Panico da Natale: Piatti di Plastica, Alberi e Banchetti Infiniti

Natale, eccolo lì, dietro l’angolo!

Sì, io sono una di quelle matte che adora il Natale, la sua atmosfera, le cene e la famiglia riunita.

Io adoro fare regali, vedere negli occhi delle persone che amo lo stupore, la gioia, adoro farle sentire importanti e dedicare loro il mio affetto. Peccato che prima di sedersi a tavola per il cenone della vigilia o per il pranzo, ci siano dei preparativi che manco per entrare al Pentagono sono richiesti tanti step. Continue reading “Panico da Natale: Piatti di Plastica, Alberi e Banchetti Infiniti”

Parto, Sfida all’Ultima Epidurale a chi Soffre di Piú

Parto, una Sfida all’Ultima Epidurale a chi Soffre di Piú

L’ultima frontiera delle minchiate nasce dalla meravigliosa lotta tra partorienti. Io davvero mi chiedo se nella vita abbiano mai qualcosa da fare o se dire cazzate per certe persone è un mestiere. Ne ho lette di tutti i colori negli ultimi anni, non so se sono io che invecchiando sono attirata da certe cose o se quando ero incinta di squilibrate in giro ce ne fossero meno, almeno sul fronte parto.

Ricordo che all’epoca andava fortissimo il parto in acqua, o il parto “libero”, ovvero nella posizione che si preferiva, tutte cose senza grandi filosofie dietro, improntate semplicemente sul vivere il momento più doloroso e intimo della propria vita di donna in maniera naturale. Ed è qui care che vi introduco nel meraviglioso mondo della sofferenza: chi soffre di più vince un pacco di assorbenti chiodati post partum e un mungitore bio 100% naturale (basta chiedere al marito).

Si perché sembrerebbe che nel giro delle partorienti ci siano grandi discriminazioni su chi partorisce con parto cesareo. Io ho partorito al Gaslini di Genova, dove il cesareo non è contemplato tranne che in caso di reale emergenza, e ho dovuto comunque subire l’intervento, dopo 6 ore di travaglio, perché la vita di mio figlio era a rischio (è nato con apgar 6).

Sono d’accordo con le mamme filonaturaliste sul fatto che la gravidanza non sia una malattia, ma semplicemente un processo naturale che il nostro corpo subisce per ospitare la crescita embrionale di una nuova vita, e vada vissuta come tale. Vi ricordo altresì, care le mie mammine fortunelle, che non tutte le donne si possono permettere il lusso di vivere spensieratamente la gravidanza: alcune hanno patologie antecedenti che la mettono a rischio o che durante la gestazione si aggravano o non possono essere curate in maniera idonea, altre sviluppano disturbi e a volte anche malattie strettamente legati alla condizione di gestante, per cui il cesareo si prospetta come l’unico modo per non mettere a rischio la vita della mamma e del neonato. Che se ne sia stato fatto smodato uso, siamo d’accordo, ho letto di interventi inutili atti solo ad avere i rimborsi governativi, ho letto anche di donne morte per complicazioni quando l’operazione era totalmente evitabile, ma ricordiamoci che in alcuni casi è vitale.

Detto ciò, cosa avrebbe una madre che ha partorito col cesareo meno di quelle che hanno partorito naturalmente? Pensate che nel dolore del travaglio voi siate state illuminate? Siete così schiave di una cultura religiosa che vi fa credere che soffrire sia una benedizione e che chi soffre di più è migliore di chi soffre meno? Allora care mie, l’epidurale vi farebbe benissimo, rilassatevi. Io sono madre esattamente come quelle che hanno dovuto farsi l’orlo alla sorellina, l’orlo l’ho fatto semplicemente da un’altra parte. Ho sofferto nel vedere il mio bambino fare fatica ad esalare il suo primo respiro e credo molto più di voi.

Ma attenzione, perché gli anni passano e le cazzate si evolvono, si trovano nuovi modi per odiare il prossimo e giudicare le sue scelte. Già, indegne e inutili madri che avete partorito con cesareo, fatevi coraggio perché anche il parto senza dolore vi toglie il diritto di chiamarvi mamma.

Esistono infatti persone che criticano aspramente la sedazione durante il travaglio, perché toglierebbe il senso allegorico biblico del partorire con dolore al gesto di mettere al mondo un figlio. Ora, procreare è una cosa più antica della Bibbia, ve lo assicuro e non credo che se ad Eva avessero dato a possibilità di non soffrire avrebbe detto no. Ma escludendo il lato religioso della questione, cosa c’è di immorale o di sbagliato nel non voler soffrire se si può? Ma vi danno un premio poi? Cosa si è evoluta a fare la scienza se non possiamo trarne dei giovamenti?

Non è finita qui! Perché anche le mamme che partoriscono come il Signore ha loro intimato non sono al sicuro da aspri giudizi, sapete perché? Perché le ignoranti hanno partorito all’ospedale!

