Resilienza che? Io mi sono rotta il c***o!

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Resilienza: un termine abusato e che a me, sinceramente, fa un po’ sentire a disagio.

Ma cos’è questa famosissima resilienza? A dizionario: capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi. In psicologia, la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.

Bello, bellissimo, ottimo, ma in questi giorni non sono molto sicura che essere resilienti sempre sia la giusta soluzione ai problemi.

Sto passando un momento terribile, un momento in cui vedo tutto nero anche quando forse non è il caso e la resilienza mi sta sul cazzo.

Nelle ultime tre settimane mi sono sentita davvero esausta, non a causa del lavoro, perché attualmente un lavoro non ce l’ho, ma per tutti quei problemi che si aggirano come satelliti sulla mia famiglia.

Il mio è un problema comunissimo, ovvero, la mancanza di prospettive.

Nella mia vita ho avuto tante difficoltà e anche altri momenti come questi, in cui mi dispero e mi rinchiudo in me stessa. Tante volte sono arrivata alla sopraffazione da parte degli eventi e sì, ho pensato a come sarebbe il mio presente se avessi fatto scelte diverse.

Ho chiuso gli occhi tante volte per cercare di prendere aria e non farmi stritolare dall’ansia in questi giorni e per qualche secondo, ho visto un’altra realtà: me, piena di ambizioni e voglia di spaccare al mondo in quell’estate post-maturità. Vedevo chiaramente la scelta dell’università, gli studi, ma soprattutto, mi vedevo single, a divertirmi con gli amici e con decine di partner casuali e tanto sesso superprotetto.

Vedevo la laurea, tanti viaggi, un lavoro gratificante e che mi riempiva di orgoglio.

Vedevo la musica, i concerti, i libri che avrei scritto, il mio successo, la tranquillità economica, ma anche interiore.

Poi però gli occhi ogni giorno li devo riaprire e constatare che nulla di tutto ciò è successo.

Mi devo alzare dal letto o dal divano e fare i conti con due figli adolescenti, uno dei quali mi sta succhiando la linfa vitale, che devo convincere a non avere il mio stesso stato d’animo perché non ne ha motivo, perché ha 14 anni, è intelligente e ha me, pur essendo un’enorme testa di minchia. Perché lui le sue scelte inizia a farle adesso e ha qualcuno che lo aiuterà a svoltare per le strade giuste.

Devo fare i conti con una meravigliosa ragazza di 13 anni che ha già ben chiaro il suo futuro, che ha tante ambizioni e speranze proprio come me alla sua età e che vive nell’ombra del suo fratello complicato. Devo dare attenzione anche a lei, supportarla anche quando sono disperata e mi sento inadeguata come madre, anche quando credo di non avere più soluzioni ai problemi.

Soprattutto, non devo fare a pesare a nessuno dei due, non devo far vedere a nessuno dei due cosa sta succedendo alla mamma.

Sono in crisi nera, nerissima in questo periodo, mi pesa fare qualsiasi cosa e ogni volta che mi sembra di uscire dal tunnel, qualcosa si sgretola e ritorno lì, nel buio.

Resilienza sto cazzo. Io ho bisogno di disperarmi adesso.

A differenza delle volte precedenti, non sono più sola ad affrontare questo, ma stare così mi fa sentire in colpa nei confronti di chi mi sta vicino perché fondamentalmente so che non ne ho motivo, che parte tutto da dentro e che si ripercuote su chi sta fuori.

Ogni sentimento, ogni cosa che accade, ogni avvenimento che non rispecchi la mia immaginazione oggi mi fa sentire male, una fallita, mi fa credere di non essere in grado di costruire un futuro, di non essere importante. Tutto quello che ho fatto mi appare come un insuccesso e di nuovo, il senso di colpa mi mangia viva perché a volte non vorrei essere madre, non vorrei portarmi sulle spalle questa gigantesca, enorme responsabilità, a volte vorrei vivere lontano dai miei genitori per non dovermi fare carico anche dei loro problemi, vorrei essere egoista, potermi lamentare del fatto che la vita non mi da tregua, che non è colpa mia se le cose non funzionano come vorrei, vorrei essere una vittima compatita, vorrei che le persone che mi stanno intorno si facessero i fatti propri tranne quando lo decido io.

Ebbene, ecco perché a volte la resilienza deve aspettare un attimo, perché attraverso questo meccanismo di autocommiserazione, di frustrazione, cercando di essere sincera con me stessa, affrontando le scelte fatte, io da quel tunnel sono sempre uscita.

Ho sempre e comunque la consapevolezza di aver costruito molto e anche quella di non poter mai e poi mai rinunciare ai miei figli. Ho la consapevolezza di essere amata, supportata. Ho un tetto sulla testa, del cibo in tavola, delle coperte calde e ho ancora la voglia di spaccare il mondo sotto il macigno che adesso mi sta schiacciando.

Io so che quel macigno lo sposterò, ma devo avere il tempo per farlo, il mio tempo.

Non devo più sentirmi sbagliata, perché so di aver fatto sempre il meglio che avessi potuto in ogni situazione e non voglio sentirmi dire “devi essere forte”. Lo so anche io, lo sono già, perché mi sto concedendo la disperazione.

Devo ristabilire i miei confini, i miei limiti e capire come poterli superare. Devo piangere ed essere apatica, devo riposare il cervello e recuperare le forze, devo poter pensare oppure non pensare affatto.

Non si può sempre essere forti, a volte c’è bisogno di una pausa e per capirlo bisogna avere coraggio, anche quello di mostrarsi deboli, vulnerabili, attaccabili.

Resilienza quindi, stai ancora un pochino lì, vedrai che tra poco, pochissimo, arriverai e io ritornerò la spaccamaroni di sempre. Anzi, spaccamaroni non ho mai smesso di esserlo.

Pic by: PsicoStanza

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