Il Sacro Olimpo delle Mamme Pie, un Mondo d’Ipocrisia e Frustrazione

Il Sacro Olimpo delle Mamme Pie, un Mondo d’Ipocrisia e Frustrazione

Sono un po’ confusa. Al giorno d’oggi, per entrare nell’Olimpo delle Brave Mamme, da me anche dette “Mamme Pie” bisogna fare certe cose e provare certi sentimenti codificati obbligatoriamente, altrimenti fai cagare. Se avessi detto a mia nonna una cosa del genere si sarebbe messa a ridere fortissimo e non mi avrebbe sputato in faccia solo perché sono sua nipote.

Spiegatemi “Mamme Pie”, cosa devo fare per essere una brava mamma? Io sono certa di esserlo, ma voi mi scrutate e alcune volte, immerse nell’ipocrisia fino al collo, mi guardate  con la faccia stupita mentre parlo, come se avessi appena bestemmiato il santo con lo stesso nome del vostro defunto papà.

Carissime, io non vi credo quasi mai quando raccontate che amate dormire col vostro adorabile neonato nel letto, io avevo sonno quando i miei figli erano appena nati e se avessi potuto, avrei cacciato anche il papà; a nessuno piace dormire con i piedi di un bambino in faccia, nessuno ama alzarsi alle 4 del mattino per cambiare tutte le lenzuola per una sua megapisciata o perché l’amore di mamma ti urla nell’orecchio causa perdita del ciuccio ( ommioddio il ciuccio!!!). Io non mi vergogno di dirlo, non sono un essere soprannaturale, ma i miei figli hanno avuto lo stesso affetto e contatto dei vostri, solo fuori dal letto.

Non vi credo neanche quando dite che giammai vi allontanereste dai vostri angeli; probabilmente chi di voi lo dice è perché non ha la possibilità di farlo. Quando i miei ragazzi erano piccoli piccoli, avrei ucciso per avere un pomeriggio da sola, per dormire e per lavarmi senza seggioloni davanti alla doccia con facce disperate dietro al vetro, sarei uscita tanto volentieri a bermi una birra con gli amici e avrei voluto tantissimo avere il tempo di girare per vestiti e provarmi qualcosa senza dover tirare fuori la tetta ad ogni negozio. Vi dirò di più, stavo lontano da loro due ore? Ebbene si, non mi mancavano! No perché ero stanca e stufa e lo sono ancora di più adesso che hanno 12 e 11 anni e non li sopporto! Mi urtano i nervi, mai una volta che mi rispondano con un sorriso, che mi ascoltino, sanno solo lanciare occhiatacce e dirmi di tutto per qualsiasi cosa.

Io quelle mamme che fanno quattromila sport col figlio piccolo, grande e medio, che fanno con loro decoupage, le torte, i corsi di teatro, che sono rappresentanti di tutte le classi di ordine e grado, che pitturano e fanno sculture col marmo, che fanno volontariato e hanno pure quattro o cinque amichetti a cena ogni sera… non so se invidiarle o averne paura, ma quando respirate un po’? La natura dell’essere umano non è portata a fare tutte quelle cose, io ne riesco a gestire due, tre e già mi sembra di impazzire. Mi considero anche una di quelle mamme che si danno molto da fare con i propri figli: li aiuto nello studio, li porto in giro a visitare musei, città d’arte, parchi, li porto in piscina, alle partite di calcio, facciamo anche volontariato insieme, ma non è mai abbastanza per entrare nel Sacro Olimpo delle Brave Mamme, perché ammetto che mi piace avere del tempo per me, perché secondo me fare una vita di sacrifici per i figli, non fa bene a loro e meno che mai a noi stesse; in effetti le Mamme Pie che mi scrutano giudicanti sono tutte un pelo frustrate.

