Isis, Anche io ho Paura, ma Non Inneggio alla Ruspa

Anche io ho Paura dell’Isis, ma Non Inneggio alla Ruspa

Venerdì 13 novembre 2015 ha cambiato l’Europa.

In queste giornate di assoluta follia e terrore, mi sono fermata un attimo. Ho dovuto chiudermi in un silenzio obbligato; quello che ho visto intorno a me mi ha talmente spaventato dall’impormi di non rispondere a nulla.

L’Europa ha paura, gli italiani hanno paura. Quasi nessuno ha risposto al fuoco in maniera importante, significativa, ma solo con banalità e formalismi politici; in pochi hanno avuto rispetto della morte e del dramma che si è consumato a Parigi e che tutto il mondo sta vivendo. Per una volta voglio essere seria e determinata nel dire che quello che serve al mondo è “sapere”. Ognuno si è sentito in dovere di dire la propria, di attaccare con insulti e minacce il “nemico”; ho letto su tutti i social networks che li andremo a prendere, li staneremo, li uccideremo come loro hanno fatto con noi, ho letto che i musulmani sono tutti estremisti, che sono tutti terroristi, che vogliono uccidere i cristiani, che odiano gli occidentali per come vivono. Ragazzi, vi siete persi qualcosa, davvero, ma qualcosa d’importante. Io non ho paura dei musulmani, ho paura di voi.

In pochi sanno da dove nasce questo profondo moto di ribellione violenta, diciamo che l’Europa, l’America e la Russia non hanno affatto interesse nel farci capire meglio come funzioni il terrorismo “islamico”, da che cosa derivi e perché sia nato. Confesso di non saperlo per certo nemmeno io, ma tirando due somme, mi sono fatta un’idea, non su facebook leggendo post di fascistelli cattolici o di poveretti razzisti, ma leggendo articoli, reportages, testimonianze autorevoli, studi. Quello che ho capito è che noi “occidentali” c’entriamo ben poco in questo conflitto, ci siamo fatti coinvolgere. Questo massacro è una gara alla conquista dei paesi arabi tra paesi arabi, per avere l’egemonia su un territorio enorme, strategico e ricco di materie prime che possono tenere in pugno il mondo intero. La religione è solo una scusa, la solita banale scusa che rende le persone, meglio se povere e senza istruzione, manipolabili tanto da far loro compiere atti di pura barbaria. Noi, dal nostro tiepido e confortevole occidente, ci siamo intromessi perché ingordi e affamati di imperialismo e potere, e siamo andati ad ammazzare madri, bambini, padri, nonni prima che loro lo facessero qui. Non voglio fare la sempliciotta o la buonista, ma io ripudio la guerra con tutta me stessa, in ogni sua forma. La differenza tra guerra e terrorismo non è poi così grande, la guerra si dichiara, l’attacco terroristico no, è subdolo, inaspettato, ma la guerra è come se dicesse “liberi tutti, tutto è permesso”. Noi, che siamo partiti dall’Occidente per appropriarci di qualcosa che non ci appartiene, adesso andiamo piagnucolando dicendo che tutti gli arabi ce l’hanno con noi, che ci vogliono fare fuori tutti.

Si, ci vogliono spaventare, perché ci vogliono fuori da casa loro. L’IS (Islamic State) dovrebbe essere quello stato che racchiude in sé tutte le terre del Medio Oriente, unite da una religione che non rispecchia quella dei musulmani; è come se ci fosse stato un vero e proprio scisma, che attraverso la violenza, la paura, la mortificazione, la sottomissione, rende il nuovo Islam predicato dai guerriglieri terroristi  un vero e proprio mezzo di potere e manipolazione.

Premesso tutto ciò, credo che il mondo non possa stare a guardare l’avanzare di un moto di terrore così disumano. Noi non siamo le loro vittime, la maggioranza dei caduti e degli assassinati da parte dell’ISIS sono musulmani; questo non significa che dobbiamo rimanere in disparte e lasciare che questo massacro si compia.