La nuova moda del momento infatti è il parto in casa. Io trovo che sia una cosa bellissima poter partorire tra le proprie mura domestiche, in intimità col papà del bambino, col calore di quello che si è costruito vicino, questo non significa che tutti se lo possano permettere, o che sia l’unica maniera giusta per vivere la nascita del proprio figlio. Alcune mamme hanno paura e l’ospedale le rassicura, alcune, come dicevo prima, hanno problemi di salute per cui questa scelta per loro è off limits, a volte sono i bambini ad avere patologie che li mettono a rischio di sopravvivenza, ad altre mamme invece non gliene frega una beata minchia di tutte ste fantasie olistiche e vanno in ospedale come hanno fatto la zia, la mamma e la cugina.

Il problema più grande poi, non è nemmeno che esistano queste teorie, il parto è una cosa estremamente personale, ogni donna lo vive a suo modo, con ansia, con gioia, con terrore o senza timori, ma non solo, ognuna ha un corpo diverso, che risponde in maniera differente agli eventi che lo “stressano”; alcune hanno un travaglio molto veloce, mentre altre passano ore ed ore in preda a dolori lancinanti. Il vero problema è volere che la propria esperienza sia quella giusta, l’unica possibile e indiscutibile.

Come in tutte le altre questioni, anche riguardo al parto, a maggior ragione in realtà visto che è un gesto tanto intimo, ognuna dovrebbe poter gestire il tempo, il luogo, le reazioni, la gioia e la sofferenza un po’ come meglio crede, in maniera più sostenibile per sé stessi e per il proprio bambino, senza sentirsi sbagliata. La scelta migliore per sé stessi è sempre quella migliore per il proprio figlio.

In realtà, purtroppo, le mamme si sono fatte più agguerrite che mai, e se non la pensi come loro, non hai capito niente della vita, fai cagare, sei una madre di merda. Io mi sono un po’ stufata di tutte queste saputelle in giro. Mi fa piacere sapere che Tizia si è fatta 468 ore di travaglio e non una goccia di antidolorifico perché per i figli bisogna cominciare da subito a fare sacrifici, ma non è che la veda migliore o peggiore di me per questo motivo. Poi arriva Caia che ti dice che lei ha sentito dei doloretti quindi, ha finito le lasagne, si è presa un taxi, è andata in ospedale e mezz’ora dopo ha “pisciato” il bambino senza sentire niente, e a parte un po’ d’invidia, non so, cosa dovrei provare? Schifo o ribrezzo perché non ha patito il peccato originale? Si vede che lei era illuminata già prima di partorire. E Sempronia? Alla quale lo sciamano ha assicurato che partorendo in casa non avrebbe avuto alcun problema perché le vibrazioni erano positive? Cosa vuoi dire a Sempronia? Buon per te, cara, hai fatto la scelta migliore. Io la vedo così, alla fine tutte coloro che hanno la fortuna di veder andare tutto bene e poter raccontare la propria esperienza, hanno un lieto fine comune: il proprio miracolo in braccio.

Foto di http://www.cosedamamme.it/

La Psicologa e la Terapia del Lamentarsi senza Freno

La Psicologa e la Terapia del Lamentarsi senza Freno

Ho un segreto, che non è nemmeno poi così segreto: vado dalla psicologa.

Quand’ero bambina, non ho mai sentito nessuno dei genitori dei miei amici parlare di psicologi, non sapevamo nemmeno esistessero, nessuno ci andava; se eri stressato, rimanevi stressato, se eri incazzato, te la facevi passare, se un bambino era aggressivo, prendeva dei pattoni dagli altri bambini e poi pure dalla madre, ma devo ammettere che noi, da fanciulli, facevamo proprio tutta un’altra vita rispetto ai nostri figli. Noi eravamo liberi, senza paranoie, uscivamo da scuola e andavamo a giocare al parco fino a che non tramontasse il sole, spesso eravamo da soli, o con una mamma che ci guardava tutti. Si faceva sport, si, ma senza farlo diventare un secondo lavoro e non avevamo praticamente mai compiti a casa, solo nel fine settimana.

Sono drasticamente cambiate le abitudini della nostra vita, non possiamo più avere debolezze, non possiamo mai mollare, si deve correre già dalla scuola materna, verso cosa non si sa; bisogna essere sempre i migliori in tutto, si studia solo per avere voti alti o per il futuro, non si ha il tempo di appassionarsi a qualcosa, perché tutto è troppo veloce, non si ha tempo, ogni minuto è impegnato, non si può scendere dl treno in corsa mai, nemmeno per un secondo.

Oggi tutti abbiamo bisogno dello psicologo, ognuno ha il proprio motivo, la propria impalesabile debolezza da tenere nascosta, ognuno di noi sente il peso di una vita che non ci lascia il tempo di vivere, perché bisogna andare avanti. Qualcuno non vuole ammetterlo, qualcuno se ne vergogna, altri ancora lo ignorano perché non hanno il tempo di pensarci,  io invece credo che la psicoterapia sia stata una delle decisioni migliori che abbia mai preso, non me ne vergogno affatto, non vedo proprio perché dovrei, anzi, ne parlo spesso con le mie amiche.

