Statue Coperte dei Musei Capitolini: Bravi 10+

Statue Coperte dei Musei Capitolini: Bravi 10+

E le Statue Coperte dei Musei Capitolini.

E adesso mi tocca discutere delle statue coperte dei Musei Capitolini. Roba da chiodi.

Al supermercato ho sentito parlare di “gente che viene qui e ci obbliga a fare quello che vuole a casa nostra”, quindi direi che ci meritiamo di essere sbeffeggiati dal tutto il mondo se questa è l’unica cosa che vi viene in mente per replicare. Read more

David Bowie e Noi, che siamo Felicemente Fuori Posto

David Bowie e Noi, che siamo Felicemente Fuori Posto

David Bowie e Noi, che siamo Felicemente Fuori Posto

David Bowie è morto.
Sono state queste le prime parole che ho letto lunedì 11/1/2016. Già il lunedì non è che faccia presagire nulla di buono, ma proprio un inizio così di merda non me l’aspettavo. E non mi aspettavo nemmeno di rimanere così segnata da questa notizia, dalla scomparsa di un uomo che non ho mai conosciuto.

C’ho riflettuto e credo che in realtà, ho conosciuto meglio lui di alcuni parenti o amici; ha fatto parte della mia vita, ha avuto un significato nella mia vita.

David Bowie era un grande uomo, un grande artista, uno con due grandi palle, che non si è mai preoccupato di accontentare il pubblico, ma ha fatto della sua carriera un potentissimo mezzo culturale, di sperimentazione artistica, di studio umano ed estetico. Nella sua musica ha raccontato sé stesso e la meravigliosa difficoltà che si affronta nel distinguersi dagli altri; ha fatto dell’alieno un mito, ha così ben descritto la grandezza dell’uomo nelle piccole cose di tutti i giorni, nel suo saper sognare e sperare senza confine, ha raccontato le sue debolezze come punti di forza, come se fossero fiabe.
Quando ero bambina lo trovavo imbarazzante, diciamo che negli anni ’90 non è che abbia dato il suo meglio, me lo ricordo alla radio e su MTV. Mio papà mi diceva che non sapevo quello che dicevo parlando male di lui, e aveva ragione, non sapevo proprio niente! Adesso ho impresso questo ricordo di anello di congiunzione generazionale, solo dopo ho capito che già lo adoravo. È cresciuto con me, negli anni ha cambiato stili, generi, modi di apparire e ha sempre dato un suo contributo evolutivo alla musica e all’arte, anche quella pop, molto pop.
È un’impresa da pochi piacere a tutti, intellettuali, ignoranti, bambini, ragazzi e adulti, critici di nicchia e scrittori di gossip, ma lui nella sua unicità, è riuscito a diventare universale.
Ecco perché mi sembra di conoscerlo, ecco perché sentirò la sua mancanza; perché c’è sempre stato nella mia vita e mi sono sempre sentita raccontata da lui, nello spazio stellato come lui, strana e felicemente fuori luogo. Perché mi sono persa nella poesia dei suoi sogni e delle sue avventure fantastiche, perché certi giorni sono un boa di struzzo e paillettes e altri giorni sono oscura e nera. Perché trovo dovremmo essere tutti coraggiosi così, essere un po’ quello che siamo e fare quello in cui crediamo senza troppi compromessi con quello che non sentiamo in sintonia con noi stessi.

David Bowie mi ha insegnato che non sempre il pop è merda, che può essere una vera e propria sfida. Mi ha insegnato che si può essere eccentrici e sempre in evoluzione anche quando si torna a casa dalla propria famiglia, che si può amare la musica, le stranezze pur amando altrettando il divano di casa propria. Mi ha insegnato ad amare tutti i miei lati.

Sarà pur strano e patetico, ma già mi manchi, tu che ci hai insegnato che essere inusuali, diversi, è una grande risorsa per tutti quanti.

