Separazione dei genitori, viverla “da grandi”

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Separazione, anche da grandi è difficile affrontarla.

Voglio parlare di separazione, di coppie che decidono di sciogliere il proprio legame.

Io ho la mia personale testimonianza, non è positiva affatto, anzi, non so ancora se sono pronta a parlarne del tutto. So solo che questa decisione che io ho preso, non smetterà mai di ripercuotersi sulla vita dei miei bambini, e nemmeno sulla mia.

Ho 32 anni. Questo si profila come uno degli anni più difficili, nonostante non ne ricordi uno semplice da 11 a questa parte.

La separazione è una cosa serie quando ci sono dei figli. E’ una scelta spesso obbligata, ma che un figlio non riuscirà mai a metabolizzare, può solo scegliere di andare avanti e farselo andare bene, cercando di vivere il meglio possibile la situazione. Per un figlio è una tragedia, l’infrangersi del modesto sogno di tranquillità e di certezza, questo è e sempre sarà.

Siamo tutti consapevoli che esistano storie impossibili da mandare avanti, false famiglie che unite fanno ancora più danni che da separate, ma questa è una consapevolezza personale di adulti che decidono di interrompere un legame. Per chi subisce questa consapevolezza è sempre un dolore e qualcosa in più da affrontare senza possibilità di rimedio. Mi sono trovata alla mia età a dover vivere questa cosa, nei panni di figlia, devo dire non in maniera del tutto inaspettata, che comunque mi ha costretto a mettermi davanti a tante cose, cose che davo per scontate e che non lo sono.

Sono un’adulta, ed essendoci passata prima dei miei genitori, so benissimo cosa si prova durante una separazione, loro invece no. Sono entrambi in balia di sentimenti negativi, di rivalsa, sono pronti a rinfacciarsi qualsiasi cosa sia accaduta durante la propria vita insieme, nonostante ne fossero partecipi e protagonisti. Due persone totalmente differenti: una creativa, piena di aspirazioni troncate sul nascere, con ambizioni sempre soffocate, un po’ per il fatto che sia nata io e poi mio fratello, un po’ per colpa dei genitori e di una grande tragedia, un po’ dei tempi. L’altra che viene dalla povertà e dal trauma di un padre violento e inesistente, dalla difficoltà di portare a casa da mangiare ogni giorno, laboriosa, piena di energia e con quasi nessun obiettivo se non la tranquillità e la serenità di poter dare a sé stessi e ai propri figli quello che non si ha mai avuto da bambini. Una silenziosa, schiva, l’altra socievole, con un sorriso per tutti, uniti dal non cedere mai alle proprie emozioni, le hanno sempre sotterate. Insomma, due persone con tante, tantissime frustrazioni, maturate nel corso di tanti anni e sfociate in accuse reciproche, come se la colpa del fatto che nulla di quello che avrebbero voluto e sognato si sia avverato, sia attribuibile alla coppia.

Entrambi non hanno chiara per niente la situazione, la vedono adesso romanzata da quel turbinio di forti emozioni, belle e brutte, che fanno si che un giudizio obiettivo su quello che sta accadendo e su come si sia arrivati a questo punto, sia del tutto lontano e falsato. Io sono nel mezzo.

Tralascio il motivo pratico di questa separazione, perché è solo il culmine di anni di sottomissione, di entrambi, ad una vita a cui si credevano condannati, per debolezza. Nessuno dei due ha mai avuto il coraggio di dire che non era abbastanza quello che c’era, che forse avrebbero dovuto far si che si avesse di più, singolarmente, personalmente. Nessuno dei due ha mai avuto le palle per perseguire un sogno, nessuno dei due ha mai voluto faticare per migliorare, sia a livello interiore che materiale. E’ sempre stato tutto a posto fino a quando non è arrivato l’espediente per capire che non fosse così, che ci sono ancora tante cose da fare, da vivere, da provare, da sperare.

Ora, tutti e due sembra mi vogliano tirare dalla propria parte per sentirsi dire “ho ragione io”. Tutti e due in realtà hanno le proprie ragioni, entrambi le stanno manifestando nel modo sbagliato. Cosa dovrei fare adesso? Dovrei parlare, intromettermi nella loro vita privata e giudicarla? Dovrei ancora una volta dire la mia per non essere ascoltata? Si, perché il problema è che fino a quando tutto sembrava sopportabile, il mio parere era di troppo, le mie idee erano troppo, ma adesso, tutti vogliono che li salvi.