Voglio dirvi una cosa: si, ho dato il ciuccio ai miei bambini e talvolta l’ho pucciato nel miele! Piangevano per ore e io ero isterica! Li ho lasciati dormire nel loro lettino e nella loro camera, mi sono alzata per calmarli quando piangevano e me ne sono tornata a letto da sola! Quando entrambi hanno iniziato ad andare all’asilo, quel giorno per me è stato uno dei più belli e agognati della mia vita; è vero, anche io mi sono commossa e ho versato una lacrimuccia lasciando la loro manina, ma poi mi sono sentita leggera. Ho avuto anch’io paura di farli uscire da soli per la prima volta, di mandarli due ore al parco senza di me, ma poi quelle due ore di silenzio mi sono piaciute! Care mamme, siate sincere con voi stesse, pensate davvero che il vostro amore per i figli si misuri con l’invadenza? Pensate che a vostro figlio faccia bene davvero avervi sempre attaccate al culo in ogni momento, attività, posto? Ma per piacere, non fa bene a nessuno. E soprattutto, che malattia avete se stare lontano da loro per qualche ora o giorno vi distrugge l’anima? Non state bene, ricordatevi che avete anche la vostra vita e che meglio state voi, meglio stanno i vostri figli. Non siate egoiste, non siate ipocrite, anche voi volete uscire la sera col marito o le amiche senza nessuno che frigna, anche voi vorreste farvi una settimana di vacanza senza avere dei Minnie e dei Topolino intorno, niente Peppe Pig, niente orsi e niente Mashe, vorreste bervi una bottiglia di vino e svenire sul divano alle 9 di sera, vorreste andare al mare senza urlare e senza stare in acqua controvoglia delle ore (che sciocca, dimenticavo che le Pie non urlano, sospirano…).

Non vi capisco, cosa vincete se vi annullate per dimostrare che siete madri migliori? Non lo siete, perché una brava mamma deve avere prima di tutto rispetto per sé stessa, deve saper respirare senza suo figlio e deve lasciare lui libero di respirare. Non è necessario fare tante cose, basta farne poche ma bene, poche ma che facciano stare bene, il tempo vissuto insieme deve essere un bel pensiero e non una costrizione, per il genitore e per il bambino. A volte siete così impegnate a battere tutti i record di presenza che non vi accorgete che i vostri figli si sparerebbero otto ore di latino al doposcuola piuttosto che fare badminton con voi, anche se è propedeutico allo studio della fisica e delle traiettorie spirituali. Ma poi ci credete davvero? Fare tai-chi 27 ore alla settimana e le restanti dividerle in storia dell’arte, pedagogia, massaggio di coppia, corso di haute cuisine, inglese potenziato, inglese madrelingua, tedesco, russo, cinese, uncinetto, lavoro a maglia, biologia degli alimenti, medicina intensiva, mosaico, falegnameria, restauro, pittura, scultura, archeologia, sono davvero così utili e indispensabili ad un bambino di 5 anni? Io ho i miei dubbi, credo sia molto più utile rotolarsi nell’erba insieme alla mamma o cantare a squarciagola con lei una canzone ballando.

Ah dimenticavo, ho dato loro la cioccolata  prima dei 3 anni e gli è piaciuta un sacco! Alla faccia vostra!
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La Ricerca Filosofica della Fede Mai Trovata (astenersi bigotti e assolutisti)

Oggi ho deciso per il mio suicidio sociale. Ho avuto una mattinata colma di speranza, ben riposta solo per metà e quindi mi è rimasta una metà di amarezza che devo sputare fuori in qualche maniera. Voglio parlare brevemente di come vedo la religione.

Io non sono religiosa, ma non amo definirmi atea, diciamo che sono sempre in modalità “ricerca”, che sia essa interiore, spirituale, culturale.

