Genitori e Vacanze: Mandare Via i Figli

Genitori e vacanze sono due termini che coesistono in maniera decisamente conflittuale.

Non importa da quanto tempo si è genitori e da quanto tempo si siano agognate quelle vacanze, il risultato è spesso scontato: si torna a casa sfatti più di prima. Continue reading “Genitori e Vacanze: Mandare Via i Figli”

#mammeallegre: noia dei teenagers vs gioia materna

Le #mammeallegre, le gioiose madri che mi hanno salvato l’estate!

Ah, se non ci fossero state le mie #mamme allegre, questa sarebbe stata una delle estati più terribili della mia vita!

Chi mi conosce ben sa che durante il mese di luglio, oltre al lavoro, incombe su di me l’organizzazione di un grande evento cittadino, a cui partecipo come volontaria, ma che ogni anno mi distrugge i nervi e il fisico, è decisamente impegnativo.

Sono sparita dalla circolazione, ricomparendo solo per sistemare segnaletica di divieti di sosta e avvisare la cittadinanza dei cambi di viabilità. Non ho avuto tempo per scrivere nulla durante l’estate, presa da figli, feste e piccoli problemi di cuore di cui vi racconterò.

Ma nel casino generale, io e alcune amiche mamme, siamo riuscite a lanciare l’hashtag #mammeallegre, perché a noi non ci ferma nessuno.

Tutto nasce da un gruppo whatsapp per organizzare serate, gite e pomeriggi con i ragazzi, un gruppo chiamato Mamme allegre/Figli meno, che ci aiuta a capire chi li prende, chi li porta, dove si va e cosa si potrebbe fare, senza il loro benestare ovviamente.

Ricordo benissimo quando ero ragazzina quanto odiavo le performances di mia madre, quelle tipo balli sui tavoli, cantate al karaoke, sfoggi di conoscenze mai avute; mi sarei sotterrata, ed ecco che i miei figli si trovano nella stessa condizione, perché noi #mammeallegre, usciamo e non ci risparmiamo mai.

Quando andiamo al mare facciamo i tuffi dalle scogliere con loro, usciamo la sera e li portiamo ai concerti, noi balliamo e loro ci guardano schifati. Andiamo a mangiare porcherie e finito il pranzo questi debosciati cercano pokémon chiedendo ogni 3 minuti quando si torna a casa, mentre noi li istruiamo sulle bellezze che ci circondano o ci fermiamo in ogni piccolo negozio in cui troviamo le cose più trash e inutili in commercio al mondo. Ridiamo senza sosta e troviamo loro soprannomi che ci fanno quasi fare pipì addosso e loro niente. Muti.

Insomma che noi #mammeallegre siamo invidiate da tutti, tutti ci stimano. Tutti tranne i nostri ingrati figli. E diciamocelo pure, siamo delle gran fighe!

Ci siamo fatti delle magnate da Pingusto, ci siamo aperitivati, siamo andati a ballare sulla spiaggia, a feste di quartiere, sagre, a fare campeggi improbabili terminati in tragedia, giornate e cene al tramonto in spiaggia, abbiamo fatto nuotare e integrare alla grande un ragazzino serbo mio ospite in 4 giorni e l’abbiamo fatto nuotare fino a che non ne potesse più, ci siamo mossi sempre in gruppi  di non meno di 5 ragazzi e 3 mamme, tutto corredato da foto e testimonianze, ma alla fine dell’estate i debosciati sempre la stessa frase tirano fuori: che palle, non facciamo mai niente.

Ora, io non so come ringraziare le #mammeallegre per non avermi fatto cioccare male, l’estate è lunga, i figli esigenti e impegnativi, uno va da una parte e l’altra vorrebbe fare altre cose, ma ce l’abbiamo fatta, siamo sopravvissute e ci siamo pure divertite! Abbiamo anche vissuto attimi di grande panico e nonostante tutto, ci abbiamo riso su.

