Straordinario! Leone Lucia è nato! Ma come tutti gli altri?

Straordinario! Leone Lucia è nato! Ma come tutti gli altri?

Leone Lucia è su tutti i social da prima della sua venuta. Il piccolo rampollo della famiglia Fedez/Ferragni era condannato ad una vita di merda ancora prima di mettere fuori la testa dal corpo dalla gold vagina della mamma.

Chi di noi non ha vissuto le mirabolanti avventure del piccolo embrione Leone (eravamo costretti direi), passato poi ad essere feto ed infine neonato? Che storia straordinaria! Quando ancora non aveva tutti gli organi formati, noi tutti già avevamo visto il suo pene su Instagram. Read more

Parto, Sfida all’Ultima Epidurale a chi Soffre di Piú

Parto, Sfida all’Ultima Epidurale a chi Soffre di Piú

Parto, una Sfida all’Ultima Epidurale a chi Soffre di Piú

L’ultima frontiera delle minchiate nasce dalla meravigliosa lotta tra partorienti. Io davvero mi chiedo se nella vita abbiano mai qualcosa da fare o se dire cazzate per certe persone è un mestiere. Ne ho lette di tutti i colori negli ultimi anni, non so se sono io che invecchiando sono attirata da certe cose o se quando ero incinta di squilibrate in giro ce ne fossero meno, almeno sul fronte parto.

Ricordo che all’epoca andava fortissimo il parto in acqua, o il parto “libero”, ovvero nella posizione che si preferiva, tutte cose senza grandi filosofie dietro, improntate semplicemente sul vivere il momento più doloroso e intimo della propria vita di donna in maniera naturale. Ed è qui care che vi introduco nel meraviglioso mondo della sofferenza: chi soffre di più vince un pacco di assorbenti chiodati post partum e un mungitore bio 100% naturale (basta chiedere al marito).

Si perché sembrerebbe che nel giro delle partorienti ci siano grandi discriminazioni su chi partorisce con parto cesareo. Io ho partorito al Gaslini di Genova, dove il cesareo non è contemplato tranne che in caso di reale emergenza, e ho dovuto comunque subire l’intervento, dopo 6 ore di travaglio, perché la vita di mio figlio era a rischio (è nato con apgar 6).

Sono d’accordo con le mamme filonaturaliste sul fatto che la gravidanza non sia una malattia, ma semplicemente un processo naturale che il nostro corpo subisce per ospitare la crescita embrionale di una nuova vita, e vada vissuta come tale. Vi ricordo altresì, care le mie mammine fortunelle, che non tutte le donne si possono permettere il lusso di vivere spensieratamente la gravidanza: alcune hanno patologie antecedenti che la mettono a rischio o che durante la gestazione si aggravano o non possono essere curate in maniera idonea, altre sviluppano disturbi e a volte anche malattie strettamente legati alla condizione di gestante, per cui il cesareo si prospetta come l’unico modo per non mettere a rischio la vita della mamma e del neonato. Che se ne sia stato fatto smodato uso, siamo d’accordo, ho letto di interventi inutili atti solo ad avere i rimborsi governativi, ho letto anche di donne morte per complicazioni quando l’operazione era totalmente evitabile, ma ricordiamoci che in alcuni casi è vitale.

Detto ciò, cosa avrebbe una madre che ha partorito col cesareo meno di quelle che hanno partorito naturalmente? Pensate che nel dolore del travaglio voi siate state illuminate? Siete così schiave di una cultura religiosa che vi fa credere che soffrire sia una benedizione e che chi soffre di più è migliore di chi soffre meno? Allora care mie, l’epidurale vi farebbe benissimo, rilassatevi. Io sono madre esattamente come quelle che hanno dovuto farsi l’orlo alla sorellina, l’orlo l’ho fatto semplicemente da un’altra parte. Ho sofferto nel vedere il mio bambino fare fatica ad esalare il suo primo respiro e credo molto più di voi.

Ma attenzione, perché gli anni passano e le cazzate si evolvono, si trovano nuovi modi per odiare il prossimo e giudicare le sue scelte. Già, indegne e inutili madri che avete partorito con cesareo, fatevi coraggio perché anche il parto senza dolore vi toglie il diritto di chiamarvi mamma.

Esistono infatti persone che criticano aspramente la sedazione durante il travaglio, perché toglierebbe il senso allegorico biblico del partorire con dolore al gesto di mettere al mondo un figlio. Ora, procreare è una cosa più antica della Bibbia, ve lo assicuro e non credo che se ad Eva avessero dato a possibilità di non soffrire avrebbe detto no. Ma escludendo il lato religioso della questione, cosa c’è di immorale o di sbagliato nel non voler soffrire se si può? Ma vi danno un premio poi? Cosa si è evoluta a fare la scienza se non possiamo trarne dei giovamenti?