Io non sono in grado di salvare nessuno, non voglio avere una posizione, non voglio stare con mamma o con papà. Vorrei che tutti e due potessero ricominciare da capo, elaborare il loro fallimento e andare avanti con tanti bei punti interrogativi su cosa si potrebbe fare di bello domani. Vorrei non essere una pedina e vorrei non essere sempre quella forte su cui fare affidamento, perché anche io ho bisogno di elaborare il fatto che non troverò più la mamma e papà a casa insieme per i compleanni e le feste, ma dovrò vederli uno alla volta, chissà con chi. Dovrò spiegare ai miei figli che oltre a non avere più mamma-papà, non avranno nemmeno più nonno-nonna.

Il loro fallimento non consiste nel non essere più una coppia, ma nel non essere stati tanto coraggiosi da crescere insieme in questi anni, nel non aver avuto il fegato per portare avanti le proprie aspirazioni anche se era difficile, nel non aver potuto contare uno sull’altro per farlo. Hanno lasciato che tutto gli scivolasse addosso, senza prendere posizioni, perché era comodo così. La triste realtà è che siamo una famiglia di persone sole, tanto prese dal non fare i conti con noi stessi che ci siamo alienati. Io in realtà, mi tiro fuori da questo. Posso dirlo a gran voce, ho sempre cercato di osservare e capire, di risolvere le questioni in sospeso, di aiutare a uscire dai problemi, ma non sono mai stata ascoltata, anzi, sono stata mortificata e bollata come quella che pensa di sapere ma non sa, ho offerto soluzioni non semplici e per questo, mai sfruttate.

La separazione da mio marito risale a quando avevo 24 anni e decisamente in una situazione peggiore, ma sono stata molto più matura e più attenta alle conseguenze. Ho sempre pensato che le conseguenze della mia decisione sarebbero state tragiche, che avrei dovuto occuparmi di risolvere le mie questioni cercando di ridurre il danno sugli altri. Danno inestimabile per la vita dei miei bambini, che ancora adesso mostrano gravi segni di quello che è successo, che non si abitueranno mai a questo.

Sono molto arrabbiata, molto delusa, perché dentro di me so che questo gigante macigno che adesso tutti noi ci portiamo sulle spalle, era tempo fa un sassolino facile da calciare via. Adesso bisogna spostarlo con fatica, per aprire un varco di serenità, di consapevolezza del fatto che sono stati fatti degli errori, che ci sono state delle mancanze, che qualcuno ne farà le spese, anzi, che saremo tutti a farne le spese. Quando si tengono gli occhi chiusi per troppo tempo, c’è poco da recriminare, bisogna prendere atto delle proprie scelte e portarle avanti nel modo più rispettoso e meno invasivo possibile.

Io sono un’adulta, ora vivo sulla mia pelle quello che ho fatto passare ai miei bambini, anche se io sono stata decisamente più accorta e sensibile nel portare avanti la mia decisione, che credo ancora sia stata la migliore possibile. Ma provare quello che provo ora mi ha aperto gli occhi.

La famiglia dovrebbe farci sentire al sicuro, non minacciati. Io mi sento minacciata, come se da un momento all’altro dovesse accadere qualcosa di peggio, sempre peggio. Mi sento sola tra i soli. Mi sento come se non potessi difendere più nessuno da quello che succede perché nessuno me lo lascia fare. In fondo sono l’unica che ha avuto il coraggio di parlarne, di dirlo, di pensarci e di viverlo per quello che è.

Domani è un altro giorno, domani vorrei solo che si comincino nuove vite piene di sogni da rincorrere e nuovi sorrisi. Vorrei che questa piccola enorme tragedia si possa trasformare nel passo che tutti fino a ieri avevano paura di fare. Io quei passi li ho fatti, con difficoltà e fatica, ma cammino a testa alta, anche se sempre con dei sensi di colpa enormi. Così impareranno i miei genitori a fare. A convivere con scelte difficili, impopolari, ma che non devono per forza essere una colpa eterna, possono diventare rinascita.

Chiudo con una canzone…forse non lo sapete, ma questa meravigliosa canzone dei Beatles fu scritta da Paul Mc Cartney per Julian Lennon, per consolarlo dopo la separazione tra suo padre John Lennon e la madre, Cynthia Powell. Infatti, il titolo originario era Hey Jules, poi cambiato per motivi fonetici in Hey Jude. Godetevela  The Beatles- Hey Jude

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