L’aneddoto che va raccontato e che ha reso la nostra estate interessante agli occhi degli altri è questo: noi pazze, oltre che allegre, ci siamo organizzate per partecipare ad un festival incentrato sull’arte di strada e il teatro, e fino a qui tutto bene. Festival che si svolge a circa 1000 m  sul livello del mare, circa 25 minuti di strada verso il paradiso con pendenza 70% dal parcheggio al luogo da raggiungere, con circa 35 gradi. Partecipare alla manifestazione prevedeva 3 giorni e 2 notti di campeggio in un bosco, senza servizi, se non una latrina stile Medio Evo, un buco insomma, dove buttare della calce dopo aver svolto il proprio sporco lavoro.

#mammeallegre campeggio

Ma le #mammeallegre, forti delle esperienze della vita, decidono di partire, cariche come dei muli con tende, sacchi a pelo, vettovaglie, 6 ragazzi.

Eravamo conciate che non ci si poteva guardare insomma.

#mammeallegre al freddo

Arrivate a destinazione, tardissimo e al buio, abbiamo montato il campo base e lasciato i ragazzi allo stato brado.

Diciamo che il festival è stato molto deludente per i figli, come era ovvio, qualcuno si lamentava già la prima sera e se ne voleva tornare a casa in crisi d’astinenza piena da PC, altri se la sono goduta lo stesso.

Noi mamme ci siamo inacidite e sentite a disagio subito, tra gente che sembrava vivere in un mondo parallelo, hippies borghesi che hanno lasciato interdette anche noi che di borghese non abbiamo niente, ma di hippie qualcosina si.

Ci siamo scatenate a prendere per culo chiunque, ci siamo riposate il cervello, aspettando l’arrivo di due salvatori il giorno della partenza, un papà e il mio compagno, che ci aiutassero a riportare a casa tutta la roba che, ancora non mi spiego come, siamo riuscite a portare fino alla cima del monte.

Il loro arrivo ha coronato la tre giorni delle #mammeallegre.

Dunque, 1000 m, montagne di tende, acidità da sputazzare su tutti, ed ecco, gli uomini fanno il loro ingresso al festival portando cibo e acqua. Dopo 10 minuti il mio compagno accusa un malore, dopo poco oppressione al petto. Sospetto infarto.

Panico generale, chiamiamo i soccorsi, che ovviamente non possono arrivare in ambulanza fino al bosco, quindi elicottero. Io su un elicottero non avevo intenzione di salirci, quindi la nostra +1 allegra, ma non mamma, si propone per andare.

Mentre il medico visitava il mio compagno e confermava l’infarto, l’elicottero girava sulle nostre teste, tutti con gli occhi puntati su di noi e i ragazzi, attoniti, fissavano la scena; una di noi urla “chiamate il Druido, che li sposi adesso!”, la +1 si innamora istantaneamente di uno dei soccorritori, io mi prendo 15 gocce di Lexotan per cercare di non andare fuori, l’altra si fustiga sentendosi in colpa per aver proposto il campeggio. L’unico uomo superstite nel mentre smonta tende e sistema i pacchi per il ritorno. L’organizzatrice del festival si è risparmiata un vaffanculo e delle manate solo perchè avevo preso il Lexotan; al momento di chiamare il 118 esordisce dicendomi: “Non so se è una buona idea chiamave l’elicottevo, abbiamo già avuto pvoblemi e poi magavi il festival non ce lo fanno fave più”.

Insomma, siamo rimaste #mammeallegre anche quando la morte ci guardava dall’alto del monte, sono stata consolata e assistita nel post infarto, sin dall’innalzarsi dell’elicottero, come solo queste meraviglie di madri possono fare; si sono occupate di me e dei miei figli senza che nemmeno lo chiedessi e anche del mio compagno!

La storia finisce così: il mio compagno sta bene, fortunatamente siamo stati veloci a chiamare i soccorsi e non ci sono stati grandi danni. Certo, un infarto resta un infarto, ma siamo qui a riderne; il Druido non ci ha sposato; la +1 allegra ma non mamma ha contattato il soccorritore, scoprendo poi di non avere nessuna voglia di frequentarlo per alcuni suoi vizietti di estrema destra e ancora combatte con la delusione di non essere potuta salire sull’elicottero.

Le #mammeallegre mi hanno permesso di non soccombere a queste “cacanze 2016”.

Le nostre avventure non sono ancora finite, anzi, ci stiamo già organizzando per la versione invernale del tour delle #mammeallegre, sotto lo sguardo svogliato di ragazzini pre-adolescenti sempre pieni di disagio immotivato e ingratitudine.