Ho avuto un’ educazione scolastica abbastanza filosofica, che non mi permette quasi mai di avere un solo punto di vista su una cosa, di conseguenza anche sugli dei e tutto quello che gira intorno alla loro adorazione, non riesco a prendere una posizione esclusiva. Ogni mattina mi desto al suono della sveglia pensando a che cazzo vivo a fare se non posso farlo senza dovermi per forza alzare perché qualcun altro lo ha deciso, figuriamoci se ho certezze su cosa ci succeda dopo la morte, su cos’abbia Gesù che Budda non ha, su quali postille nelle religioni cristiane abbiano più o meno senso, sul fatto che un albero provi dei sentimenti, ma soprattutto, sul fatto che esista davvero qualcosa o qualcuno che viva e regni su di noi.

Mi dispiace tanto non riuscire a credere in niente, mi dispiace non riuscire ad abbandonarmi al credere in qualcosa anche se non la posso vedere e toccare, è pur sempre un limite ed è sicuramente un appiglio in meno durante momenti della vita che richiedono ottimismo, speranza e regole per andare avanti e trovare un motivo per farlo. Per questa ragione, pur non riuscendo ad accendere quella miccia che dovrebbe trasformarmi in donna di fede, cerco di interessarmi alla religione, e ne parlo, spesso, anche con persone che professano un credo diverso dal cattolicesimo, che come sappiamo, va per la maggiore. Io l’ho preso come un hobby. Chiedo scusa se qualcuno si sentirà offeso dalle mie parole, non voglio screditare nessun culto, adorazione, fede, voglio solo dare il mio punto di vista forse troppo empirico e distaccato.

Ho avuto lunghe discussioni con persone che fanno parte della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (Mormoni), che mi hanno parlato e raccontato con grande fervore e forza del loro amore nei confronti di Gesù Cristo, della loro passione per le scritture sacre, del loro continuo studio, della laboriosità e voglia di condivisione che mettono in ogni giornata al servizio degli altri; mi hanno parlato dell’importantissimo ruolo della donna nella loro chiesa, le quali fanno parte di un’ organizzazione chiamata “Società di Soccorso”, perché il suo primo scopo è aiutare persone bisognose; per svolgere questa attività hanno a disposizione uffici e cariche in un consiglio direttivo che dirige le operazioni della società. Tutti validissimi principi i loro, basati, da quello che ho capito, sull’autorealizzazione e sull’ amore; ecco la pecca secondo me: perché se mi faccio il mazzo tutto il giorno per essere chi sono, devo ringraziare Dio e non me stesso? Perché sono un ‘infedele cronica! Lo so. Ma io non riesco a pensare che tutto quello per cui lavoro ogni giorno sia un dono e che tutto sia merito di Dio, io credo che sia merito mio. La religione mormone, chiamiamola così per comodità, ha anche una forte morale condivisa da tutti i membri della chiesa, che al contrario di quanto viene raccontato, non è nemmeno così restrittiva, segue solo alcune regole di buon senso civile, il problema è che per me non dovrebbe essere la chiesa o Dio a dirmi cosa devo bere e mangiare e cosa devo mettermi la domenica, nonostante possa condividere o meno le indicazioni. Questo vale per tutte le altri religioni che conosco. Così come vale per tutte le religioni il fatto che io faccia fatica ad accettare che ognuna predichi le visioni di qualcuno e da quelle nasca un credo. Lo so, non capisco proprio la fede, non capisco perché se la Madonna vede un angelo che le dice che partorirà il figlio di Dio, per altro senza usare il metodo che noi tutti studiamo a scuola, diventa un dogma; se io racconto di essere stata rapita dagli alieni e che mi hanno detto che Dio ha costruito le piramidi e ci ha creato con la biogenetica, sono una criminale malata di mente. Dove sta la differenza? Quali prove abbiamo sulla prima e sulla seconda ipotesi? Io, a scanso di equivoci, non crederei a nessuna delle due.

