Solidarietà femminile: Epic Fail

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Solidarietà femminile: Epic Fail

Una delle più grandi invenzioni della storia è la solidarietà femminile.

Io credo che questo sia il tipico concetto partorito da un uomo che non sa minimamente di cosa stia parlando, un po’ come la storia che a noi femmine piace il maschio che puzza.

Le donne fondamentalmente si odiano fino a quando non hanno la certezza di essere innocue o utili una per l’altra. Possiamo metterci qui a discutere a lungo sul fatto che le persone intelligenti non cadrebbero in questo banale clichet, del fatto che l’amicizia tra ragazze è profonda, forte e indissolubile, ma sarebbero bugie tipiche femminili.

Le donne in fatto di amicizia sono, devo ammetterlo, due o tre gradini sotto agli uomini.

Noi facciamo branco, come i maschi, ma lo facciamo in modo subdolo, negando l’evidenza. Ci sono sempre guelfi e ghibellini quando ci sono più di 4 donne in un’area circoscritta, ci si addocchia, ci si sorride a denti stretti e digrignandoli si dichiara guerra, preventiva.

Crescendo, per non dire invecchiando, mi sono accorta di avere un barile d’acido nascosto nel mio piccolo corpo, che potrebbe sciogliere un lingotto d’oro e lo tengo in serbo sempre per qualche altra ragazza, mamma o signora; sono le mie vittime preferite, è più forte di me. Sì, perché la donna sa quanto vale, sa di cosa è capace e teme il suo simile; lo studia e  quando ne incontra invece uno che crede non essere alla propria altezza, si rilassa e parte con lo sputazzo di veleno gratuito, tanto per delimitare il territorio.

Questo per dire che sì, è vero, di uomini di merda ne è pieno il mondo e ne esistono svariate tipologie e sottocategorie, ma anche le donne non scherzano affatto, altro che solidarietà femminile.

Partirei con la categoria più amata, la più diffusa, quella con cui tutti abbiamo a che fare ogni giorno: la figa di legno.

La figa di legno è quella femmina che sa o crede di essere carina, sa o crede di essere affascinante e per questo motivo, crede anche di avere l’umanità in pugno, oltre che di avere delle particolari agevolazioni da chiunque per qualsiasi cosa, di meritarsi il rispetto di tutti perché è o crede di essere, appunto, figa. Questo comportamento è avvallato e permesso dal solo genere maschile, che usa far girare le palle come pale di un elicottero alle altre ragazze, sostenendo che quello che ci fa parlare male delle sciocche fighe di legno sia l’invidia, invidia di che non si sa, come se tutte volessimo andare in giro col culo a mandolino di fuori o andare a lavoro in reggiseno e shorts, come se usare il proprio cervello fosse una macchia sulla fedina penale, mentre mettere le tette e le autoreggenti in mostra un pregio al di sopra di ogni competenza. L’atteggiamento sprezzante di questa categoria di donna e il suo sguardo schifato verso le altre, sono come un guanto di sfida per un’ altra razza: l’acida cervellotica.  Livello di solidarietà femminile: insomma, non ti considero.

L’acida cervellotica è colei che sa tutto, può discutere di cosa preparare per cena come di Nietzsche con la stessa non-chalance; è quella che prima di fare una cosa si documenta, legge libri, blog, guarda video, ascolta più esperti per farsi un parere a 360 gradi, è quella che ha sempre un’opinione bilanciata e democratica, ascolta tutti e parla con tutti, ma è amica di pochi. Molto sicura di sè, la figa di legno la commenta solo dietro le spalle, non perchè non abbia il coraggio di farlo a viso aperto, anzi, dio ci scampi e liberi da un confronto diretto, ma perché usando la testa, sa che è tempo perso, troppo inferiore. Quando la figa di legno tenta di prevalere sull’ acida cervellotica, allora c’è da scappare, perchè la prima, ingenua, crede di essere in vantaggio, la seconda, perchè intelligente, ne è certa e ha mille tesi da esprimere a favore della sua idea, che purtroppo la gnocca o presunta tale non capisce e alle quali replica con cazzate di ogni genere senza nessun senso logico, il più delle volte aggiungendo agli sproloqui tutta la famiglia della vittima. Entrambe alla fine credono di esserne uscite vittoriose, una non capisce che ha fatto la figura della cretina che è, l’altra che mettersi a strillare paroloni con una che può discutere solo di borse e make up con un chihuahua, anche se sei superiore, non è che faccia curriculum. Livello di solidarietà femminile: ci si può provare, ma anche no.