Si cari miei, perché fino a giovedì 12 novembre 2015 non ve ne importava granché, le bombe erano lontane e non le avete viste in tv, ma scoppiavano, e sempre per mano dell’ISIS uccidevano migliaia di bambini; le mani di alcune di quelle bestie sgozzavano degli innocenti ragazzi nel cortile di una scuola e altri giovani invece si facevano saltare in aria in nome del dio potere; moltissimi dei paesi mediorientali e africani hanno avuto attacchi più crudeli e sanguinosi di quelli di Parigi, dei quali a noi europei, non ce ne può fregare di meno. Nessuna bandiera libanese o del Mali su facebook, nessuna bandiera rosa per essere solidali con le donne che vengono ogni giorno rapite, stuprate, lapidate, nessun nastro nero per tutte quelle vite distrutte dai nostri bombardamenti intelligenti.

L’Occidente deve intervenire, si, ma portando il “sapere”, l’istruzione, la pace. Deve consentire al popolo del Medio Oriente di sapere che esiste anche una vita senza guerra, una vita dignitosa, che esiste anche la libertà. Siamo stati complici per troppo tempo, ha fatto comodo a noi per secoli che quelle popolazioni rimanessero soggiogate da dittature o estremismi religiosi, proprio per poterle manipolare in massa e fare indisturbati i nostri interessi, e adesso che ci attaccano, cercando di cacciarci dalle loro terre, ai grandi poteri fa ancora più comodo, perché hanno la giustificazione morale per compiere stragi senza precedenti, che altrimenti avrebbero dovuto mascherare con cura per non turbare l’opinione pubblica.

Quello che chiamate “il nemico”, nemmeno sapete chi è, da dove viene, cosa ha vissuto, come. Quando dite “andiamo a prenderli, staniamoli, facciamoli fuori”, di chi parlate? Andiamo a prenderli dove? Chi guida questi movimenti non è il pastore siriano, è il fisico che ha studiato a Londra, Parigi, New York, è quel ragazzo a cui il nostro facile mondo danaroso ha insegnato che il potere è bello, che vale tutto per ottenerlo. Il pastore siriano è colui che è stato bombardato, che ha patito il freddo, la fame e al quale hanno detto che per uscire dalla sua inumana condizione, avrebbe dovuto uccidere qualcun altro, perché ci avrebbe pensato dio a ricompensarlo, e che tanto non avrebbe avuto nulla da perdere, se non una vita che per chiamarla così, ci vuole coraggio.

Io sono stata in silenzio fino ad oggi, ho letto delle frasi che mi hanno fatto vergognare di essere umana. Mi hanno fatto vergognare per tutte quelle persone che prima di noi, hanno lottato, studiato, hanno educato i propri figli per far si che un giorno, potessero vivere liberi, con consapevolezza e compassione per il prossimo. Io, davvero, mi vergogno così tanto. Noi possiamo studiare, possiamo informarci, possiamo avere un nostro parere, un nostro ideale, possiamo! Ma vi rendete conto della fortuna che abbiamo? Di cosa significhi questa cosa? Fermatevi a riflettere un attimo sul fatto che potete svegliarvi la mattina e dire liberamente che amate il vostro vicino di casa senza essere lapidate, o che potete scegliere di tifare Genoa invece che Samp, che potete non andare in chiesa senza essere sgozzati, che avete da mangiare e che il tetto non vi esplode ogni giorno in testa.