Ho intrapreso una collaborazione culturale anche con i Testimoni di Geova, con cui quasi tutti abbiamo avuto a che fare almeno una volta alla porta; ebbene, io non sono riuscita a mandarli via, e li ho invitati a lasciarmi il loro interessantissimo giornale nella cassetta della posta, cosa che fanno una volta al mese. Devo dire che la loro fede è un pelo più complessa da accettare per me, è altamente spersonalizzante e con regole a volte davvero imbarazzanti per la dignità umana, che trovo essere solo un modo per assoggettare la persone.

Per quanto riguarda le religioni asiatiche, le ritengo complesse da comprendere per noi occidentali ed, eccetto il Buddismo, del quale condivido molti punti e insegnamenti, anche abbastanza antiquate nei concetti, come del resto anche quelle occidentali.

Diciamo che quasi tutti i credo, specie quelli monoteisti, si prefiggono dettami morali simili, basati sulla fede e sull’ amore per il prossimo, dettami che molto spesso vengono del tutto ignorati; questo accade specialmente nella religione cattolica, che ritengo essere la più ipocrita e corrotta fra quelle conosco, difficile davvero per me da sostenere e da  giustificare.

Tutte le religioni per me sono uno strumento di studio dell’ uomo, delle sue paure e dei suoi fantasmi. Sono lo specchio della sua solitudine e del suo essere piccolo, del suo egocentrismo. Non esiste ambito in cui l’essere umano si sia dimostrato più bestia che nella religione, più falso e profittatore. La fede ha giustificato per secoli e ancora lo fa, azioni brutali e attacchi alla cultura e all’intelligenza umana che, mi scuso, ma non riesco proprio ad accettare e a giustificare.

Per adesso, la mia ricerca filosofica della fede mi ha provato solo che Dio sia la proiezione mistica del mero potere di un’ oligarchia che sfrutta le debolezze di un animale che nasce e muore come tutti gli altri, solo con meno dignità.

L’Arte e la Terapia del Gossip

” Oh, hai sentito che la Ba ha le verruche ai piedi? Se l’è prese al mare, così dice, ma chissà dove si è andata ad infilare quella lì” ; ” Lo sai che la tizia dell’ ufficio si è rifatta le tette, ma dove li ha presi i soldi che è una morta di fame?” , ” Sai, mia moglie secondo me mi tradisce, cosa ne pensi? Sono pazzo o è davvero una vacca?”.

Il gossip è la grande forza che muove il mondo.

In ogni angolo di città in cui ti siedi, cammini, lavori, senti persone che giudicano le vite altrui, che borbottano consigli anche un po’ schifate dal comportamento del soggetto del pettegolezzo.

Io amo guardare la gente spettegolare.

Spettegolare è un’ arte alquanto complessa: prima di tutto, non bisogna essere troppo coscienti di farlo, altrimenti si rischia di sentirsi colpevoli e in questo caso, è deleterio; il pettegolezzo va fatto senz’anima, con anche un velato disprezzo, non troppo sentito però. Quando si parla dei fatti altrui, sembra quasi che quelle persone non siano reali, quindi possono essere offese, mal giudicate e diffamate liberamente, soprattutto se si ha l’ appoggio delle altre comari vicino a te. I fatti non devono per forza essere realmente accaduti, anzi, se le circostanze lo permettono, è consigliabile aggiungere la fantasia alla storia, appendici creative che la rendano ancora più avvincente. Gli argomenti sono liberi: amore, casa, famiglia, peso, soldi, salute, abbigliamento, capelli, unghie, intelletto, cultura e via discorrendo, niente e nessuno si salva; è estremamente raro trovare qualcuno con un proprio punto di vista sulla politica, sull’ economia, ma sui cazzi tuoi stai pur certo che ce l’hanno tutti.

