Fede e coerenza: dove sta l’amore di Gesù?

Fede e coerenza: dove sta l’amore di Gesù?

Fede e coerenza per me sono due cose che vanno di pari passo.

Come avrete intuito dai miei post, io la fede non so cosa sia, e un po’ me ne rammarico, perché senz’altro renderebbe la mia vita molto più semplice.

Questo argomento è sempre stato molto in voga nel nostro paese ultracattolico; è diventato ormai uno status quo: io credo in Dio e nella Chiesa, quindi sono una persona per bene.

In Italia siamo quasi obbligati ad avere fede, veniamo battezzati a pochi mesi di vita, abbiamo le ore di religione cattolica a scuola, veniamo spediti a catechismo come se fosse obbligatorio e scontato, facciamo tutti la Comunione e banchettiamo festeggiando la nostra unione con il Signore vestiti di tutto punto e mostrando alla famiglia quanto i nostri pargoli di 8 anni siano belli e santi.

Anche io ho fatto la Comunione e mi piaceva andare a catechismo, perché giocavo e ridevo, poi, alla vigilia del sacramento, imparavo quelle due o tre preghiere che mi servivano. Andavo anche a messa, pensate un po’, ogni domenica: era l’appuntamento con gli amici del parco, per uscire la mattina da soli e fare colazione al bar insieme.

Crescendo, ho avuto molti dubbi sull’esistenza di un dio, se il mio fosse quello giusto e ho capito: io non ho fede, per svariati motivi.

Mi sono trovata però così spesso a discutere di dettami religiosi e dogmi nel corso degli anni, per cui mi sono resa conto del fatto che quasi nessuno ha fede, anche se dice di averla.

Non so cosa ci sia dopo la morte, per saperlo dovrei morire, non so se qualcuno dal cielo vegli su di me, mi aiuti, mi protegga – per come vanno le cose giurerei di no – non credo nelle cose che non si possono dimostrare, ma non ho la presunzione di dire che chi invece crede a scatola chiusa non dovrebbe farlo.

Invece, per chi ha fede, tutto è bianco o nero. Dio in persona ha dato delle regole e devono essere rispettate. Tutto ciò è molto rassicurante, non bisogna nemmeno farsi delle domande o crearsi un pensiero proprio, bisogna solo credere.

Ora, mi piacerebbe fare la conta di quante persone che si professano cattoliche e che dicono di avere fede, seguano i 10 comandamenti tutti e le istruzioni che da la Bibbia. Credo praticamente nessuno, anche perché il mondo sarebbe fatto di violenza, molto peggio di quanto sia oggi.

Però, su alcuni argomenti, ci sono delle intransigenze che mettono in crisi persino la Chiesa Cattolica stessa dall’interno, vedi aborto e omosessualità.

L’ultimo Papa, Francesco, non è infatti visto di buon occhio da chi vorrebbe mantenere la religione cattolica coerente con le scritture. La sua apertura verso chi ha abortito e verso chi è omosessuale, ha sconvolto tutti: vescovi, fedeli, preti e persone che non si reputano praticanti o credenti.

La realtà dei fatti, per me che sono senza dio, è che per dire di avere fede, bisogna prendere TUTTO il pacchetto, non solo quello che ci sta bene o ci piace. Se ci si proclama cattolici, allora non si può considerare la normalità l’essere gay e l’aborto è un omicidio.

Ecco che lì poi casca l’asino: anche la mamma più devota, davanti ad una gravidanza di una dodicenne ricorrerebbe all’aborto, così come un genitore che ama davvero suo figlio, lo accetterebbe anche se gay. Nella maggioranza dei casi accade così per fortuna. Ma dove sta la coerenza? I dettami religiosi valgono solo quando levano diritto di scelta agli altri e non a noi?

Possiamo stare a lungo a discutere su quanto arcaico e irrazionale sia pensare che l’omosessualità e l’aborto siano abomini, ma non c’è verso di far capire a queste persone – che per altro dicono di credere in un Dio buono, caritatevole, di seguire gli insegnamenti di Gesù, fatti di amore fraterno, accettazione, pietas – che se hanno fede, hanno il diritto di non abortire o non essere omosessuali, ma non quello di impedirlo agli altri.

Credere che un embrione sia un bambino è scientificamente scorretto, così come credere che un gay non abbia diritto all’essere amato o sia malato.

