Whatsapp: Casini in più, di sicuro…

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Whatsapp: Casini in più, di sicuro…

Whatsapp è una grande comodità o qualcosa che ci reso completamente scemi?

Non so quale sia la vostra esperienza, ma senz’altro possiamo affermare che certo, si comunica molto più velocemente, ma i nostri problemi sono triplicati con l’avvento e la larghissima diffusione di questa app. Vi ricordate quando si poteva fare finta di non aver letto un messaggio e tirarsi fuori da mille casini? O ancora prima quando non si rispondeva al telefono onde evitare grane e noie non richieste? Tutto questo è finito, i tempi in cui avevamo ancora il libero arbitrio sono parte del passato.

Ricordo con malinconia quando si poteva evitare un ragazzo che rompeva le palle con centinaia di sms, o la pseudoamica triste alla quale tentavi in ogni modo di sfuggire, oppure l’opportunista di turno: potevi il giorno dopo scusarti e dire di non aver letto. Era bello quando si poteva bloccare l’invio dell’sms, solo se eri velocissimo, e all’ultimo secondo potevi rimangiarti la minchiata dell’anno, schivare la figura di merda più grande della tua vita. Quando dovevi inserire i numeri di telefono a mano e avevi la scusa di aver sbagliato ad inviare, “sai, basta un numero!”.

Adesso è tutto a prova di CIA, non si possono commettere errori, non ci si può più ubriacare e scrivere cose che mai e poi mai avresti scritto da sobrio: tocca il giorno dopo prima di tutto accorgersi di averlo fatto davvero, poi trovare un modo per rimediare o spiegare, in alternativa litigare furiosamente col diretto interessato quando proprio una spiegazione plausibile non si può trovare e si deve capitolare al post-sbornia, all’ex, all’amante, ma soprattutto alla figura di merda.

È un continuo squillare da quando c’è whatsapp, una cosa insostenibile, la comunicazione è veloce, fluida, un flusso di coscienza. Su quattro messaggi due sono di correzione del correttore automatico e gli altri due sono composti da due parole o emoticon; in sostanza il cellulare ci squilla quattro volte per dirsi “a dopo”. Scriviamo tutto quello che ci viene in mente, con le stesse pause, spesso come se la punteggiatura e la grammatica ancora debbano essere inventate. C’è chi è diffidente e c’è chi invece affida le sorti della propria vita ad un messaggio.

Si, perché whatsapp ha molti difetti certo, ma un suo pregio è quello di riuscire a far esprimere i timidi. Avere così tante parole a disposizione, essere sicuri che arrivino, ma allo stesso tempo non essere obbligati a presenziare al momento della lettura da parte del destinatario, per evitare la reazione, bella o brutta che sia, e poter fare finta che non sia successo niente e niente si sia detto. Almeno fino alla risposta. Purtroppo è anche il modo migliore per innescare fraintendimenti ed incomprensioni, visto che i toni della discussione difficilmente si comprendono via messaggio, o dare diritto di parola e replica a chi proprio non ne avrebbe il privilegio. Insomma che ci diciamo cose meravigliose e cose bruttissime via whatsapp, è diventato la nostra copertina di Linus, non possiamo farne a meno, a volte ci fa sentire invincibili, a volte incredibilmente vulnerabili.

Chi ha la mia età ancora ancora riesce anche a distaccarsene, ma pure noi abbiamo le nostre storiacce da messaggio. Un’intricatissima tela di contatti, racconti, segreti, a volte vere e proprie soap opera! Il gossip diventa feroce, insieme allo sputtanamento del prossimo, direttamente con gli screenshots, la versione 2.0 decisamente piú efficace del “la tipa mi ha detto…” . Ci scriviamo con gli amici e le amiche per commentare gli ultimi avvenimenti, correlati da foto o stati su facebook, ci mandiamo auguri di Natale, buon anno nuovo, Epifania, Pasqua, compleanno, onomastico, tutti insomma, anche quelli inutili, ci mandiamo testimonianze di recite, giornate con i figli, gite scolastiche, malattie proprie e altrui, vaginiti, orchiti e così via.
E vogliamo parlare di gruppi whatsapp? Io ne ho 18! Due per la classe di mia figlia, uno per la classe del grande, uno per il calcio, due per le mie attività di volontariato, uno per le mamme ubriacone del venerdì sera, uno per le mamme psicolabili della colazione, uno per le amiche d’infanzia ecc. Un incubo, suono in continuazione, soprattutto quando il mister fa convocazione e vuole conferma di presenza. Per qualsiasi cosa, un compleanno, un pomeriggio al mare, una gita fuori porta, spunta sto cazzo di gruppo whatsapp, dove tutti scrivono, ma nessuno dice niente. Li mortacci sua.

Esiste poi il lato lirico di questa impegnativa e stressante app. Sono nate tante storie d’amore, partite magari con un’amicizia cresciuta dietro lo schermo: la sera prima di addormentarsi la buonanotte, il mattino appena svegli il buongiorno, il bacino buttato qua e là, il cuoricino, parole di sostegno nei momenti di cacca pur non essendo vicini, frasi scaricate dal web di una dolcezza imbarazzante, citazioni di Jim Morrison e alla fine la dichiarazione. Sono nate altrettante storie fedifraghe e peccaminose così, il papà di un bambino che va a calcio con tuo figlio, il tizio che lavora di fianco a te, nel tuo ufficio, quello che hai conosciuto per sbaglio sul treno o in coda in posta. Si comincia sempre con dei timidi approcci, magari parlando del tempo, di quanto impegnata sia la propria vita, poi si passa a confessare i propri turbamenti, e poi si tromba. E partono messaggi che manco su youporn, che Rocco Siffredi arrossirebbe. Queste storie poi spesso finiscono allo stesso modo di come sono cominciate, spesso con un messaggio struggente di addio, ma la faccia della persona dall’altro lato mica la puoi vedere, magari ha già cominciato a scrivere a qualcun’altra, lo vedi, è sempre on line, ma mica sta parlando con te! In effetti whatsapp è anche un promotrice della paranoia.

Infine, i miei preferiti, ci sono i messaggi vocali. Io li detesto. Ma si può in banca, magari nello studio del dottore o a lavoro, mettersi lì ad ascoltare ore di cantici e parole sussurrate come se fossero preghiere, a volte invece urlate come se fossimo allo stadio? No, io non ci sto. Poi mi immagino sempre questi poveri psicolabili che vanno in giro parlando col telefono ogni secondo, e rido. Non riesco a prenderli sul serio, e di solito mi fanno fare figure di merda, perché se sei dal fruttivendolo e ascolti ” come vanno le emorroidi, sanguini ancora o sei andata dal dottore?” a tutto volume, non aiuti la tua reputazione di sicuro.

Whatsapp è una di quelle tecnologie trasversali, utili a semplificare alcune cose, ma ancora più efficaci nel complicarne altre, è un network dove si possono vivere tanti sentimenti, condividerli intimamente o in gruppo, dove si può essere falsi senza che nessuno se ne accorga, oppure troppo sinceri, perché non si guarda in faccia la persona con cui si parla.

Io so solo che stargli dietro per me è diventato un lavoro. Ma non so come farei senza, adesso. E chissà cosa direbbe il mio telefono se potesse parlare.

Nowaytobeme

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