#mammeallegre is a lifestyle! E ne andiamo molto fiere! Voglio ricordarci così, anche se manca qualche mammina, ma lo spirito è quello!

#mammeallegre capodanno 2015

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Vacanza cosa? Chi? Davvero?

Vacanza, questa parola mi ricorda qualcosa.

Ricordo nei tempi passati quando la parola “vacanza” aveva ancora un significato mistico, rappresentava un faro nel buio, la luce in fondo al tunnel, la gioia, la serenità.

Adesso la stessa parola ha un che di infernale, ricorda solamente una trappola, un incubo, l’inizio vero della fatica.

E’ finita la scuola. Fino a 14 anni fa, la fine della scuola era il momento che attendevo da settembre, che agognavo con la bava alla bocca come un krapfen caldo la mattina, di quelli con dentro anche la nutella. Passavo la primavera a pensare a tutti i meravigliosi modi per rendere il cazzeggio un’opera divina, per fare del nulla il mio totem, per dedicare tutta me stessa a me stessa e al vuoto cerebrale. Ebbene, 14 anni fa, ho vissuto la mia ultima “vacanza” che si possa definire tale, quella del diploma, quella che mi ha fatto sentire libera dalla scuola, dalla schiavitù della maturità (che turba ancora i miei sonni). Solo l’anno dopo avevo una panza enorme, da portare in giro con 40 gradi e un’umidità degna di una grotta, delle gambe zavorrate senza caviglie, voglia di fare pipì ogni 3 secondi e soprattutto, bisogno di una gru per gli spostamenti anche più semplici.

Ed ecco che andare in vacanza è diventato improponibile per me. Prima di tutto, zero soldi. Tutto il ricavato annuale del lavoro ha cominciato ad essere devoluto a pannolini, creme, cremine, pappette, ombrelloni, sdraiette, costumini, e chi più ne ha più ne metta. Fortunatamente vivo a due passi dal mare e almeno quello ce lo siamo potuto permettere, ma con decisi danni a livello psicologico e della personalità.

L’anno prima a fare tuffi dal molo, sotto il sole dalle 10 alle 20, fine giornata con birretta e patatine e magari anche bagno serale. Bagaglio: zaino, chiavi di casa, 10 euro e asciugamano. L’anno dopo alzarsi all’alba per preparare il pranzo tuo e del bambino, in modo da essere in spiaggia per le 8 e rientrare alle 11, per poi magari tornare dopo le 17 fino alle 19. Bagaglio: borsa frigo con pappette, biberon, scalda biberon, ciucci, giochini, 48 creme solari, 25 pannolini, salviette, cambi su cambi, 25 litri di acqua, cappellini, ombrellone, sdraietta, piscinetta e sicuramente ometto qualcosa. Per riuscire a portare tutto in spiaggia ti ci vuole un fisico, perché calcolare le proporzioni tra la forza di un essere umano e il peso che possa portare non è roba da tutti; comunque sfidavo anche le leggi della fisica, riuscendo a far stare tutto tra il mio dorso e il passeggino. Una volta arrivata a fatica e già provatissima in spiaggia, dovevo montare il campo, operazione per il quale erano necessari almeno 45 minuti. Una volta finito faceva già troppo caldo per il bambino ed era quasi ora di telare. Per altro, il bambino dormiva sempre e comunque in spiaggia, perciò ancora oggi mi domando quale malattia mentale mi spingesse a tutto quel lavoro.

Questo solo la prima estate dopo la nascita di Nicolò, perchè poi 15 mesi dopo è arrivata Aurora, per cui avevo bisogno di una casa mobile per poter andare a fare un bagno al mare.

Per tanti anni non siamo riusciti a muoverci da Genova, tranne in quei 4/5 giorni in cui raggiungevo i miei nonni in campagna, dove vivevo l’incubo costante delle vipere e delle api. Mio figlio, che è sempre stato insostenibilmente vivace, ha sempre avuto la tendenza a scovare il pericolo in ogni situazione, persino se lo avessi rinchiuso in una stanza di gomma sarebbe riuscito a farsi male.