Ora, non amo fare la saputella o la maestrina, soprattutto non ne ho le competenze in questo caso. Io ho paura, ho paura come tutti voi. Anche a me viene l’ansia quando salgo su un treno o quando sono in luoghi affollati, quando vedo tanti stranieri intorno a me, mi passa per un momento per la testa che uno di loro sia un possibile attentatore. Io considero terrorismo anche questo: non ho mai avuto pregiudizi su nessuno in vita mia, e adesso perché inconsciamente lo straniero m’intimorisce? Il lavaggio del cervello ha funzionato anche con me? Mi rifiuto di vivere avendo paura del mio fruttivendolo pakistano o del muratore marocchino, non voglio perché anche loro hanno casa, famiglia, lavoro, come me, sono come me. Tutto questo urlare che non dobbiamo avere paura, lo trovo un po’ semplicistico. Affrontiamo questo tabù, cerchiamo di capire cosa sta succedendo, perché e chi è il vero nemico, averne paura è fisiologico e anche una difesa contro l’autodistruzione. Ecco perché insisto sul fatto che quello di cui abbiamo bisogno è il “sapere”. La paura si sconfigge quando si sa cosa si sta affrontando, quando si conoscono le proprie capacità, possibilità. In alcuni casi purtroppo, come la violenza bruta, si può solo stare a guardare, cercando di estirpare la radice dell’odio, per esempio, smettendo di armare questi eserciti di disperati e di spalleggiare i potenti che mettono in ginocchio queste popolazioni per poterle manovrare.

Questa guerra è una guerra tra poveri di cui i sanguinosi frutti verranno raccolti solo da chi ci ha manipolato, e noi ne siamo stati complici, ci siamo fatti soggiogare dalla paura e dall’odio. Tutti abbiamo le mani sporche di sangue.

La Ricerca Filosofica della Fede Mai Trovata (astenersi bigotti e assolutisti)

Oggi ho deciso per il mio suicidio sociale. Ho avuto una mattinata colma di speranza, ben riposta solo per metà e quindi mi è rimasta una metà di amarezza che devo sputare fuori in qualche maniera. Voglio parlare brevemente di come vedo la religione.

Io non sono religiosa, ma non amo definirmi atea, diciamo che sono sempre in modalità “ricerca”, che sia essa interiore, spirituale, culturale.

Ho avuto un’ educazione scolastica abbastanza filosofica, che non mi permette quasi mai di avere un solo punto di vista su una cosa, di conseguenza anche sugli dei e tutto quello che gira intorno alla loro adorazione, non riesco a prendere una posizione esclusiva. Ogni mattina mi desto al suono della sveglia pensando a che cazzo vivo a fare se non posso farlo senza dovermi per forza alzare perché qualcun altro lo ha deciso, figuriamoci se ho certezze su cosa ci succeda dopo la morte, su cos’abbia Gesù che Budda non ha, su quali postille nelle religioni cristiane abbiano più o meno senso, sul fatto che un albero provi dei sentimenti, ma soprattutto, sul fatto che esista davvero qualcosa o qualcuno che viva e regni su di noi.

Mi dispiace tanto non riuscire a credere in niente, mi dispiace non riuscire ad abbandonarmi al credere in qualcosa anche se non la posso vedere e toccare, è pur sempre un limite ed è sicuramente un appiglio in meno durante momenti della vita che richiedono ottimismo, speranza e regole per andare avanti e trovare un motivo per farlo. Per questa ragione, pur non riuscendo ad accendere quella miccia che dovrebbe trasformarmi in donna di fede, cerco di interessarmi alla religione, e ne parlo, spesso, anche con persone che professano un credo diverso dal cattolicesimo, che come sappiamo, va per la maggiore. Io l’ho preso come un hobby. Chiedo scusa se qualcuno si sentirà offeso dalle mie parole, non voglio screditare nessun culto, adorazione, fede, voglio solo dare il mio punto di vista forse troppo empirico e distaccato.