Nowaytobeme

Genova e la Musica Live: Naim’s Open Mic at Liggia Pub

Genova e la Musica Live: Naim’s Open Mic at Liggia Pub

Ho già scritto della capacità della nostra Genova e dei genovesi di lamentarsi senza muovere un dito per cambiare niente. Ne ho parlato discutendo alcune dinamiche che riguardano la musica dal vivo in città e più in generale, come viene gestita l’arte. Non voglio aggiungere che quello che avevo previsto di alcune realtà, si è avverato (ops l’ho aggiunto), ma meno musica dal vivo abbiamo in città, meno bene stiamo tutti.

Siccome inaspettatamente, e forse anche immeritatamente, ho raggiunto una certa credibilità e ho anche un certo seguito col mio blog, ho deciso per la prima volta di parlare di una nuova realtà a viso aperto, facendo anche un po’ di pubblicità (gratuita). Non credevo fosse giusto all’inizio espormi troppo, ma poi ho pensato, ma che cacchio scrivo a fare se non posso dire quello che penso o esprimere un mio gradimento? Indi per cui lo farò, uno perché il gestore del locale in questione è un mio caro amico e pure un gran figo (si,lo dichiaro apertamente), due perché l’iniziativa che ha intrapreso, oltre ad essere rischiosa, è molto impegnativa e lodevole, e gliene voglio dare merito. Insomma, quello che sta facendo insieme a Naim Abid, è un’innovazione per questa città e io non avrei creduto al successo della cosa, se non fosse che ho partecipato sia come musicista che come spettatrice ai loro eventi sin dall’inizio.

Sto parlando del Naim’s Open Mic at Liggia Pub

Ma che cos’è? L’Open Mic in America è molto diffuso, ed è lì che Naim ha trovato l’ispirazione e il coraggio di buttarsi in questo progetto alquanto ambizioso, durante un suo tour negli Stati Uniti e Canada. Consiste in un palco, dove a rotazione si possono esibire artisti di ogni disciplina, i quali hanno a disposizione il tempo di due performaces. Non ci sono limiti di genere o di capacità, chiunque può prenotarsi ed esprimere la propria arte.

Quando Naim me ne ha parlato mi è venuto un po’ da ridere; a parte la serata scelta per la manifestazione, la domenica a cena (che già, il lunedì si lavora e si va a dormire presto il giorno prima) il mio grande dubbio era, ma chi andrà ad esibirsi? Di domenica? Ma chi si muove? Ai Liggia? E chi andrà a vedere? Di domenica sera? Ai Liggia? Magari musica originale o progetti particolari? Incredibile ma vero, mi sono dovuta ricredere.

Devo dare merito a quel gran pezzo di sognatore di Naim, sempre entusiasta e sempre pronto a rischiare la faccia per la musica e l’arte, e devo battergli le mani non solo per aver avuto il coraggio di realizzare quest’idea, ma anche per come l’ha messa in pratica: con umiltà (che tanto manca alla musica genovese), organizzazione, piglio e successo. Oltretutto ha anche un certo savoir faire come presentatore, insieme ad una conosciutissima faccia da culo.

Non mi sono fidata del successo della prima serata, qui a Genova c’è sempre l’entusiasmo della prima e poi basta, e ho aspettato a dire che l’operazione fosse riuscita. Bene signori, il progetto è partito ad ottobre, e dopo due mesi posso dire senza dubbi che l’iniziativa ha preso piede, e che racconta di una Genova nascosta, che vuole emergere, che vuole ridere, suonare, ballare, e condividere il proprio amore per l’arte e la musica con gli altri; Genova c’è e risponde.

naim's open micLa cosa più bella è l’aria che si respira: locale pieno, tanti artisti e tanto pubblico. Si rivedono amici con cui si suonava al liceo, e si conoscono ragazzi, giovani, pieni di talento e con tante idee e voglia di ampliare i propri orizzonti. Io sono stata lì a suonare con due dei miei gruppi, ci siamo divertiti e siamo stati “vittime” di una delle altre meravigliose idee di Naim, le collaborazioni “coatte”: gli artisti scrivono il loro nome su un bigliettino, poi vengono estratti due alla volta e le coppie inedite che si formeranno, potranno esibirsi in una collaborazione. Le serate successive, alle quali ho presenziato per il piacere di esserci, ho assistito a spettacolari performances “coatte” di artisti che si sono messi a fare cose lontanissime dal proprio stile divertendosi e facendoci divertire un sacco, tirando fuori pezzi inediti o sounds inediti davvero interessanti.