Io non credo nel vostro dio, ma credo nella scienza, nell’amore, nell’inclusione, nella carità, nella solidarietà, nella comprensione, tutti valori che Gesù ha sdoganato e che spesso, chi si proclama fedele, tiene ben lontani dalla vita di tutti i giorni. Solo pensare di poter togliere dei diritti fondamentali ad una persona viola questi principi cardine.

Nessuno vi impedisce di continuare a sostenere le vostre tesi, ma di certo mi batterò affinché questi diritti umani vengano mantenuti, perché il paradiso e l’inferno nessuno di noi li ha mai visti, mentre su questa Terra l’amore, le difficoltà, la tristezza, le ingiustizie le abbiamo sotto gli occhi ogni giorno.

Una madre che abortisce resterà segnata per sempre, anche una che non lo fa perché è convinta di uccidere, perché è sommersa dal senso di colpa, perché spesso si rivela una scelta sbagliata che distrugge la vita del genitore e del figlio.

Chi vive la sessualità in maniera coerente col proprio io non ha nulla di sbagliato, anzi, è molto più onesto con sé stesso di chi cerca di essere “normale” ad ogni costo, frustrandosi e maturando odio.

Ho creduto per un po’ che il mondo si dividesse in buoni e cattivi, poi ho scoperto che ci sono miliardi di sfumature, che ci sono così tante situazioni che non possiamo comprendere per cui ho deciso di smettere di dare etichette, di fare divisioni. Ognuno ha una ragione per compiere gesti o azioni, giuste o sbagliate che siano.

Per quanto mi riguarda, l’unica regola che mi sono data è amare. Amare il più possibile, anche chi non ricambia o chi mi da contro. Amare senza giudicare. Che credo sia lo stesso messaggio di Gesù e di dio.

Sono molto turbata dal ritorno in voga di movimenti antiabortisti, di vari family day, di patrocini negati a manifestazioni per la parità di diritti per gli omosessuali, come sempre sembra che il nemico sia chi è più debole.

Una cosa è certa, chi vuole togliere i diritti e la dignità ad un altro essere umano, non è una brava persona, anche se si nasconde dietro al proprio dio.

La Ricerca Filosofica della Fede Mai Trovata (astenersi bigotti e assolutisti)

La Ricerca Filosofica della Fede Mai Trovata (astenersi bigotti e assolutisti)

Oggi ho deciso per il mio suicidio sociale. Ho avuto una mattinata colma di speranza, ben riposta solo per metà e quindi mi è rimasta una metà di amarezza che devo sputare fuori in qualche maniera. Voglio parlare brevemente di come vedo la religione.

Io non sono religiosa, ma non amo definirmi atea, diciamo che sono sempre in modalità “ricerca”, che sia essa interiore, spirituale, culturale.

Ho avuto un’ educazione scolastica abbastanza filosofica, che non mi permette quasi mai di avere un solo punto di vista su una cosa, di conseguenza anche sugli dei e tutto quello che gira intorno alla loro adorazione, non riesco a prendere una posizione esclusiva. Ogni mattina mi desto al suono della sveglia pensando a che cazzo vivo a fare se non posso farlo senza dovermi per forza alzare perché qualcun altro lo ha deciso, figuriamoci se ho certezze su cosa ci succeda dopo la morte, su cos’abbia Gesù che Budda non ha, su quali postille nelle religioni cristiane abbiano più o meno senso, sul fatto che un albero provi dei sentimenti, ma soprattutto, sul fatto che esista davvero qualcosa o qualcuno che viva e regni su di noi.

Mi dispiace tanto non riuscire a credere in niente, mi dispiace non riuscire ad abbandonarmi al credere in qualcosa anche se non la posso vedere e toccare, è pur sempre un limite ed è sicuramente un appiglio in meno durante momenti della vita che richiedono ottimismo, speranza e regole per andare avanti e trovare un motivo per farlo. Per questa ragione, pur non riuscendo ad accendere quella miccia che dovrebbe trasformarmi in donna di fede, cerco di interessarmi alla religione, e ne parlo, spesso, anche con persone che professano un credo diverso dal cattolicesimo, che come sappiamo, va per la maggiore. Io l’ho preso come un hobby. Chiedo scusa se qualcuno si sentirà offeso dalle mie parole, non voglio screditare nessun culto, adorazione, fede, voglio solo dare il mio punto di vista forse troppo empirico e distaccato.

