Zecca: la chiamavano così (tratto da una storia vera)

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Zecca, questo termine che va così di moda adesso che il centrodestra governa l’Italia e che viene sputato impunemente su qualsiasi persona non la pensi come loro, perché esiste?

Io mi sento dare della zecca almeno 5 volte al giorno.

Per chi non pratica il meraviglioso mondo di Facebook, spiego cosa significa, prima a dizionario, poi in accezione dispregiativa: piccolo animale, parassita di vari mammiferi e dell’uomo, caratterizzato da corpo piatto ricoperto da un tegumento duro e otto zampe pelose. Che bella bestia!

In accezione dispregiativa il titolo di zecca viene attribuito ai presunti “comunisti”, oppure ai non meglio identificati “delinquenti dei centri sociali”, perché si presuppone che costoro siano dei parassiti.

Cos’ho a che fare io con una zecca? Insomma, non succhio il sangue, anzi, mi viene succhiato, ma ho, ad onor del vero, le zampe pelose. Non frequento i centri sociali da circa 16 anni e anche quando lo facevo non ero una delinquente, non mi drogavo e non spaccavo vetrine durante le manifestazioni di protesta. Certo, devo dire che la mia vetrina (intendo la mia faccia), ha evitato di essere spaccata per un pelo e sfacciata fortuna, durante il G8 del 2001 a Genova, pur essendo una tranquilla manifestante tra i bambini , i genitori, i nonni e i ragazzi. Non sono una parassita per nulla, anzi.

Vi ricordate del G8? Delle manifestazioni contro quella “casta” che vi sta tanto sul culo? Ecco, quella casta, all’epoca capinata dal grande Silvione, ora alleato di Salvini, ci ha manganellati tutti senza se e senza ma. Quella momentanea sospensione di democrazia e di libertà, ancora adesso è colpa delle zecche e non si sa bene come sia possibile.

La mia città, Genova, è in una fase di cambiamento. Ammetto che non tutti riusciamo ad abituarci in fretta a questa cosa, ma i fans e gli ultras del nuovo governo di “centro” destra non mancano affatto, anzi, monopolizzano l’internet.

Loro sanno tutto, sapevano tutto pure prima, ma non lo dicevano. Vedono cose che non ci sono, predicono il futuro e soprattutto, hanno un vocabolario ben codificato, dal quale non possono uscire mai, vedi il termine zecca e/o buonista, i cambi di vento e la meravigliosità di una città che è rimasta pari pari a quella che era prima.

Io non voglio scendere nei dettagli su nessun nuovo governo, perché, ripeto, mi ci devo abituare e ho sicuramente un sano senso di criticismo come lo avevo prima, ma la cosa che mi preoccupa è che nessuno riesca più ad esprimere un parere che esca fuori dai luoghi comuni e dagli slogan.

Non so da voi, ma qui a Genova, se fai una critica e metti l’hashtag “genovameravigliosa”, ti arrivano commenti da gente che manco conosci in difesa di un Sindaco che nemmeno loro conoscono, che sarà pure in grado di difendersi da solo per altro. Mi pare di assistere ad una lotta tra mamme pie di figli pii e presunte famiglie di stronzi delinquenti.

Io sento parlare di casta, di immigrati, di privilegi, ma santo cielo, dove sono finiti? Sono dove erano prima. Proprio lì, e forse sono pure aumentati!

Perché io devo essere chiamata zecca quando devo pagare cambi di voli e alberghi in Russia, perché devo essere io quella che succhia il sangue quando si fa, viva dio, Euroflora, ma poi ci si chiede “e ora che minchia facciamo che i soldi sono finiti? I parchi li facciamo zappare a quelli dell’alternanza scuola/lavoro? Perché sono una merda adesso!”.

Perché vi sentite così in dovere di difendere delle scelte non vostre, dubbie, nelle quali a volte nemmeno credete? Di commentare ogni frase, ogni battuta, la qualsiasi, come se il Sindaco vi pagasse per farlo o fosse vostro fratello, come se fosse la vostra squadra del cuore? E badate bene, io non credo che tutte le persone che hanno votato il centrodestra siano fasciste, o razziste o omofobe, affatto.