Non è finita qui! Perché anche le mamme che partoriscono come il Signore ha loro intimato non sono al sicuro da aspri giudizi, sapete perché? Perché le ignoranti hanno partorito all’ospedale!

La nuova moda del momento infatti è il parto in casa. Io trovo che sia una cosa bellissima poter partorire tra le proprie mura domestiche, in intimità col papà del bambino, col calore di quello che si è costruito vicino, questo non significa che tutti se lo possano permettere, o che sia l’unica maniera giusta per vivere la nascita del proprio figlio. Alcune mamme hanno paura e l’ospedale le rassicura, alcune, come dicevo prima, hanno problemi di salute per cui questa scelta per loro è off limits, a volte sono i bambini ad avere patologie che li mettono a rischio di sopravvivenza, ad altre mamme invece non gliene frega una beata minchia di tutte ste fantasie olistiche e vanno in ospedale come hanno fatto la zia, la mamma e la cugina.

Il problema più grande poi, non è nemmeno che esistano queste teorie, il parto è una cosa estremamente personale, ogni donna lo vive a suo modo, con ansia, con gioia, con terrore o senza timori, ma non solo, ognuna ha un corpo diverso, che risponde in maniera differente agli eventi che lo “stressano”; alcune hanno un travaglio molto veloce, mentre altre passano ore ed ore in preda a dolori lancinanti. Il vero problema è volere che la propria esperienza sia quella giusta, l’unica possibile e indiscutibile.

Come in tutte le altre questioni, anche riguardo al parto, a maggior ragione in realtà visto che è un gesto tanto intimo, ognuna dovrebbe poter gestire il tempo, il luogo, le reazioni, la gioia e la sofferenza un po’ come meglio crede, in maniera più sostenibile per sé stessi e per il proprio bambino, senza sentirsi sbagliata. La scelta migliore per sé stessi è sempre quella migliore per il proprio figlio.

In realtà, purtroppo, le mamme si sono fatte più agguerrite che mai, e se non la pensi come loro, non hai capito niente della vita, fai cagare, sei una madre di merda. Io mi sono un po’ stufata di tutte queste saputelle in giro. Mi fa piacere sapere che Tizia si è fatta 468 ore di travaglio e non una goccia di antidolorifico perché per i figli bisogna cominciare da subito a fare sacrifici, ma non è che la veda migliore o peggiore di me per questo motivo. Poi arriva Caia che ti dice che lei ha sentito dei doloretti quindi, ha finito le lasagne, si è presa un taxi, è andata in ospedale e mezz’ora dopo ha “pisciato” il bambino senza sentire niente, e a parte un po’ d’invidia, non so, cosa dovrei provare? Schifo o ribrezzo perché non ha patito il peccato originale? Si vede che lei era illuminata già prima di partorire. E Sempronia? Alla quale lo sciamano ha assicurato che partorendo in casa non avrebbe avuto alcun problema perché le vibrazioni erano positive? Cosa vuoi dire a Sempronia? Buon per te, cara, hai fatto la scelta migliore. Io la vedo così, alla fine tutte coloro che hanno la fortuna di veder andare tutto bene e poter raccontare la propria esperienza, hanno un lieto fine comune: il proprio miracolo in braccio.

Foto di http://www.cosedamamme.it/

Il primo giorno di Ottobre: a day in the life

Il primo giorno di Ottobre: a day in the life

Il primo giorno di ottobre per me è un giorno di svolta.

Tredici anni fa era semplicemente un giorno come un altro, in una vita come un’altra, la vita semplice di una ragazza con tanti interessi e troppo cervello per la sua età, alla ricerca di qualcosa che riuscisse a riportare un po’ di meraviglia e stupore.

Tredici anni fa, lo stupore e la meraviglia aggredirono quella vita impietosi, facendomi scoprire di aspettare un bambino.

Avevo 19 anni quando l’ho scoperto e nella mia mente il passaggio da semplice ragazza a madre è stato istantaneo, in quel momento non ho avuto un solo dubbio sul fatto che sarei stata la mamma di quel bambino.

Sono stati mesi tormentati quelli della mia gravidanza, mi sentivo così bene, così importante e sacra in quel momento, nello stesso tempo una sciocca incosciente che stava prendendo una decisione “per tutta la vita” per qualcuno che ancora doveva venire al mondo, sapevo che la mia scelta avesse due facce e ancora adesso credo di aver preso la mia decisione sull’onda di un richiamo ancestrale animalesco, istintivo, di un inspiegabile legame inscindibile che viaggia al di fuori della razionalità.

