento.

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