Ho avuto lunghe discussioni con persone che fanno parte della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (Mormoni), che mi hanno parlato e raccontato con grande fervore e forza del loro amore nei confronti di Gesù Cristo, della loro passione per le scritture sacre, del loro continuo studio, della laboriosità e voglia di condivisione che mettono in ogni giornata al servizio degli altri; mi hanno parlato dell’importantissimo ruolo della donna nella loro chiesa, le quali fanno parte di un’ organizzazione chiamata “Società di Soccorso”, perché il suo primo scopo è aiutare persone bisognose; per svolgere questa attività hanno a disposizione uffici e cariche in un consiglio direttivo che dirige le operazioni della società. Tutti validissimi principi i loro, basati, da quello che ho capito, sull’autorealizzazione e sull’ amore; ecco la pecca secondo me: perché se mi faccio il mazzo tutto il giorno per essere chi sono, devo ringraziare Dio e non me stesso? Perché sono un ‘infedele cronica! Lo so. Ma io non riesco a pensare che tutto quello per cui lavoro ogni giorno sia un dono e che tutto sia merito di Dio, io credo che sia merito mio. La religione mormone, chiamiamola così per comodità, ha anche una forte morale condivisa da tutti i membri della chiesa, che al contrario di quanto viene raccontato, non è nemmeno così restrittiva, segue solo alcune regole di buon senso civile, il problema è che per me non dovrebbe essere la chiesa o Dio a dirmi cosa devo bere e mangiare e cosa devo mettermi la domenica, nonostante possa condividere o meno le indicazioni. Questo vale per tutte le altri religioni che conosco. Così come vale per tutte le religioni il fatto che io faccia fatica ad accettare che ognuna predichi le visioni di qualcuno e da quelle nasca un credo. Lo so, non capisco proprio la fede, non capisco perché se la Madonna vede un angelo che le dice che partorirà il figlio di Dio, per altro senza usare il metodo che noi tutti studiamo a scuola, diventa un dogma; se io racconto di essere stata rapita dagli alieni e che mi hanno detto che Dio ha costruito le piramidi e ci ha creato con la biogenetica, sono una criminale malata di mente. Dove sta la differenza? Quali prove abbiamo sulla prima e sulla seconda ipotesi? Io, a scanso di equivoci, non crederei a nessuna delle due.

Ho intrapreso una collaborazione culturale anche con i Testimoni di Geova, con cui quasi tutti abbiamo avuto a che fare almeno una volta alla porta; ebbene, io non sono riuscita a mandarli via, e li ho invitati a lasciarmi il loro interessantissimo giornale nella cassetta della posta, cosa che fanno una volta al mese. Devo dire che la loro fede è un pelo più complessa da accettare per me, è altamente spersonalizzante e con regole a volte davvero imbarazzanti per la dignità umana, che trovo essere solo un modo per assoggettare la persone.

Per quanto riguarda le religioni asiatiche, le ritengo complesse da comprendere per noi occidentali ed, eccetto il Buddismo, del quale condivido molti punti e insegnamenti, anche abbastanza antiquate nei concetti, come del resto anche quelle occidentali.

Diciamo che quasi tutti i credo, specie quelli monoteisti, si prefiggono dettami morali simili, basati sulla fede e sull’ amore per il prossimo, dettami che molto spesso vengono del tutto ignorati; questo accade specialmente nella religione cattolica, che ritengo essere la più ipocrita e corrotta fra quelle conosco, difficile davvero per me da sostenere e da  giustificare.

Tutte le religioni per me sono uno strumento di studio dell’ uomo, delle sue paure e dei suoi fantasmi. Sono lo specchio della sua solitudine e del suo essere piccolo, del suo egocentrismo. Non esiste ambito in cui l’essere umano si sia dimostrato più bestia che nella religione, più falso e profittatore. La fede ha giustificato per secoli e ancora lo fa, azioni brutali e attacchi alla cultura e all’intelligenza umana che, mi scuso, ma non riesco proprio ad accettare e a giustificare.

Per adesso, la mia ricerca filosofica della fede mi ha provato solo che Dio sia la proiezione mistica del mero potere di un’ oligarchia che sfrutta le debolezze di un animale che nasce e muore come tutti gli altri, solo con meno dignità.