Il nuovo popolo di Facebook e la politica: come se fosse antani

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Il nuovo popolo di Facebook e la sua dialettica a me hanno rotto un po’ i maroni. Mi sono stufata di dover discutere con persone che non hanno idea di come funzioni l’elezione di un governo, ma che ti vogliono spiegare tutto: l’economia globale, i mercati, cos’è l’onestà, proprio tutto insomma.

Mi mancano quei bei tempi in cui quando non sapevi niente, tacevi, caro nuovo popolo di Facebook, ma voi non c’eravate.

Oggi no, alcune persone si sentono proprio in dovere di donare la propria brillante idea e visione del mondo a tutti, con toni sprezzanti e anche di leggera pietà nei confronti di chi, come me, sembra non aver capito nulla e deve ascoltare con riverenza tonnellate di stupidaggini comprovate, prendendole come oro colato.

Io non capisco niente per il nuovo popolo di Facebook, non ho mai capito niente e adesso, finalmente, quelle persone – quelle che aprono un nuovo profilo ogni volta che cambiano cellulare perché non sono in grado di recuperare una password o scriversela da qualche parte – possono alzare la voce e insegnarmi come devo vivere, perché loro sono sgamati, loro hanno la verità in tasca e la condividono con me, povera scema, che non la merito.

Non credo di essere un genio, un’esperta di economia, di poteri mondiali, di banche e circuiti bancari, di ambiente, di infrastrutture, immigrazione, pensioni come il nuovo popolo di Facebook, ma io leggo. Io ascolto. Io non ho la presunzione di essere un oracolo, di aver capito tutto.

Io ho un’onestà intellettuale che non mi permette di prendere le parti di qualcuno come se fosse una fede calcistica o religiosa (che come ben sappiamo in Italia si somigliano molto).

Il problema forse oggi è proprio questo: non esiste più il supporto alle azioni politiche, ma la fede politica, perché azioni ne vediamo pochissime, mentre affoghiamo tra proclami e propaganda.

Com’è cambiato il popolo di Facebook in questi 10 anni di frequentazione?

Molto, moltissimo. Quando ho aperto il mio profilo ero una ragazza che lavorava, con due figli, che si divertiva a cercare e ritrovare amici lontani o persi nel tempo, che condivideva le sue sensazioni, i propri problemi a volte, e le foto dei momenti belli, perché abbiamo bisogno di raccontarci, è un’innata pulsione quella di raccontare storie ed ascoltare, leggere quelle degli altri.

Quasi tutte le mie amicizie facebookiane avevano la mia età, anno più, anno meno, ma c’erano anche adolescenti con una decade di meno sulle spalle. Di sicuro non c’era mia madre.

Il popolo di Facebook è drasticamente invecchiato negli ultimi anni, anche i 50enni hanno sentito il desiderio, finalmente, di approcciarsi alla tecnologia e ad una visione del mondo 2.0. Questo è stato possibile anche grazie ad una semplificazione dei social e ad un po’ di pratica: chi come me è cresciuto insieme alle evoluzioni tecnologiche, ha avuto vita più semplice, chi invece ha dovuto adattarsi di colpo ad un mondo totalmente nuovo, ci ha messo un po’ di più.

Ci sono lati positivi e negativi in tutto ciò: esiste pochissima consapevolezza mediatica, ovvero, moltissime persone non riescono a capire che non tutto quello che sta su Facebook sia vero e che condividere notizie false sia (in mia opinione) terrorismo. Chiaramente i mercati e la politica hanno sfruttato al meglio questa falla e hanno creato un mondo virtuale fatto di ami a cui abboccare, manipolazione, a volte anche distorsione della realtà.

Facebook influenza la nostra vita reale, moltissimo. Pensiamo che quello che leggiamo lì sia la perfetta trasposizione del mondo di oggi, ma non è così, non per quanto riguarda l’informazione. Di certo è però lo specchio delle nevrosi generalizzate e della dilagante confusione e talvolta anche ignoranza del nostro popolo.

Esempio: mi arriva in chat privata, da 12 persone differenti, un video che è CLAMOROSAMENTE un fake. Un video che parla di banche e di politica. Queste 12 persone le conosco quasi tutte direttamente e mi chiedo: ma cosa cazzo ne sanno di banche che non sanno neanche usare il bancomat? Cosa ne sapranno di sovranità della BCE se non sanno cos’è la BCE? Ma cosa?

Eppure me lo volevano spiegare, volevano, segretamente con fare complottistico, istruirmi su cosa l’Unione Europea stesse tramando pericolosamente alle mie spalle, e loro ci credono! Perché glielo fanno credere, perché vogliono sentirsi presi in giro per sollevarsi dalla terribile colpa di non sapere nulla e di essersi fatti fregare per 30 anni, accusando qualcun altro.

La cosa positiva è che il nuovo popolo di Facebook, interagendo, può scoprire che esistono anche pensieri differenti al proprio, che si può dialogare, che si può imparare a navigare nel districato e pericoloso dedalo di informazioni, ma questo ci riporta al negativo: spesso alcune persone sposano un parere altrui e lo fanno diventare una fede: non importa se quella persona ha detto una cagata ed è stato provato in mille modi, l’ha detto lei, quindi deve essere vero, almeno il principio di partenza. In questo modo, non bisogna sforzarsi a dialogare o crearsi un pensiero personale, basta adottarne uno che ci soddisfi almeno un po’ e farlo nostro.

Il fatto che tantissimi giovani si siano diretti verso Instagram è abbastanza esplicativo: è un mondo più narcisista, fatto di immagini e poche parole, dove la politica c’entra poco, al centro c’è l’IO. Ci sono le storie, puoi far sapere al mondo facilmente e senza scrivere cosa hai fatto, chi sei, cosa ti piace, chi ami, cosa ami. Non si discute, o pochissimo, perché un 15enne spesso un proprio parere non ce l’ha e un 19enne ce l’ha, ma non vuole esporlo per non mettersi contro nessuno (ecco perché le varie app di Instagram per scrivere in anonimo sono così diffuse).

Facebook è diventato invece un calderone di discussioni, di critiche, di imperativi, di continui attacchi al tuo pensiero, di insulti, come se avere dai 30 anni in su regali l’autorità di mettere i piedi in testa all’altro o di imporre i propri punti di vista, perché laurandoti all’università della vita e/o della strada, tutto ti è concesso. Questo è il problema centrale del nuovo popolo di Facebook e del suo modo di “fare” o vedere la politica.

Ogni giorno, moltissime persone come me, che amano la libertà, che hanno voglia di condividere, leggere, informarsi, si domandano “ma che cazzo ci sto a fare qua? Non posso più parlare!”. Io la mia risposta la ho: mi rifiuto di lasciare che il meccanismo di questo social network distrugga la consapevolezza delle persone. Non sono un’eroina, ma solo una come tante che non rinuncia alla propria voce e che ha tanta pazienza.

La supercazzola che Facebook ci fa ogni giorno è così lunga e incomprensibile a molti che DEVO restare a guardare e tenere contatto anche con questa realtà, perché, che ci piaccia o meno, fa parte del nostro macrocosmo.

Gli algoritmi non avranno la meglio su di me, le fake news nemmeno. Io continuerò a spiegare perché la cultura sia uno dei diritti e dei doveri più importanti dell’umanità e perché la libertà di opinione debba essere inattaccabile, tanto da meritare rispetto e adeguatezza.

 

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