Ho avuto lunghe discussioni con persone che fanno parte della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (Mormoni), che mi hanno parlato e raccontato con grande fervore e forza del loro amore nei confronti di Gesù Cristo, della loro passione per le scritture sacre, del loro continuo studio, della laboriosità e voglia di condivisione che mettono in ogni giornata al servizio degli altri; mi hanno parlato dell’importantissimo ruolo della donna nella loro chiesa, le quali fanno parte di un’ organizzazione chiamata “Società di Soccorso”, perché il suo primo scopo è aiutare persone bisognose; per svolgere questa attività hanno a disposizione uffici e cariche in un consiglio direttivo che dirige le operazioni della società. Tutti validissimi principi i loro, basati, da quello che ho capito, sull’autorealizzazione e sull’ amore; ecco la pecca secondo me: perché se mi faccio il mazzo tutto il giorno per essere chi sono, devo ringraziare Dio e non me stesso? Perché sono un ‘infedele cronica! Lo so. Ma io non riesco a pensare che tutto quello per cui lavoro ogni giorno sia un dono e che tutto sia merito di Dio, io credo che sia merito mio. La religione mormone, chiamiamola così per comodità, ha anche una forte morale condivisa da tutti i membri della chiesa, che al contrario di quanto viene raccontato, non è nemmeno così restrittiva, segue solo alcune regole di buon senso civile, il problema è che per me non dovrebbe essere la chiesa o Dio a dirmi cosa devo bere e mangiare e cosa devo mettermi la domenica, nonostante possa condividere o meno le indicazioni. Questo vale per tutte le altri religioni che conosco. Così come vale per tutte le religioni il fatto che io faccia fatica ad accettare che ognuna predichi le visioni di qualcuno e da quelle nasca un credo. Lo so, non capisco proprio la fede, non capisco perché se la Madonna vede un angelo che le dice che partorirà il figlio di Dio, per altro senza usare il metodo che noi tutti studiamo a scuola, diventa un dogma; se io racconto di essere stata rapita dagli alieni e che mi hanno detto che Dio ha costruito le piramidi e ci ha creato con la biogenetica, sono una criminale malata di mente. Dove sta la differenza? Quali prove abbiamo sulla prima e sulla seconda ipotesi? Io, a scanso di equivoci, non crederei a nessuna delle due.

Ho intrapreso una collaborazione culturale anche con i Testimoni di Geova, con cui quasi tutti abbiamo avuto a che fare almeno una volta alla porta; ebbene, io non sono riuscita a mandarli via, e li ho invitati a lasciarmi il loro interessantissimo giornale nella cassetta della posta, cosa che fanno una volta al mese. Devo dire che la loro fede è un pelo più complessa da accettare per me, è altamente spersonalizzante e con regole a volte davvero imbarazzanti per la dignità umana, che trovo essere solo un modo per assoggettare la persone.

Per quanto riguarda le religioni asiatiche, le ritengo complesse da comprendere per noi occidentali ed, eccetto il Buddismo, del quale condivido molti punti e insegnamenti, anche abbastanza antiquate nei concetti, come del resto anche quelle occidentali.

Diciamo che quasi tutti i credo, specie quelli monoteisti, si prefiggono dettami morali simili, basati sulla fede e sull’ amore per il prossimo, dettami che molto spesso vengono del tutto ignorati; questo accade specialmente nella religione cattolica, che ritengo essere la più ipocrita e corrotta fra quelle conosco, difficile davvero per me da sostenere e da  giustificare.

Tutte le religioni per me sono uno strumento di studio dell’ uomo, delle sue paure e dei suoi fantasmi. Sono lo specchio della sua solitudine e del suo essere piccolo, del suo egocentrismo. Non esiste ambito in cui l’essere umano si sia dimostrato più bestia che nella religione, più falso e profittatore. La fede ha giustificato per secoli e ancora lo fa, azioni brutali e attacchi alla cultura e all’intelligenza umana che, mi scuso, ma non riesco proprio ad accettare e a giustificare.

Per adesso, la mia ricerca filosofica della fede mi ha provato solo che Dio sia la proiezione mistica del mero potere di un’ oligarchia che sfrutta le debolezze di un animale che nasce e muore come tutti gli altri, solo con meno dignità.