Io non capisco. Se penso che la gente in mare non dovrebbe morire sono zecca e buonista, se credo che gli omosessuali debbano avere gli stessi diritti degli eterosessuali sono una zecca buonista, se manifesto durante la ricorrenza della liberazione di Genova dal fascismo sono una zecca buonista. Queste sono tutte cose UMANE. Io sono un essere UMANO. Essere umani non ha bandiera e colore politico.

Quante volte voi siete stati umani? Chissà.

Classificare le persone che hanno un minimo di umanità e non votano la destra (non è detto che votino sinistra eh, non lo fa quasi più nessuno, meno che mai coloro che tacciate di essere parassiti), come zecche è stupido, anacronistico e senza senso. Smettiamola con sta rottura di palle che se soffri quando vedi un bambino affogato nel Mar Mediterraneo vuol dire che sei comunista e buonista, che sei un parassita, che sei un fighetto e che minchia, te li devi prendere tutti a casa te, altrimenti non devi parlare, ma scherziamo? Che poi buonista cosa vuol dire secondo voi? Perché il dizionario dice così: ostentazione di buoni sentimenti, di tolleranza e benevolenza verso gli avversari, o nei riguardi di un avversario.

E quindi? Cosa c’entrano i migranti, i gay, le famiglie arcobaleno, e tutto il resto? Io penso solo che tutti dovremmo fare un ripassino generale.

Se il vento è cambiato per me puzza, puzza di giudizio, puzza di “finalmente posso dire che odio i gay”, puzza di “finalmente posso insultare chi non la pensa come me”, “finalmente posso dire che i neri mi stanno sul cazzo, così come ogni straniero” per tante, troppe persone.

Non mi piace questo vento, e non parlo del mio Sindaco in particolare, ma di quello che questa politica della dialettica violenta, dei toni alti, furiosi, della paura e della lotta tra poveri, della pubblicità vuota, del dire di aver fatto tutto senza aver fatto nulla, della falsa e tendenziosa informazione,  sta trasformando in una guerra civile. Perché sappiate che esistono anche neri e rumeni e albanesi ecc, che sono cittadini italiani e altri che si informano e cercano di pensare prima di parlare.

Ci guardiamo tutti con sospetto, con circospezione, non sappiamo più di chi fidarci o ci fidiamo del primo scemo che ci dice che saremo al sicuro solo se saremo tutti bianchi e naturalizzati.

La paura ce l’hanno instillata nelle vene loro, i guru, gli imbonitori, e adesso dobbiamo aggrapparci a bugie per stare meglio.

Io non voglio un’etichetta, io non sono zecca, non sono buonista, sono una persona che pensa e che prova empatia per il resto dell’umanità. Io penso che potrei essere su un barcone con i miei figli un giorno, io credo che si debba sradicare il traffico di essere umani dove deve essere sradicato, qui e nei paesi da dove partono, non lasciar morire la gente o farla arrivare per portarla alla follia e alla disperazione. Penso che non esista una competizione tra Italia ed Europa che vincerà chi ce l’ha più lungo, ma chi ci vede più lungo.

Dobbiamo restare UMANI e non smetterò mai di dirlo, perché quello che succede al di fuori dei nostri confini, domani potrebbe essere la nostra realtà e qualcuno potrebbe decidere delle nostre vite con un righello, misurandosi il pene e confrontandolo con quello della Merkel.

Non funziona così. Il mondo ha dei confini fittizi, poi, usciti da quelli, siamo uomini e donne che hanno bisogno di altre persone per rimanere a galla.

Io non posso dire di essere arrabbiata, non lo sono. Abbiamo bisogno di cambiamenti, di scosse per capire chi siamo. Posso però dire di essere tremendamente triste e preoccupata per questa deriva disumana che il nostro paese ha preso negli ultimi mesi. Non mi sento più italiana di un libico sbarcato ieri.

Vi lascio questa bellissima canzone in una versione nuova, ma toccante. Ascoltatela e pensate. People help the people

 

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