Musicisti che state leggendo, lo so che state pensando “e certo, che idea, vai a suonare lì, gratis, gli riempi il locale e ti paghi pure da bere”. Certo, è un’operazione di marketing riuscitissima, perché ogni tanto anche noi strimpellatori dovremmo ricordarci che i gestori dei locali lavorano e mangiano con quello che guadagnano, e trascurare questo lato spesso ha portato alla chiusura di locali o all’interruzione totale degli spettacoli dal vivo, quindi non posso che appoggiare questa soluzione che da comunque vita e nuova linfa ad una città un po’ spenta e depressa, mortificata dalla mancanza di luoghi dove aggregarsi e scambiarsi idee. All’Open Mic non si va per lavorare, si va per condividere, è come quando degli amici ti fanno l’improvvisata in sala prove e si suona tutti insieme per ore.

Direi senza dubbio che la forza di queste serate è lo spirito con cui si partecipa, sia come pubblico che come artista. Io parlo per me, ritrovarmi in un locale la domenica sera e vederlo pieno, già mi ha lasciato a bocca aperta. E’ un posto dove posso portare anche i miei figli di 11 e 12 anni, e abituarli a vivere la musica come un’esperienza positiva e importante; abbiamo fatto più di una volta tavolate under 14, noi mamme ci divertiamo e i ragazzi si incuriosiscono. Ho avuto il piacere di ascoltare nuovi musicisti, nuova musica, di vedere con i miei occhi tante nuove realtà e la voglia di uscire fuori; ho ritrovato amici che sono da anni sulla scena e che vengono a condividere con noi, solo per il piacere di farlo, la propria esperienza, alcuni li conosco solo di fama e nonostante questo, ci siamo ritrovati a chiacchierare di musica davanti ad una birra, come semplici persone che condividono una passione. Si va per ridere e godere delle bellezze e della poesia del teatro, di una voce sinuosa, di un’emozionante canzone, del coraggio di chi non ha mai suonato su un palco vero e ci vuole provare, di chi sa di non essere bravissimo o superfigo, ma ama la musica e vuole farsi sentire comunque, di chi non sa che è stonato, ma non glielo diciamo perché ci piace così. Si trova di tutto insomma, dal navigato 60enne che però ancora ha il fascino da rocker maledetto, al 17enne che suona col papà, o al 20enne che scrive pezzi suoi e non sa dove farli sentire. Non ultimo, nessuna competizione, ci si sente tutti sullo stesso piano, anche nei confronti di alcuni mostri sacri della scena genovese che partecipano per amore dell’arte e per donare un po’ della loro esperienza ai ragazzi che sono nuovi sul palco, grazie anche alle mega jam sessions che vanno avanti fino alle 3 del mattino, dopo che si sono esibiti tutti i partecipanti. Perché la parola d’ordine dell’Open Mic è CONDIVIDERE, FARE RETE.

Unico rischio? Avere, col tempo, sempre gli stessi artisti ad esibirsi e creare una nuova “cricca”, perdendo quella magia della novità e della genuinità del progetto, eventualità che spero Naim, grazie alla suddetta faccia da culo, riesca ad aggirare il più a lungo possibile.

Per scongiurare il rischio “nuovo ghetto” e se vi ho incuriosito, potrete partecipare al Naim’s Open Mic una domenica si e una no; la prossima serata sarà il 20 dicembre, e visto il successo, i live show andranno avanti per tutta la stagione invernale, ovviamente al Liggia Pub and Music House, dalle ore 19 (fanno degli hamburger che sono la fine del mondo!). Nel frattempo se volete, potete godervi qualche video QUI .

Ancora un in bocca al lupo a  Michele De Bianchi, gestore del locale, quello figo, e a Naim per l’entusiasmo e il coraggio che hanno avuto, vi auguro un successo lungo e saldo.