Io sono una vittima del gossip, in due modi: prima di tutto, sono stata per anni, e a mia insaputa sicuramente lo sono anche adesso, oggetto di grandi discussioni nel mio quartiere; tutti mi conoscono e tutti si sentono in dovere di esprimere il proprio parere sulle mie scelte di vita: la mia band e i concerti, i figli da giovane, il matrimonio, la separazione, le mie amicizie, il mio compagno, la mia salute. Ho dato al mio piccolo mondo davvero tanto da discutere e svariati argomenti per commenti stizziti, visto che non sono conosciuta come “quella che si tiene il proprio parere per sé”. Sono sempre stata in prima linea in tutto e continuerò ad esserlo, ecco perché sono vittima due volte: tutti vengono a parlare con me. Considero questa cosa un’arma a doppio taglio; sono felice di ascoltare e aiutare amici o conoscenti, ne vado fiera, a volte però vengo a sapere cose che proprio non mi interessano e peggio ancora,in alcuni casi non vorrei proprio sapere. Non m’interessa di Tizio con la sifilide perché ha fatto sesso con una mai vista sul treno, delle verruche di Ba e di come le ha prese, meno che mai me ne frega qualcosa delle tette di quella dell’ufficio di fronte e di come se le paga. Poi quando viene il marito della mia amica a dirmi che l’ha tradita o la mia amica si tacchina il fidanzato di un’altra mia amica, che goduria. Ma queste cose le so sempre. Perchè me le vengono a raccontare.Il mio soprannome è oramai “la portinaia”, io ci tengo a sottolineare che alla portinaia sono i condomini che vanno a raccontare le cose, o gliele fanno sotto il naso.

Effettivamente però, con l’età anche io sento a volte il forte bisogno di dire qualcosa di inutile e acido su un’ altra persona, possibilmente donna, per levarmi un po’ di quella tensione sociale e un po’ di quello stress alla fine della giornata, per non soccombere. La terapia del gossip è una delle più usate e anche delle più economiche, ha però anche dei possibili effetti collaterali che possono essere evitati solo essendo astuti. Infatti non tutti possono spettegolare con sicurezza, alcune persone non ne sono all’altezza: ci vuole classe e un’innata capacità di selezione e distinzione tra chi può sostenere la conoscenza e chi no. Basta farsi sfuggire una sola parola con la persona sbagliata, e il lavoro di anni viene buttato nella spazzatura; anni di screditamento, di invenzioni creative e di raccolta di informazioni specifiche che perdono credibilità, o che arrivano all’ orecchio del protagonista del pettegolezzo; ne conseguirà un litigio, dove solo la scaltrezza può farti uscire vincitore.

C’è anche un livello più alto di fare gossip, ed è quello che prediligo: far scoppiare liti tra altre persone senza affrontare mai chiaramente l’argomento di litigio, il cosiddetto “merdone”. Questo metodo richiede un livello di destrezza raffinato, può essere perpetrato solo da manipolatori esperti; comincia con una pulce nell’ orecchio, con una frase detta nel posto giusto al momento giusto, quando sai che la terza persona, la vittima, ti sta ascoltando. Ecco che questa sospettosamente chiede all’ interlocutore del manipolatore cosa ha detto e lui, che quasi sempre è complice, non dirà nulla. Si innesca un meccanismo di sottomissione e diffidenza tale che il primo a caso che dirà una parola sbagliata o inerente al mezzo discorso origliato qualche giorno prima dalla vittima, diventerà a sua volta bersaglio e verrà fustigato pubblicamente.

Bisogna trovare sempre un po’ di poesia nella vita, anche nelle cose poco rispettabili tipiche dell’essere umano. Anche le debolezze nascondono qualcosa di sublime e laborioso, basta saperle guardare con l’occhio giusto; ne siamo tutti schiavi, alcuni però sanno sfruttarle in proprio favore.

La complessità di una cosa così futile come l’ ipocrisia, la slealtà, è indice di quanto gli esseri umani sappiano usare gli articolati e macchinosi  mezzi del cervello solo per fare cazzate.