Non ho ricevuto molti buoni consigli in quel periodo. Adesso che sono molto cresciuta, consiglierei a me stessa non tanto di valutare se davvero fossi pronta per diventare madre, ma di pensare bene se fosse quella la persona con cui avrei voluto condividere per tutta la mia esistenza, la cosa più importante e significativa che potesse succedermi.

Nella mia ingenuità di ragazza, sì intelligente, ma inesperta, credevo che in ogni caso sarei bastata io da sola a far felice un bambino, che avrei potuto superare tutto e tutti, niente si sarebbe potuto mettere tra me e l’amore per mio figlio, tra me e la sua serenità. Ebbene, mi sbagliavo veramente di grosso.

La prima cosa che mi ha insegnato il diventare madre è chiedere aiuto.

Nessuna di noi nasce mamma, nel mio caso, essendo successo quando ero molto giovane, ero proprio allo sbaraglio, ma coscienziosa e attenta; ho sempre fatto tutto da sola, le notti, i cambi pannolino, lo shopping, le visite mediche, le pappe, proprio perchè mi sentivo di fare così. Insomma, la mia dimensione di neo-giovanissima-mamma era un perfetto dualismo assoluto: io e mio figlio, e per il primo anno della sua vita è sempre stato così. Mi sentivo completa.

Ho passato davvero tantissimo tempo a guardare i suoi piedini, a baciare dolcemente il suo volto e a farmi stringere il dito dal suo pugno, non esisteva altro oltre a lui, o meglio, il resto mi sembrava insignificante, perché c’ero io e niente avrebbe potuto scalfire la bolla che ci stava intorno; tutte le notti che ho speso tra i suoi ingordi singhiozzi, con lui addormentato sul mio petto, ad ammirare la sua pace e la perfezione della sua vita in quell’istante, e fare finta che tutto si fermasse lì, che quell’istante potesse durare per sempre.

Oggi ho un grosso debito nei confronti di mio figlio, ce l’ho da quando lo sentivo muovermi dentro e non sono riuscita a decidere per lui, una vita migliore. Sì perchè quella grande banalità del “non sono le cose che tirendono felice”, è più che mai veritiera; lui ha tutto, ha lo smartphone, il tablet, l’i-pod, il calcio, la tv in camera, la bicicletta, i vestiti firmati, ma non ha quello che il suo enorme cuore avrebbe sperato di avere, la sola cosa che io non posso dargli è quella di cui più ha bisogno. Ed è anche mia la colpa di avergli dato un giochino rotto, per poi levarglielo.

Abbiamo avuto il coraggio di chiedere aiuto, perchè ne abbiamo bisogno, perché l’empatia che esiste da sempre tra noi due, ci fa essere infelici insieme, a volte non ne sappiamo nemmeno il motivo, a volte lo conosciamo benissimo , ma non  vogliamo ammetterlo. Perché non basto io a farlo felice, anzi, forse devo lasciarlo andare e fargli dare quella facciata che deve, lasciandomi la mano.

Io, credo di aver fatto per mio figlio ogni cosa fosse nelle mie facoltà, ogni cosa che potesse servire a fargli vivere la SUA vita sereno, ho sopportato  e valicato confini che farebbero paura a chiunque, e convivo con demoni che difficilmente mi lasceranno libera; ho camminato sopra ogni problema come se fosse polvere, ma adesso sta a lui, il mio piccolo uomo, andare avanti.

Chissà se sensibile com’è, riuscirà finalmente a prendere coscienza del fatto che nasconde una forza sconfinata dentro di sè, che nasconde un gigante, un’anima così sublime da diventare timorosa di ogni sentimento, che può dare tutto senza niente in cambio, se non un sorriso. Chissà che cosa combinerà d’ora in poi, cosa vorrà che il suo cammino gli metta davanti, io starò a guardare, avrò sempre la mano tesa, la stessa che lui stringeva col minuscolo pugnetto dalla prima volta che ci siamo annusati.

Nonostante gli abbia dato ogni minuscolo pezzo di me, sarò sempre in debito, perchè ho deciso di amarlo troppo da non vedere la realtà: il mondo non è quel perfetto dualismo, e io, ero e sono sempre quella semplice ragazza.

Il primo giorno di ottobre, 12 anni fa, è nato lui. Il momento in cui ho toccato la sua pelle per la prima volta, ha sconvolto tutto, irrimediabilmente, non lo dimenticherò mai. Non esisterà mai più qualcosa di lontanamente simile da vivere.IMG_20151001_0001_NEW