Un giorno però, è giunta la separazione da mio marito. Non giudicatemi, lo so che sono cinica e dissacrante, ma è stata una benedizione per la mia bramosia di vacanza. Tolta la zavorra marito, ho ritrovato la gioia di qualche week end estivo libero, dei bagni notturni, degli aperitivi, e pure un fidanzato, che adesso è il mio nuovo compagno. Con lui sono addiruttura riuscita a fare qualche viaggio da sola, nelle due settimane estive che i miei figli passavano col padre.

Ma anche quello è diventato un ricordo. Siccome i ragazzi sono grandi, mi sento in colpa a partire senza di loro, quindi addio vacanza in solitaria.

spiaggia-di-Priaruggia

Fatto sta che i tre mesi estivi sono un incubo anche adesso che sono cresciuti. Prima di tutto, bisogna “sistemarli” in modo che non stiano da soli e che non si annoino troppo. Non ho nonni a disposizione da sfruttare, quindi ho optato per il salasso dei centri estivi, che inghiottono ogni risparmio dell’anno. Poi ci sono i compiti, le lotte e i pianti per fare due pagine di merda su un libretto che si potrebbe finire in 3 giorni e che invece ci portiamo fino al giorno prima del rientro a scuola. Ma non solo, c’è l’incubo del “che cacchio vi do da mangiare”, ognuno vorrebbe una cosa diversa e ovviamente mai quello che preparo io. Adesso siamo nella fase hot dog/hamburger/pasta al sugo. Ditemi voi se si può andare avanti un’estate così. Poi il centro estivo ad un certo punto finisce, di solito in concomitanza con i soldi, e da lì in poi è il panico. Esci da lavorare e manco il tempo di mettere piede in casa, devi già avere il costume addosso e la roba pronta per andare al mare, insieme al pranzo, perché appena entri i ragazzi si attaccano alle caviglie urlando “ho fameeee, ho fameeee”. Letti da fare, giochi, libri e cartacce sparse ovunque. Cominciano i litigi tra fratelli, che non sono più abituati a stare insieme per più di tre ore, sembrano cervi che si scornano per diventare gli alfa del territorio. L’anarchia.

Quest’anno siamo anche orfani del centro estivo, mio figlio quasi 13enne è in balia degli ormoni e devo sempre stare in giro a fargli degli agguati per evitare che combini casini o che si infratti con qualche ragazzina. Quando va in spiaggia da solo mi apposto stile condor sulla ringhiera che sovrasta la baia e lo osservo lanciare palloni sulle persone che sono beatamente sdraiate al sole, schizzando sabbia e acqua impunemente, tra le urla delle anziane signore che non aspettano altro che la rissa e vogliono sul piatto la testa di almeno un ragazzino al giorno. Sono pessima, ma ho detto a Nicolò di non dire a nessuno che sono sua madre, anche se poi, mi tocca scendere e fare la rompipalle davanti a tutti mazziandolo con i soliti tormentoni estivi: qui non si può usare la palla, stai attento a non schizzare, non dire le parolacce, vedi di tornare a casa in orario ecc…

Anche quando comincio le ferie, quando ho quello snaturato pensiero di potermi riposare un po’, mi trovo a dover organizzare la giornata al minuto per riuscire a fare tutte le cose che dovrei in casa e per riuscire a seguire i figli nelle loro attività, già autonomamente organizzate senza mai chiedere un permesso o parlarne prima.

Magari, come l’anno scorso riusciamo a partire, sapete bene cosa vuol dire. Duemila valigie e, siccome un briciolo di amore per me stessa mi è rimasto e opto per villaggi turistici o campeggi con animazione, anche tutta la biancheria da letto, bagno, la spesa per almeno due giorni, videogiochi, telefoni, pc.

Arrivo a settembre sempre con un gigante bisogno di vacanza dalle vacanze. Ma alla fine, i giorni che passo con i miei ragazzi lontani dalla scuola, dalla routine, dagli orari, li adoro lo stesso.

L’ultima nostra vacanza, una splendida settimana in Maremma, mi balza in mente ogni volta che sento questa canzone, compagna di viaggio sulla statale verso Orbetello, eseguita magistralmente dai miei figli con l’aria di mare nei capelli! Major Lazer & DJ Snake – Lean On

Questo post partecipa al tema del mese delle StorMoms #diversamentevacanze, visitate la pagina FB Stormoms