Crescendo, ho incontrato un’altra categorie di donne, o meglio di madri, che è quella che detesto di più in assoluto, persino di più degli uomini-coniglio numero 3: le madri pie. Sono quelle madri che non sbagliano mai, che hanno i figli belli, bravi, intelligenti, campioni in ogni disciplina, i migliori in tutto. Hanno il marito che lavora più ore dell’orologio, ma riesce comunque a portare i bambini ovunque a fare ogni sport del mondo e a portarle in vacanza in posti a misura di figlio, nella natura, ad impatto zero. Queste madri fanno il didò in casa, i biscotti in casa, le torte, la pasta fresca ogni giorno, hanno letto tutti i libri di tutti i pediatri del mondo e parlano all’ultimo anno di asilo, di quale scuola media far frequentare al proprio angelo. Conoscono ogni rudimento di medicina, anche alternativa e sanno sempre cosa è meglio fare in ogni situazione. Livello di solidarietà femminile: impossibile.

Queste pie donne non esistono, esistono solo nelle descrizioni che fanno di sè stesse. Quando le senti parlare le guardi un po’ intimorita pensando che sei una madre indegna, poi col passare degli anni le conosci meglio e scopri che: i figli sono delle teppe e delle capre esattamente come il tuo, li portano a fare ogni sport del mondo non perchè siano eccelsi, ma per levarseli dai piedi e il marito ce li porta volentieri piuttosto che rimanere a casa con la propria pia moglie; le vacanze nella natura a misura di bambino spesso sono villaggi col baby club dove li lasciano per tutto il giorno. Tutte le bontà che millantano di cucinare, in realtà le prepara il bimby, lo usano perché sono costrette dal marito a cui hanno fatto tirare fuori 2000 euro per non farle cucinare – lui ha accettato per sopravvivenza – e quando non hanno voglia di usare neppure quello, lanciano a mani aperte merendine di ogni genere ai figli, perchè ogni tanto un peccato lo devono pur compiere. Tutte le informazioni che posseggono su come curare i figli in maniera naturale, su quali vaccini vanno fatti e quali no, le trovano su facebook su pagine di una credibilità pari a Topo Gigio e la loro presunzione le porta a sgomitare affinchè i propri figli frequentino non solo la scuola migliore, ma che abbiano quel professore in quella sezione di cui tutti parlano così bene, e viceversa, si convincono e vogliono convincerti che il professore e la sezione che il pargolo frequenta sono solo per i migliori, quando tutti sanno benissimo che quella classe vale tanto quanto un’altra.

La cosa più fastidiosa di queste madri è che si tappano gli occhi di fronte alla realtà dei fatti pur di difendere il proprio erede, ma non per affetto, semplicemente perché un difetto del proprio figlio potrebbe essere visto come un difetto loro; sono quelle che quando la maestra da la nota al bambino perché ha picchiato un compagno, vanno a insultare la maestra e i genitori del malcapitato ragazzino, perché il loro putto non fa quelle cose.

Questa è la sottospecie di donna che non si rende conto del danno che fa all’umanità intera, perchè crescerà un uomo di merda o una donna come lei. Vive di orgoglio e di menefreghismo, il peggio del peggio.

Insomma, noi donne stiamo sempre a parlare di quanto i maschi siano irrecuperabili, ma diciamocelo, anche noi a volte facciamo discretamente schifo, perché siamo stronze con senno e premeditazione, guardandoci intorno con sospetto e con il pugnale dietro la schiena, ma d’altra parte è la natura che fa sì che solo il più forte sopravviva, me l’ha detto ieri una mamma, l’ha letto su facebook mentre faceva il pane col bimby.

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4 thoughts on “Solidarietà femminile: Epic Fail

  • 07/10/2015 at 15:59
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    La cosa buffa è che ti sei scordata la “z” in Nietzsche proprio parlando dell’acida cervellotica. 😉 Bell’articolo. 🙂
    (ovviamente dopo puoi cancellare il commento)

    Reply
    • 07/10/2015 at 16:02
      Permalink

      Grazie Antonio! Siccome sono una persona onesta e che sa ridere di sé stessa, non cancellerò il tuo commento, anzi, ti confesso di sentirmi parte della categoria, anche se non del tutto! 😉

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      • 07/10/2015 at 16:04
        Permalink

        Io devo controllare a quale categoria di “uomini coniglio” appartengo, leggerò dopo il tuo articolo. Temo, però, di appartenere anch’io agli acidi cervellotici, in versione maschile. 😉

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