Nessun medico mi ha proposto la psicoterapia come aiuto nel trattamento del mio malore che, oltre ad essere stato causato in gran parte dallo stress, mi ha lasciato altre spiacevoli debolezze e paure da affrontare; sono stata io a decidere che era arrivato il momento per prendermi cura di me, che dovevo scendere necessariamente da quel treno e che il mondo non si sarebbe fermato e non si sarebbe distrutto nulla; mi sono fatta coraggio e ho fronteggiato la possibilità di non essere eterna e indistruttibile, e ho preso il mio primo appuntamento.

Sono arrivata in studio agitatissima, non sapevo che cosa aspettarmi. Mio figlio fa psicoterapia da tre anni e la dottoressa che lo segue mi mette un po’ in soggezione: ha un tono di voce caldo, avvolgente, parla a bassa voce e lentamente; ha un viso rassicurante, con un dolce sorriso materno, ti mette subito tuo agio, ma nello stesso tempo ti fa sentire una merda, visto che tu sei quella che al proprio figlio urla le peggiori minacce con il volto aggrottato dall’isteria. Immaginavo una dottoressa così anche per me, che mi facesse sentire al sicuro.

Ovviamente mi è capitata quella eccentrica che non ha mezzi termini e che se ti deve dire che fai delle minchiate te lo dice, proprio con testuali parole. Subito ho pensato ” ma porca vacca, possibile che anche la psicologa debba stressarmi?!?”, ma poi, dopo 20 minuti d’imbarazzo iniziale, mi si è aperto il meraviglioso mondo della psicoterapia: avevo davanti a me una persona che mi stava ascoltando, che mi faceva lamentare liberamente di tutto e di tutti senza mai interrompermi o contraddirmi; qualcuno che, lo scriverò maiuscolo per somma importanza, MI DAVA SEMPRE RAGIONE, SEMPRE!!!

Sono uscita da quell’incontro già sollevata, meno pesante. Ho potuto vomitarle addosso cose che non ho mai detto perché potevano urtare la sensibilità di qualcuno, cose che tutti sanno ma nessuno dice, ho parlato male, malissimo, di persone che non posso odiare liberamente, ma solo dentro di me. E’ stato uno dei giorni migliori della mia vita. Non si può comprendere quanto siamo pieni di emozioni e sentimenti che ci avvelenano giorno dopo giorno, fino a che non ci si siede davanti ad uno sconosciuto e li facciamo uscire fuori, diventano reali e se ne vanno, pezzo per pezzo.

Adoro la mia psicologa, è fortissima, credo mi somigli anche un po’. Dopo qualche seduta, fattasi un’idea di come sono fatta, ha cominciato anche a farmi sempre un sacco di complimenti, esco da quella stanza carica di fiducia. Ho fatto tanti cambiamenti in questi tre mesi di psicoterapia, qualcuno impercettibile, qualcuno più difficile; ho capito davvero tante cose, prima di tutto, che non voglio più farmi del male da sola, che devo allentare la pressione e fare anche cose che mi piacciono, non solo quelle che devo. Ho capito di avere il diritto di dire che qualcuno mi ha ferito, che se sei stronzo, è giusto che io te lo faccia sapere e non mi devo sentire in colpa per questo; ho capito che devo pensare a cosa è meglio per me e non solo per gli altri. Ho capito l’importanza del potersi esprimere liberamente, del potersi lamentare senza sentirsi deboli o fastidiosi, del circondarsi di persone positive, che non ti fanno sentire un peso o inferiore.

Ci sono cose a cui non possiamo porre rimedio, ma possiamo affrontarle e metabolizzarle, prima di tutte, la paura di non essere all’altezza. Questo è il problema che affligge un po’ tutti noi, anche me: volare bassi per paura di non farcela, e rimanere poi infelici, irrealizzati ogni giorno. Una caduta si affronta e ci si rialza, un continuo sentimento di frustrazione può invece piano piano spegnerci fino ad un punto di irrimediabile non ritorno; abbiamo così tanta paura della verità che ogni giorno rimaniamo schiavi di una menzogna che non ci lascia esistere, che rende la nostra permanenza in questo mondo una semplice esecuzione programmata e meccanica di movimenti, ci rende succubi alienati e immotivati di un vortice che può risucchiarci; spesso non pensare a quello che ci accade ci da la forza di svegliarci un altro giorno la mattina, ma prima o poi arriva quel momento in cui dovremmo chiederci “ma cosa sto facendo?”, e io mi rifiuto di rispondermi un’altra volta ” mi lascio esistere”.

Quindi, ve lo consiglio, andate a lamentarvi dalla psicologa, andate a sfogare quello che vi mangia l’anima e risvegliate la potenza che avete nascosto perché avevate paura, tiratela fuori e iniziate a vivere. Si, a volte è doloroso, altre difficile, ma almeno la si potrà chiamare vita.